Tac svela i segreti di una testa bronzea da San Casciano dei Bagni

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Diagnostica per immagini al servizio dell’archeologia. Accade a Roma, al Paideia International Hospital: questa volta a ‘fare la Tac’ è stata una testa bronzea proveniente da San Casciano dei Bagni. In questa località toscana, qualche anno fa, è stato scoperto un tesoro rimasto nascosto per oltre duemila anni dal fango e dall’acqua bollente delle vasche sacre. Gran parte dei reperti è datata tra il II e il I secolo a.C.: il deposito votivo contava oltre 24 statue in bronzo di raffinatissima fattura, cinque delle quali alte quasi un metro, tutte integre e in perfetto stato di conservazione. Capolavori che offrono uno sguardo inedito sui rituali di guarigione e le pratiche religiose della zona, oltre duemila anni fa.Archeologia e medicina, dunque, ancora una volta vanno a braccetto. L’esame è stato chiesto da Laura Rivaroli, restauratrice impegnata nello studio e nel restauro del reperto, con l’obiettivo di acquisire informazioni sul bronzo non visibili dall’esterno, utili a orientare le successive fasi conservative. A cosa serve la Tac in medicinaLa Tac viene generalmente utilizzata in ambito clinico per ottenere immagini dettagliate dell’interno del corpo umano. In questo caso è stata applicata a un manufatto archeologico, offrendo un esempio concreto di come la diagnostica per immagini possa diventare uno strumento prezioso anche per la tutela e la conoscenza del patrimonio culturale. Nel caso dei reperti metallici antichi, spesso ricoperti da concrezioni e strati di alterazione, l’indagine radiologica può aiutare a comprendere la struttura interna dell’opera, la distribuzione del metallo, la presenza di eventuali cavità, fratture o discontinuità e, più in generale, lo stato di conservazione del manufatto. Informazioni fondamentali per pianificare un intervento di restauro più sicuro, rispettoso e consapevole, come segnalano dal Paideia International Hospital.Un esame non invasivo“L’indagine Tac consente di osservare il reperto senza intervenire direttamente sulla superficie. È uno strumento non invasivo che permette di capire cosa si conserva al di sotto delle concrezioni e di impostare le scelte di restauro con maggiore precisione”, chiarisce Laura Rivaroli.L’esame è stato effettuato all’interno della Diagnostica per Immagini di Paideia International Hospital, con il supporto del personale tecnico e sanitario della struttura e con una programmazione organizzata in modo da non interferire con la normale attività clinica.Un esempio “di collaborazione tra ambiti apparentemente lontani: medicina, tecnologia, restauro e archeologia. La diagnostica per immagini può offrire un contributo importante non solo alla cura delle persone, ma anche alla conoscenza e alla tutela del patrimonio”, conclude Fabiana De Angelis, amministratore delegato di Paideia.Questo articolo Tac svela i segreti di una testa bronzea da San Casciano dei Bagni proviene da LaPresse