Nuova Delhi sarebbe in una fase di consultazione ufficiale con Parigi per partecipare al programma aereo di sesta generazione francese. A rendere la Francia preferibile al consorzio Gcap sarebbe la sua capacità industriale sovrana e la minore dipendenza dalle catene di fornitura globali. Questo è quanto è stato reso noto dal ministero della Difesa indiano in questi giorni, per quanto al momento non siano ancora pervenute conferme da parte francese. Sia Delhi sia Parigi avrebbero le loro ragioni per trovare vantaggioso un allineamento su questo dossier, ma il caleidoscopio dei programmi europei di sesta generazione ne uscirebbe ancor più complesso di quanto non sia già adesso. A pochi mesi dal fallimento del programma trilaterale con Berlino e Madrid, quello che era noto come il caccia franco-tedesco potrebbe diventare il caccia franco-indiano.Lo stato delle trattativeIn una relazione presentata al Parlamento nazionale a inizio agosto, il ministero della Difesa indiano ha dichiarato di aver “avviato, in modo concertato, gli sforzi per partecipare” al programma Fcas, “guidato dal governo francese”. La stessa commissione parlamentare ha riferito che l’Indian Air Force intende collaborare con uno dei grandi consorzi internazionali “per assicurarsi di non rimanere indietro” negli sviluppi futuri dell’aviazione da combattimento. Fase esplorativa dunque, di cui non si hanno ancora i dettagli. La stessa commissione parlamentare ha chiesto al ministero della Difesa di presentare un rapporto dettagliato sullo stato delle trattative, una roadmap e una “tempistica indicativa” per lo sviluppo e l’acquisizione di velivoli di sesta generazione, segnale del fatto che una decisione definitiva su quale programma sarà scelto è ancora da attendersi.Le ragioni dell’IndiaNuova Delhi sta perseguendo una strategia di emancipazione industriale sempre più strutturata, imperniata su due pilastri: indigenizzazione della produzione e diversificazione dei partner. Sebbene storicamente legata pesantemente alle importazioni russe e alle licenze sui prodotti di Mosca, ormai da anni l’India ha ridotto sensibilmente le sue importazioni di armamenti dalla Russia, e in generale dal resto del mondo. Quello che rimane di importato proviene da una moltitudine di soggetti diversificati (Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea del Sud, Israele), per limitare al minimo la dipendenza strategica.Per quanto riguarda l’aeronautica, di per sé anche elemento simbolico dello status di potenza, l’India sta lavorando a un suo prototipo nazionale di quinta generazione, l’Amca (Advanced medium combat aircraft), ma per la sesta è comprensibile che Nuova Delhi cerchi un partner in grado di accompagnarla verso questo salto tecnologico (in particolare dal punto di vista della motoristica e del cloud) e quello francese potrebbe rappresentare un modello interessante per il sub-continente. Sarebbe proprio l’autonomia industriale francese nel settore a far pendere la bilancia in favore del redivivo Scaf (il cui acronimo rimane la designazione per la futura capacità di sesta generazione francese) invece che del Gcap di Italia, Giappone e Regno Unito, la cui catena di fornitura sarà più diversificata. In particolare, preoccupano le dipendenze nei confronti dello spazio anglo-americano, soprattutto alla luce del calo di fiducia nei confronti dei ritmi di produzione e consegna degli ultimi anni. Le ragioni della FranciaDal canto suo, Parigi potrebbe vedere nella partecipazione indiana un buon compromesso per incassare supporto, soprattutto finanziario, per il suo programma di sesta generazione senza doversi “arrendere” al maggiore grado di collaborazione richiesto dai partner europei. I due Paesi cooperano già da tempo, soprattutto nei settori aeronautico e navale, e potrebbero già contare su un rapporto esistente. Non si può poi tralasciare l’aspetto economico, vero tallone d’Achille dell’industria francese, la quale finora guardava alla disponibilità finanziaria tedesca per sostenere gli investimenti. L’Italia, d’altronde, non è l’unica ad aver problemi a reperire fondi. In dieci anni l’India ha più che triplicato il proprio budget della difesa e nel 2026 ha stanziato circa 82 miliardi in spese militari. Prospettando le giuste condizioni ai partner indiani, soprattutto sulla produzione, una quadra potrebbe essere trovata.