Ultimo, chi lo ignora è complice

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Non è mica uno scherzo metterne insieme 250mila e nel caso di questo Ultimo, piaccia o non piaccia, va detto, va reso atto che non sono le adunate da stadio dove è l’artista a pagare chi ci va (uno scandalo che è un segreto di Pulcinella ma del quale si parla sempre il meno possibile), qui sono davvero i fan che corrono, sciamano a Tor Vergata, la sommergono, si svenano, almeno il botteghino è tutto genuino. E a maggior ragione tutto questo sorprende e va capito: 250mila paganti in una botta sola sono un numero enorme di per sé, colossale nella dimensione italiana, a maggior ragione considerando che non riguarda una popstar sculettante con gli effetti speciali, puro baraccone ma senza musica, se mai un ragazzo ombroso, che canta le sue storielle, più o meno memorabili.Io me lo ricordo questo Ultimo, a Sanremo, che arrivava incazzato per il secondo posto pigliandosela ovviamente coi giornalisti, che invece lo incensavano, ma un nemico per l’insuccesso ci voleva e lui ci mandava affanculo nell’eterno trucco del vittimismo passivo aggressivo: lì si capiva subito il gioco, porsi come un reietto fin dal nome, un perseguitato anche se dietro hai una macchina propagandistica poderosa. Difatti per spiegare i numeri si dice: il popolo di Ultimo, e la definizione è ambivalente: entro le mura romane vuol dire i diseredati, i borgatari, tutti gli ultimi che cercano un nuovo profeta – e l’hanno trovato, perché il pop, inteso come musica popolare ma volendo anche populista, vive di profeti e questo Niccolò Moriconi, romano senza equivoci, adottato da chiocce come Vasco, come Renato Zero, è il ricambio generazionale che mancava, che anche la stampa romana cercava; fuori Urbe invece la faccenda viene ridimensionata con quella sorta di snobismo o compatimento localistico, ma sì, sai come sono questi, i romani delle periferie, i coatti, son tutti così, tutti come lui.Loro saranno tutti come lui, ma Moriconi non è come loro, è una popstar di successo, il cui successo va spiegato. Partiamo proprio dal vittimismo, allora. C’è sempre dietro un popolo una figura carismatica che dice io vi prendo per mano, vi rappresento, vi strappo all’inferno e allo stesso tempo vi ci accompagno, “io resto uno di voi, dove siete voi”. Il che ovviamente non è vero, è falsissimo, ma è sempre il “Siamo solo noi” che a successo raggiunto, diventa il “mi si escludeva”, trionfo come risarcimento, rivalsa verso il mondo miscredente, che consente di sdoppiarsi: sì, ho il villone a Los Angeles e un altro in collina, il jet personale, se voglio, quando voglio, riempio l’arena ma siccome mi si escludeva io vinco anche per voi e voi, facendomi vincere, vincete pure voi. In questo gioco di specchi il vittimismo rancoroso e nostalgico è fondamentale e lo ha capito benissimo e prestissimo questo Ultimo, imbronciato non si sa per cosa, che si fa raggiungere sul palco da un altro come lui, meno fortunato di lui, più effimero, il Fabrizio Moro. Che spettacolo! I due incazzati, gli emarginati integrati al successo!Dicono ancora i detrattori o miscredenti: ma che sarebbe questo ragazzino cresciuto? Non ha repertorio, non canta, sbraita, si lamenta, ed è così, le canzoni vere, che restano, quelle mancano, però il “popolo” canta quello che passa il convento e manda tutto a memoria perché nella costruzione di un idolo i mattoni non sono le canzoni, non più almeno, ma il rituale, il meccanismo di identificazione, la rivendicazione sorda, sospettosa di quelli che vengono o si sentono esclusi in massa. I “Pianeti” di Ultimo e le altre cosette effimere non raggiungeranno mai le galassie di Renato, che, più giovane, proponeva roba come Il Cielo, La tua idea, il Carrozzone e cento altre – e lo si escludeva per davvero, o come Lilly di Venditti, altro protegée, o le Ogni Volta di Vasco; e siccome ridendo e scherzando Niccolò i 30 anni li ha superati, da poco ma li ha superati, pare difficile possa esprimersi a certi livelli nell’età della ragione.Perché nel rock, nel pop il meglio si dà nell’incoscienza giovanile e se hai talento vero produci perle memorabili senza neanche saperlo. Altri tempi, d’accordo, oggi perfino La tua idea faticherebbe a palesarsi, nel mare piatto delle piattaforme durerebbe lo spazio di un clic, però Ultimo certi capolavori non li vede neanche col binocolo. Resta la costruzione di un oracolo e qui si torna allo specifico di Ultimo: non carismatico, con dietro una sovrastruttura militare, però non solo quello, anche personaggio in sé, timido, senza doti particolari, figlio di un tempo anodino, ma capace di durare così come di superare mille altri aspiranti vati che sanno durare al massimo una stagione, un tormentone. Lui gira già da 8 anni. Forse la qualità ultima di Moriconi sta in una certa convinzione, dunque sincerità di fondo con cui si pone: lui ci crede davvero, si sente davvero investito del ruolo di consolatore degli oppressi, di fuoruscito dalla banlieu romana, ha pure la faccia giusta, i lineamenti un po’ duri e un po’ sghembi un po’ efebici, anche se tutto è meno che un sottoproletario, la sua è famiglia borghese, padre ingegnere, madre funzionaria all’Enel.Che importa? Forse quel sentirsi perseguitato deriva dall’essere stato scartato in anni verdi dai vari Amici e X Factor, con tutte le rivincite del caso. Conta l’immaginario, la proiezione. Quando Papa Prevost si fa ritrarre, perché è tutto meticolosamente predisposto, nel candore svolazzante della veste alla Porta d’Europa per dire che Trump è uno stronzo e ci vogliono più migranti, che altro fa, da pontefice pop, se non ridurre un problema gigantesco, contraddittorio, ad una percezione superficiale? Di tanta complessità e drammatica complessità resta il gesto, lo svolazzare bianco di una popstar senza contenuto, senz’altra autorevolezza che il peso di un miraggio. Ultimo gli ingredienti ce li ha tutti. Meno uno. Il repertorio. Dopo i 30 anni si è uomini, basta col broncio: non potrà più sfornare capolavori inconsapevoli ma può evolversi e se non cresce lui con le sue musiche è finita, si disvela il trucco, se invece ce la fa saremo qui a dire che ha raggiunto la sua fama, meritandosela finalmente.Max Del Papa, 5 luglio 2026L'articolo Ultimo, chi lo ignora è complice proviene da Nicolaporro.it.