L’esito e il concreto svolgimento del congresso nazionale della Uil hanno confermato, per chi non l’avesse ancora capito, che il progetto e il profilo che la Cisl ha mantenuto in questi anni era la strada giusta. E questo non lo dico per fare un esame di maturità al sindacalismo italiano ma per la semplice ragione, come è emerso anche nel dibattito della Uil, che il sindacato non può continuare ad avere un ruolo importante e decisivo nello scacchiere pubblico italiano se diventa semplicemente un partito o se assume, ancora peggio, solo e soltanto una postura ideologica e di mera controparte politica. E noi in questi anni, appunto, abbiamo potuto constatare che c’erano due visioni opposte, se non addirittura alternative, nel definire il ruolo del sindacato nel nostro Paese.Da un lato la Cisl che, testardamente e coerentemente con la sua storia cinquantennale, ha continuato ad essere un sindacato che non ha rinunciato affatto a svolgere il suo ruolo. Appunto, di natura sindacale. E quindi, e di conseguenza, attenzione al merito delle questioni, autonomia politica, disponibilità al dialogo a e confronto con le parti sociali e il governo – qualunque esso sia senza senza alcuna pregiudiziale ideologica o politica -, strategia della concertazione, esaltazione della partecipazione e della responsabilità e in ultimo, ma non per ordine di importanza, un no secco alla trasformazione del sindacato nel prolungamento sociale ed organizzativo di un partito da un lato o della partecipazione attiva ad una coalizione politica dall’altra.Dall’altra la Cgil di Landini che partecipa attivamente al dibattito politico al punto che non si capisce se è il sindacato che detta l’agenda politica al “campo largo” o se è la coalizione di sinistra e progressista a condizionare il comportamento e il progetto del tradizionale “sindacato rosso”. Due visioni, ovviamente contrapposte ed alternative, che hanno portato la Cgil a giocare un ruolo tutto suo al punto da indebolire ed incrinare la stessa unità sindacale. Comunque sia, un dato è certo. Il sindacato continua ad avere un senso, un ruolo ed una indispensabile e necessaria funzione se non rinuncia a declinare il suo ruolo sindacale.E proprio dal congresso nazionale della Uil sono giunte parole precise e coerenti su come, oggi, si deve concretamente declinare questo ruolo. Del resto, sarebbe abbastanza singolare, nonché anacronistico, se il sindacato si riducesse ad essere un semplice addendo di una coalizione politica e di un preciso schieramento politico. Se, per fare un esempio concreto, ogniqualvolta i partiti dell’attuale opposizione avanzano una proposta e manifestano un dissenso politico c’è la condivisione scontata ed acritica della Cgil, non sono i partiti del cosiddetto “campo largo” ad essere originali ma, al contrario, è il sindacato che si limita a giocare una partita non sua e quindi destinata ad essere facilmente strumentalizzata.Ecco perché, e ancora una volta, l’approccio e il progetto della Cisl continuano ad avere una straordinaria modernità ed attualità. Nel profondo rispetto del pluralismo sindacale, come ovvio ed evidente, ma anche consapevoli che il sindacalismo nel nostro Paese è credibile, autorevole, importante e decisivo non solo nel campo delle relazioni sociali ma, invece e al contrario, se continua a fare e a declinare il ruolo del sindacato. Senza condizionamenti politici da un lato e, dall’altro, senza diventare un soggetto politico. Correndo il rischio di abbandonare i lavoratori al loro destino e gli interessi, i bisogni e le istanze dei ceti popolari solo per inseguire un protagonismo politico, partitico e mediatico che non rientra affatto nella mission prioritaria e principale di un sindacato.