Serbia: il presidente Vucic si dimette, il 25 ottobre elezioni anticipate

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AGI - Il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic ha annunciato le sue dimissioni. Lo riporta Reuters. La fine del secondo e ultimo mandato di Vucic apre la strada a elezioni presidenziali anticipate. Vucic ha lasciato l'incarico che ricopriva dal 2017 per candidarsi alla carica di primo ministro al voto anticipato del 25 ottobre, che giunge dopo due anni di proteste studentesche contro la corruzione. "Mi dimetto da presidente", ha dichiarato Vucic al palazzo presidenziale davanti ai sostenitori che scandivano il suo nome, "domani mattina cedero' le mie funzioni al presidente del Parlamento".Il ritorno alle urne era una delle principali richieste del movimento nato in seguito al crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad che nel novembre 2024 causò la morte di 16 persone. La tragedia diventò un simbolo della corruzione politica che pervade la società serba e portò in piazza centinaia di migliaia di persone. Le iniziali richieste di trasparenza divennero presto richieste di nuove elezioni che Vucic aveva promesso senza mai fissare una data fino all'inizio di questo mese, quando le ha indette alla luce della "forte turbolenza sulla scena politica interna".Ana Brnabic presidente ad interim della SerbiaVucic non era obbligato per legge a dimettersi per ma ha affermato di volersi "candidare come un uomo comune, come uno del popolo". L'ormai ex presidente è a capo della lista elettorale della sua formazione populista e nazionalista, il Partito Progressista Serbo. Pochi minuti prima di dimettersi, Vucic ha utilizzato i suoi poteri costituzionali per graziare decine di persone, tra cui studenti e fedelissimi del suo partito, sospettate di aver commesso reati commessi durante le proteste. "Ho deciso di graziare 49 persone, 23 delle quali in relazione ai terribili eventi che abbiamo vissuto nell'ultimo anno e mezzo", ha affermato Vucic. La presidente del Parlamento, Ana Brnabic, assume ora la carica di presidente ad interim per un periodo massimo di tre mesi, durante i quali dovranno essere indette le elezioni presidenziali.