Il problema, a ben guardare, è uno soltanto: i genitori. Sono loro il primo, vero nodo della questione, perché oggi i figli vengono percepiti come un peso, come un fardello di cui liberarsi al primo squillo di cellulare. “Fatti i cavoli tuoi”: è questo, in fondo, il messaggio che passiamo ai nostri figli quando siamo i primi a restare incollati allo schermo davanti a loro. E i bambini non fanno altro che imitarci.In casa mia le cose funzionano diversamente. Mio figlio ha sette anni e non ha il permesso di toccare un cellulare: non è un’opzione, non esiste proprio. Io stesso mi impongo delle regole: cerco di usare il telefono prima che lui si svegli, lo uso per lavoro quando è necessario, e poi eventualmente la sera, quando lui va a dormire. Quando sono in sua presenza, anche se lavoro con il cellulare, cerco di limitarne l’uso al minimo indispensabile. Perché siamo noi genitori i primi a mettere questi dispositivi in mano ai nostri figli, e i numeri lo confermano: come ha ricordato Stefano Vicari su Orizzonte Scuola, il picco dei problemi legati ai giovani e ai giovanissimi nasce nel 2013, l’anno in cui il prezzo dei cellulari è crollato, diventando accessibile a tutte le famiglie. Da allora lo smartphone è diventato il regalo per eccellenza della prima comunione, quando va bene: perché in troppi casi finisce in mano ai bambini fin dalla culla.Il silenzio paradossale dei mediaPer questo credo servirebbe una campagna massiccia, condotta dalle istituzioni e soprattutto dai media, visto che oggi tutto passa dalla comunicazione. Una campagna di vero e proprio terrorismo mediatico. Lo si è fatto per il Covid, lo si fa per il clima: sappiamo benissimo come si costruisce l’allarme quando si vuole. Ecco, la stessa capacità andrebbe messa in campo per raccontare alle famiglie i danni reali che questi strumenti provocano ai nostri figli. Il direttore di Wired, cioè il direttore della più importante rivista al mondo specializzata in tecnologia, ha parlato apertamente di un rischio paragonabile a quello del crack, perché questi dispositivi attivano gli stessi centri cerebrali coinvolti nelle dipendenze da sostanze stupefacenti. Non tutti i nostri figli ne diventeranno dipendenti in senso clinico, ma in moltissimi casi accade, e comunque esistono infinite sfumature di questa dipendenza.Ecco perché istituzioni e media dovrebbero fare terrorismo, in senso buono. Perché, come è già stato ricordato, i primi a non dare il cellulare ai propri figli sono proprio quelli che lavorano nelle big tech: dirigenti, quadri, amministratori delegati che in casa propria vietano quello che fuori vendono a tutti noi. Nelle scuole di lusso della Silicon Valley non è ammesso concedere il cellulare ai figli, né in ambito scolastico né nella vita privata: se vieni beccato, tuo figlio rischia l’espulsione. Perché nessuno può vincere questa battaglia da solo, se poi tutti gli altri bambini in classe girano con il telefono in tasca.E non è accettabile la scusa che sento ripetere da tanti genitori: “tanto glielo danno tutti, quindi glielo do anche io”. Provo a fare un paragone che può sembrare estremo, ma rende l’idea: se in classe di tuo figlio gli altri bambini si facessero di crack, tu che faresti? Regaleresti una pipa di crack a tuo figlio per la comunione? Questa è una battaglia di civiltà, forse la battaglia delle battaglie, perché è in gioco la mente dei nostri figli, la loro capacità di attenzione, il loro modo di stare nel mondo.I primi responsabili siamo noi genitori. A cascata, poi, arrivano tutti gli altri. Le multinazionali sanno fare un solo mestiere, ed è fare soldi: se per farne di più devono ridurre i nostri figli ad automi, o lobotomizzare il loro cervello consegnandoli a una qualche forma di dipendenza, lo fanno senza esitazione. Da loro non ci si può aspettare nulla se non a suon di leggi che le costringano. Ma il primo passo resta far capire ai genitori cosa sta succedendo davvero. Perché quando ne parlo con altri genitori, vedo occhi attoniti: non capiscono di cosa sto parlando, mi guardano come si guarda un fanatico farneticante, un luddista. Non hanno ancora la minima idea di cosa stia realmente accadendo ai loro figli.Giorgio Bianchi, 4 luglio 2026The post Il problema non sono gli smartphone: siamo noi genitori appeared first on Radio Radio.