L’Ue chiede ai governi di spegnere luci e abbassare i termosifoni: scorte di gas al minimo dal 2013

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BRUXELLES — Nella stessa lettera, a poche righe di distanza, stanno due frasi che faticano a convivere. La prima: «Non vi sono attualmente rischi immediati per la sicurezza degli approvvigionamenti». La seconda: l’invito ai governi a «prendere o continuare a prendere misure che possano sostenere le iniezioni in stoccaggio o ridurre la domanda di gas ed elettricità per tutto il tempo necessario». Le ha scritte il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen, danese, ai ministri dell’Energia dei Ventisette, in un testo visionato da Reuters e da Politico Europe e diventato pubblico tra sabato e domenica.Il fatto è questo: sette mesi dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, Bruxelles chiede all’Europa di tornare a risparmiare gas e luce come nell’inverno del 2022. Gli stoccaggi dell’Unione sono pieni al 70% circa, dodici punti sotto un anno fa e al livello più basso dal 2013 per questo periodo dell’anno, secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, l’associazione degli operatori delle reti. «Stiamo affrontando una crisi dei prezzi legata a una crisi dell’offerta», scrive il commissario. Nessun obbligo, nessun obiettivo vincolante. Solo un invito.L’elenco delle misure suggerite ha il sapore di un déjà-vu: meno elettricità nelle ore di punta, contatori intelligenti e tariffe che spostino i consumi, tetti alla temperatura negli edifici pubblici, stop ai funghi a gas che scaldano i dehors dei locali, lampioni spenti dove di notte non servono. «Le misure volontarie e ben pianificate di riduzione della domanda si sono rivelate utili nella crisi energetica del 2022, e possiamo trarre lezione da quell’esperienza», si legge nella lettera, che cita anche il lavoro della Energy Union Task Force, la squadra della Commissione sui dossier energetici.Perché chiedere sacrifici se non c’è un rischio immediato? Perché la partita non è la fornitura di domani ma il riempimento dei serbatoi prima del freddo. L’Unione importa circa l’80% del gas che consuma; la Commissione ha già concesso ai governi di scendere all’80% sull’obiettivo di riempimento invernale, e nella lettera Jørgensen ammette che la situazione «non è migliorata» dal suo primo allarme di marzo. Sei mesi dopo, la richiesta si è fatta più esplicita.Il prezzo di HormuzAll’origine di tutto c’è lo Stretto. Teheran ha bloccato il traffico il 28 febbraio, dopo l’inizio della campagna aerea di Stati Uniti e Israele contro l’Iran; dal passaggio transita in tempi normali il 20% del petrolio e del gas liquefatto mondiali. La società di analisi Kpler conta 27 attacchi missilistici tra il 6 luglio e l’inizio di settembre e nessuna nave di grandi dimensioni in transito da allora. Il gas alla Borsa di Amsterdam, il riferimento dei prezzi europei, viaggia attorno ai 72 euro al megawattora — più del doppio rispetto a prima della guerra — con un picco mensile di 82 euro, il massimo dal gennaio 2023. Il Brent ha toccato 108,23 dollari il 24 settembre dopo i missili Houthi sull’Arabia Saudita; noleggiare una superpetroliera sulla rotta Golfo-Asia costa il record di 1,2 milioni di dollari al giorno. La lettera è indirizzata ai ministri, ma il destinatario vero è il mercato: ogni metro cubo risparmiato in Europa è un’asta in meno contro i compratori asiatici, che il gas liquefatto lo pagano già più caro di Amsterdam.Da Teheran la chiave dello Stretto viene offerta a un prezzo politico. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha detto venerdì che la riapertura «dipende dagli Stati Uniti»; un alto funzionario iraniano ha spiegato a Reuters che la via realistica è navigazione libera in cambio della fine del blocco navale americano, e un altro ha detto alla stampa giapponese che l’Iran riaprirebbe entro sette giorni se Washington allentasse la pressione. Il presidente Masud Pezeshkian, all’Onu il 23 settembre, ha assicurato che l’Iran «non si arrenderà». Donald Trump, il giorno prima, aveva parlato di una «grande decisione» da prendere: negoziare o «annientare» l’Iran.Nessuno dei ventisette governi ha finora risposto pubblicamente alla lettera. Jørgensen ricorda che l’Europa è meglio attrezzata del 2021-22, grazie a più rigassificatori e più rinnovabili, e il Gas Coordination Group — il tavolo tecnico che riunisce Commissione e capitali — ha confermato all’ultima riunione forniture stabili. Ma il disegno più ampio lo dice l’agenzia di rating Fitch, che ha rivisto al rialzo le stime sul prezzo del gas europeo non solo per il 2026, ma anche per il 2027: la guerra in Iran, per chi compra e vende energia, è già entrata nel prossimo inverno.