Mosca minaccia la Nato per iscritto: «Pronti al nucleare se isolate Kaliningrad». Rutte: «Non lo prendo sul serio»

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BRUXELLES — Una lettera, non un discorso. Mosca ha messo per iscritto e consegnato alla Nato un avvertimento che evoca le armi nucleari: «La Russia sarà pronta a usare l’intero arsenale di forze e capacità a sua disposizione, comprese le armi nucleari, per difendere il proprio territorio qualora i Paesi Nato intraprendano qualsiasi tentativo volto a isolare la regione di Kaliningrad dal resto del Paese». La nota, riferisce Reuters, è partita dall’ambasciata russa in Belgio dopo le esercitazioni alleate del mese scorso attorno all’exclave, con aerei da ricognizione, forze di terra e caccia.L’Alleanza ha risposto con un’altra lettera. Si definisce «alleanza difensiva», assicura che «nessuna esercitazione o attività della Nato costituisce una minaccia per il territorio della Federazione Russa» e chiede a Mosca di «porre fine alla sua invasione su vasta scala non provocata dell’Ucraina», di «astenersi da comportamenti sempre più sconsiderati verso gli Alleati» e di «cessare la sua irresponsabile retorica nucleare». Un alto funzionario europeo della difesa la mette così: «È la prima volta dalla Guerra fredda che la Russia ci minaccia così. Quindi la cosa è seria». Un diplomatico Nato che ha letto il testo aggiunge che la nota contiene minacce specifiche di colpire territorio alleato.Il segretario generale Mark Rutte, ex premier olandese, ha scelto il registro opposto. Nel pomeriggio, a margine di un vertice sulla difesa a Bruxelles, ha detto a Euronews che non esiste una minaccia immediata al territorio dell’Alleanza e ha rifiutato di confermare il contenuto della lettera: «Sta alla Russia renderlo noto». Del presidente russo Vladimir Putin ha detto: «Tutti sanno che lui non potrà mai vincere contro la Nato. Non lo prendo sul serio. Ma naturalmente dobbiamo rispondere e chiarire che la Nato è un’alleanza difensiva». Alla stampa ha tagliato corto: «Basta con le minacce nucleari. Non è per nulla necessario né utile». E ha annunciato che a ogni azione ibrida l’Alleanza risponderà «con maggiore sostegno all’Ucraina, non minore», citando 43.000 soldati russi al mese tra uccisi e feriti gravi.Mosca non ha commentato pubblicamente la risposta. Ma negli ultimi tre giorni le ambasciate russe in almeno tre Paesi europei hanno diffuso dichiarazioni che accusano la Nato di alzare la tensione con esercitazioni e scenari di pianificazione su Kaliningrad; il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov le ha definite promemoria diplomatici alle «teste calde in Europa». Il Cremlino nega di condurre una «guerra ibrida» e respinge le affermazioni occidentali su preparativi di attacco a un Paese Nato. Vilnius e Varsavia, le due capitali confinanti con l’exclave, non hanno reagito. Il destinatario formale è il quartier generale di Bruxelles, ma una nota replicata in tre capitali nello stesso giro di giorni parla soprattutto alle opinioni pubbliche europee.L’exclave tra Polonia e LituaniaPerché proprio Kaliningrad? Perché è l’unico pezzo di Russia circondato dalla Nato: un territorio poco più grande della Campania, incuneato tra Polonia e Lituania, sede della Flotta del Baltico a Baltijsk e dei missili Iskander, collegato alla madrepatria solo via mare o attraverso Lituania e Bielorussia. Il corridoio di Suwałki — la striscia di confine polacco-lituano di una sessantina di chilometri tra l’exclave e la Bielorussia — è da anni nei piani degli stati maggiori come il punto in cui l’Alleanza potrebbe essere tagliata in due o, visto da Mosca, in cui Kaliningrad potrebbe essere isolata. Nel giugno 2022 bastò che Vilnius applicasse le sanzioni europee al transito ferroviario di alcune merci per far parlare il Cremlino di «blocco» e di ritorsioni.Non è sempre stata russa, né si è sempre chiamata così. Fino al 1945 era Königsberg, capitale della Prussia orientale, la città di Immanuel Kant e dei duchi prussiani. La conferenza di Potsdam la assegnò all’Unione Sovietica; nel 1946 prese il nome di Michail Kalinin, il presidente del Soviet supremo morto quell’anno; la popolazione tedesca fu espulsa e la regione divenne per tutta la Guerra fredda una zona militare chiusa. Con l’indipendenza della Lituania nel 1991 si trasformò in exclave; con l’ingresso nella Nato della Polonia nel 1999 e della Lituania nel 2004, in un’isola russa dentro l’Alleanza.L’immagine più antica è quella dell’aprile 1945. L’Armata Rossa entrò in una Königsberg già rasa dai bombardamenti britannici dell’agosto precedente e da tre mesi di assedio; il comandante della guarnigione tedesca, il generale Otto Lasch, firmò la resa il 9 aprile e fu condannato a morte in contumacia da Hitler. Da quelle macerie nacque l’avamposto che oggi Mosca dice di voler difendere con l’atomica.