Il premier britannico Burnham accusa l’Iran per i furgoni alla base dei bombardieri Usa: nessun ordigno trovato

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Aggiornato alle 19:53LIVERPOOL — Nei tre furgoni non c’era nessun ordigno, solo benzina e grossi fusti di plastica quasi vuoti. I cinque arrestati sono a casa da lunedì, liberi su cauzione e senza un capo d’accusa. Eppure mercoledì il primo ministro britannico Andy Burnham ha fatto il nome di uno Stato. «Ci sono forti indizi che l’Iran abbia avuto una parte in quello che è accaduto nel fine settimana alla base di Fairford», ha detto alla Bbc dal congresso del Labour a Liverpool, «ma resta un’indagine di polizia in corso, complessa e seria». È la prima volta che il governo di Londra attribuisce ufficialmente a Teheran l’episodio di domenica notte accanto alla base della Raf nel Gloucestershire, da cui i bombardieri americani B-52 e B-1 decollano da febbraio per colpire l’Iran.Burnham lo ha ripetuto in tre interviste in poche ore. A Sky News: «Aspettavamo di confermare quello che potevamo dire, ma ora possiamo confermare la nostra convinzione che l’Iran abbia avuto una parte». A Itv News si è fermato: «Non mi sento di dire altro a questo punto». Ha aggiunto che non esiterebbe a richiamare la Camera dei Comuni, in pausa fino al 12 ottobre, che Londra lavora «a stretto contatto» con Washington e che i cinque, pur liberi, sono sottoposti a condizioni di cauzione «più severe» e a una sorveglianza stretta. «Non lo direi alla leggera», ha concluso. Teheran non ha replicato alle parole del premier.Perché accusare uno Stato se i cinque sono liberi? La risposta sta nella linea tenuta finora dalla polizia. Laurence Taylor, alto ufficiale dell’antiterrorismo britannico, martedì ha messo a verbale che «non è stato trovato alcun ordigno esplosivo improvvisato» ma «è stata recuperata una quantità di benzina», e che la scarcerazione — quando la legge antiterrorismo avrebbe consentito 14 giorni di fermo — è una scelta «investigativa, fondata sull’esperienza». Lunedì aveva spiegato che si indaga anche su «intermediari o individui che, consapevolmente o inconsapevolmente, lavorano per conto di uno Stato straniero». Le piste aperte restano tre: Iran, Russia, gruppi armati non statali. La stampa locale ne ha aggiunta una quarta, mai confermata: ladri di carburante.La notte di WhelfordI fatti accertati sono questi. Domenica 27 settembre, all’1.36 (le 2.36 in Italia), un’agricoltrice di Whelford — il villaggio a ridosso della recinzione della base, un’ora e mezza d’auto a ovest di Londra — chiama il 999, il 112 britannico, per tre furgoni bianchi che bloccano una strada di campagna. Circa un’ora prima uno dei sospetti aveva a sua volta telefonato alla polizia per segnalare la propria presenza. All’alba scattano gli arresti: cinque cittadini britannici tra i 23 e i 25 anni, dell’area di Londra, fermati per reati con esplosivi e poi per preparazione di un atto terroristico. Vengono evacuate 85 case mentre i robot degli artificieri ispezionano i mezzi; i residenti rientrano lunedì pomeriggio, lo stesso giorno in cui Burnham presiede il Cobra, il comitato d’emergenza del governo.A Washington la pista dello Stato straniero era nata prima che a Londra. Donald Trump, domenica, aveva definito gli arresti «fantastici» e detto che gli uomini erano sotto osservazione «da molto tempo»; sulla scarcerazione: «Io non l’avrei fatto». E poi: «Conosco la risposta, potrei essere molto specifico, ma preferisco non dirlo». Il segretario di Stato Marco Rubio, lunedì sera a Fox News, aveva parlato di una situazione «molto seria» che «coinvolge chiaramente le mani di un attore straniero», senza nominare Paesi. Il destinatario delle parole di Burnham, più che un’aula di tribunale, è la Casa Bianca, che la risposta diceva di conoscerla da domenica.L’unica voce iraniana resta quella dell’ambasciata a Londra, che lunedì su X ha «categoricamente respinto e fermamente condannato» le «speculazioni infondate e maligne» di «alcuni individui e media britannici» che tentano di collegare l’Iran agli arresti: alimenterebbero una «propaganda iranofoba» dopo «gli atti criminali di aggressione» di Stati Uniti e «regime israeliano». Teheran «si riserva il diritto di intraprendere adeguate azioni legali». A luglio, però, i Guardiani della rivoluzione avevano citato Fairford per nome: «qualsiasi base usata per un’aggressione contro il territorio iraniano costituisce un obiettivo legittimo per le nostre forze».L’accusa britannica cade in un giorno particolare per la guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra, entrata nel settimo mese. Mercoledì la portavoce del governo iraniano Fatemeh Mohajerani ha annunciato ai media di Stato che il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha presentato al presidente Masoud Pezeshkian, in consiglio dei ministri, la risposta americana sulla tregua, riferisce Reuters. Sul tavolo di Teheran arrivano così, nello stesso pomeriggio, un’offerta di cessate il fuoco firmata Washington e un’accusa firmata Londra.