Il primo passo falso di Papa Leone

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Ieri Papa Leone ha visitato Lampedusa, l’isola diventata negli anni simbolo dell’accoglienza in qualità di punto d’arrivo di decine di migliaia di migranti. La comparsa di Prevost ha riacceso il dibattito sull’evidente tendenza del Vaticano (a fronte di un impegno concreto sul tema prossimo allo zero…) a romanticizzare un fenomeno migratorio complesso e problematico come quello attuale.Innanzitutto Lampedusa non è soltanto, come tanti chierici amano dire, la porta d’ingresso dello Stato italiano; rappresenta anche il confine di esso. Senza dimenticare che l’isola siciliana, una vera e propria perla naturalistica nel cuore del Mediterraneo, è stata martoriata economicamente, socialmente e turisticamente dai flussi migratori incontrollati che ne hanno stravolto l’esistenza. Le risorse locali sono allo stremo, il turismo è in lieve ripresa solo negli ultimi anni, a seguito un periodo nero a causa un’immagine associata all’emergenza migranti costante. Le comunità residenti si sentono abbandonate di fronte a ondate che si susseguono senza una vera gestione e una centralizzazione del problema a livello europeo.La Chiesa dimentica che troppo spesso si privilegia un’accoglienza incondizionata, che trasforma sì Lampedusa in simbolo umanitario, ma ignora completamente le difficoltà reali di un territorio di frontiera. Visite di alto profilo che avvengono a distanza di anni, permettono di cogliere solo un aspetto parziale, offrendo narrazioni idealizzate che non tengono conto del peso sopportato dai lampedusani.Ed è davvero fin troppo facile coccolare l’immigrazione quando si arriva a Lampedusa per dare qualche stretta di mano e qualche pacca sulla spalla, prima di tornare alla bambagia dimenticando che i confini esistono prima di tutto per essere rispettati.In tale approccio sfortunatamente Leone pare seguire la dottrina Bergoglio, in netto contrasto con la tradizione dei Pontefici precedenti, come Benedetto XVI e i suoi predecessori che hanno sempre affermato con chiarezza che esiste sì un diritto a migrare, ma contro esso deve prevalere il diritto a rimanere nella propria terra d’origine. Non si tratta di chiudere porte al bisogno, ma di riconoscere che la vera solidarietà implica aiutare le popolazioni a sviluppare le proprie nazioni, contrastando le cause profonde delle migrazioni forzate come povertà, conflitti e mancanza di opportunità.Un’immigrazione incontrollata rischia di diventare un peso insostenibile per i Paesi di arrivo, erodendo coesione sociale e risorse pubbliche. Prevost rimane tuttavia un moderato e non si è esposto politicamente, benché al suo posto ci abbia pensato subito l’arcivescovo della diocesi di Agrigento, Mons. Alessandro Damiano, che ieri d’emblée ha sostenuto che la visita di Prevost è “un chiaro messaggio contro la remigrazione”. Ma l’arcivescovo è stato autorizzato dal Papa a lasciare dichiarazioni in sua vece o si tratta di una mera intuizione personale?E poi il Vaticano, diciamolo, sulla questione migranti predica bene ma razzola male. Come Stato sovrano, applica regole rigorose nei confronti di chi entra illegalmente o si comporta in modo ritenuto pericoloso. È allora perché ciò che vale per la piccola Città del Vaticano non dovrebbe valere per la nostra nazione o per l’intero continente? Lampedusa, così come tutto il sud Italia, insegna che l’immigrazione va gestita con realismo. Arginarla e raggiungere accordi con i paesi del nord Africa non significa mancare di compassione, ma garantire un quadro che rispetti quanto più possibile le istanze di tutti ed eviti a dei disperati viaggi spesso senza approdo.C’è poi un altro interessante fattore: la visita di Prevost a Lampedusa avviene il 4 luglio, giorno della indipendenza americana. È dunque possibile che Prevost abbia deciso di programmare questo viaggio per dimostrare che è prima Papa compassionevole e solo dopo, molto dopo, cittadino americano? Può essere la sua una frecciatina silenziosa a Trump e alle sue politiche anti immigrazione? Può darsi, ma se così fosse l’errore sarebbe doppio. L’augurio è che, quantomeno in questo frangente, si tratti di una mera casualità…Alessandro Bonelli, 5 luglio 2026L'articolo Il primo passo falso di Papa Leone proviene da Nicolaporro.it.