A oltre due anni e mezzo dall’inizio delle ostilità su vasta scala in Europa orientale, il dibattito pubblico sul conflitto tra Russia e Ucraina continua a oscillare tra proclami propagandistici e ricostruzioni polarizzate. Per comprendere l’effettiva evoluzione dello scontro e le sue ripercussioni sugli equilibri internazionali, è necessario ricorrere a un’analisi tecnica e priva di condizionamenti emotivi, basata sui principi della dottrina militare, sull’ingegneria dei sistemi d’arma e sui dati concreti del terreno. A tracciare questo bilancio è Gianandrea Gaiani, giornalista, saggista e direttore della rivista specializzata Analisi Difesa, intervenuto ai microfoni del canale geopolitico Il Contesto. Gaiani mette in guardia contro quella che considera una progressiva perdita di aderenza alla realtà nella narrazione bellica occidentale, esaminando nel dettaglio i dossier più caldi: dalla presunta minaccia ibrida nel Mediterraneo all’elevato tasso di attrito subito dalle forze di Kiev, fino alle implicazioni della postura atlantica nell’Artico e in Medio Oriente.Nelle ultime settimane il quotidiano spagnolo El Mundo ha diffuso l’indiscrezione circa un presunto rapporto della CIA, originato da ambienti lituani, secondo cui Mosca starebbe pianificando attacchi contro obiettivi in Italia, Spagna e Francia mediante droni lanciati da container imbarcati sulla cosiddetta “flotta ombra” mercantile russa. La notizia, secondo la ricostruzione proposta da Gaiani, non avrebbe trovato riscontro presso gli apparati di sicurezza e di intelligence militare italiani. L’analista evidenzia inoltre diverse incongruenze tecniche e operative di questo allarme, a cominciare dalla natura stessa del vettore menzionato. Il drone Gerbera è infatti un apparecchio leggero ed economico, realizzato in espanso e compensato, impiegato dalle forze russe anche con funzione di esca, allo scopo di sollecitare l’attivazione dei radar della difesa antiaerea e favorirne l’individuazione da parte dei vettori d’attacco.Dal punto di vista dell’ingegneria dei sistemi, secondo Gaiani, lanciare un apparecchio simile da un mercantile in mare aperto verso la terraferma presenterebbe importanti limiti operativi, a cominciare dall’assenza di un canale di comando e controllo a lungo raggio oltre l’orizzonte radio. Dalla superficie marina, a causa della curvatura terrestre e della propagazione radio in linea di vista, il segnale si perde a poche decine di chilometri, a meno di non disporre di un ponte radio aereo o satellitare dedicato. Inoltre, le installazioni costiere dei Paesi dell’Alleanza Atlantica e le unità navali dispongono di apparati di guerra elettronica capaci di interferire con i segnali GNSS commerciali. Gaiani ricorda inoltre che l’impiego di droni occultati all’interno di container commerciali è stato utilizzato dai servizi ucraini nell’operazione Spiderweb contro basi aeree strategiche russe tramite autocarri civili.Considerando che le rotte della flotta mercantile russa nel bacino del Mediterraneo sono sottoposte a sorveglianza, Gaiani giudica poco realistica l’ipotesi di sortite occulte a ridosso delle coste. A suo avviso, qualora Mosca intendesse inviare segnali di deterrenza strategica, disporrebbe di strumenti ben più espliciti, come i missili Kinzhal o il sistema Oreshnik. L’attenzione mediatica accordata a ricostruzioni di questo tipo rifletterebbe, secondo l’analista, l’utilizzo di informazioni di intelligence non verificate per influenzare l’opinione pubblica dei Paesi mediterranei nei quali è più diffuso lo scetticismo verso un ulteriore invio di aiuti militari all’Ucraina.Al di là della propaganda sui chilometri quadrati avanzati o perduti, la guerra sul fronte ucraino si configura come un conflitto convenzionale di logoramento industriale. In questo contesto, Gaiani sottolinea l’importanza della superiorità nel volume di fuoco, nel raggio d’ingaggio e nel supporto aereo. Nelle guerre d’attrito l’artiglieria rappresenta uno dei principali fattori di perdita e, secondo l’analista, il rapporto dei colpi sparati giornalmente sarebbe oscillato in diverse fasi tra tre a uno e cinque a uno a favore delle forze russe lungo ampi settori della linea di contatto. A questo sbilanciamento quantitativo si aggiunge il problema logistico della vita utile delle canne: i sistemi da 155 millimetri forniti dall’Occidente richiedono manutenzione e sostituzioni periodiche, mentre l’industria russa dispone di una significativa capacità produttiva nel settore delle bocche da fuoco da 152 millimetri.Un ruolo altrettanto rilevante è attribuito all’impiego sistematico da parte russa di kit di planata e guida UMPK montati su bombe della serie FAB da 500 a 3mila chilogrammi. L’aviazione russa può rilasciare questi ordigni da quote elevate e a decine di chilometri di distanza dal bersaglio, limitando l’esposizione dei velivoli alle difese antiaeree ucraine a corto e medio raggio. L’onda d’urto generata dalle detonazioni può distruggere fortificazioni campali e provocare gravi traumi da sovrapressione ai soldati trincerati, logorando i difensori prima del contatto ravvicinato con la fanteria. Secondo Gaiani, questa dinamica ha inoltre costretto i comandi ucraini a portare alcuni sistemi contraerei a lungo raggio più vicino al fronte, aumentando il rischio che vengano individuati e attaccati.Sul tema delle perdite, Gaiani contesta le stime occidentali che indicano perdite russe particolarmente elevate e richiama il flusso di reclutamento contrattuale volontario di Mosca, indicato in circa 30-35mila soldati al mese. A suo giudizio, se le perdite definitive eguagliassero o superassero stabilmente tale flusso, il dispositivo russo dovrebbe mostrare segni evidenti di contrazione numerica. L’analista richiama inoltre gli scambi di salme tra le parti come ulteriore elemento da considerare nella valutazione dell’attrito, pur trattandosi di dati che dipendono anche dal controllo del terreno sul quale vengono recuperati i corpi.Sul fronte opposto, Gaiani richiama dichiarazioni attribuite al premier polacco Donald Tusk e alla leadership di Kiev sulle perdite e sulle necessità mensili di reclutamento dell’esercito ucraino. Il limite più grave per Kiev, secondo questa lettura, non risiede soltanto nelle munizioni o negli armamenti, ma nella disponibilità di personale addestrato. Vengono inoltre citati il fenomeno della renitenza alla leva e quello degli allontanamenti arbitrari dai reparti. In diversi settori critici, come nel quadrante di Kostjantynivka o lungo la direttrice meridionale di Zaporizhzhia, le difese ucraine sarebbero costrette a compensare la carenza di fanteria con un impiego crescente di droni FPV. Si tratta tuttavia di uno strumento che presenta limiti tattici: il drone può interdire temporaneamente un’area, ma non può occupare e controllare fisicamente il terreno e resta vulnerabile alle contromisure elettroniche.La crescente consapevolezza delle difficoltà sul fronte terrestre contribuisce, secondo Gaiani, alle fibrillazioni politiche nelle capitali europee. L’eventuale apertura di trattative di pace su impulso dell’amministrazione statunitense, basate su un congelamento territoriale delle regioni contese, sulla neutralità di Kiev garantita da contingenti ONU e sullo svolgimento di elezioni, imporrebbe ai governi europei una revisione delle strategie adottate negli ultimi anni. Parallelamente, la questione della mobilitazione ucraina continua a intrecciarsi con quella dei rifugiati presenti nei Paesi dell’Unione Europea, in particolare per quanto riguarda gli uomini in età di leva.Il quadro tracciato da Gaiani evidenzia infine come le distorsioni informative e i rischi di escalation non si limitino all’Europa orientale, ma investano altri quadranti globali. Nell’Artico, l’analista richiama le nuove intese tra Washington e Copenaghen sulla Groenlandia e il dibattito sulla presenza sino-russa nella regione. Una dinamica altrettanto delicata si registra nel Mar Rosso, dove le tensioni tra Arabia Saudita e Ansar Allah sollevano interrogativi anche sul ruolo dei Paesi occidentali impegnati nella sicurezza regionale.In questo contesto, Gaiani pone l’attenzione sulla presenza di assetti militari italiani impiegati a sostegno della difesa aerea saudita e sulle possibili implicazioni che un eventuale coinvolgimento operativo potrebbe avere sotto il profilo del diritto internazionale. Secondo la sua interpretazione, un supporto diretto a uno dei belligeranti potrebbe essere considerato dalla controparte incompatibile con una posizione di neutralità e aumentare i rischi per gli interessi nazionali e per il naviglio commerciale lungo i principali colli di bottiglia marittimi.Come conclude Gaiani, sia che si tratti di quantificare le perdite al fronte, di calcolare i rapporti di forza nell’Artico o di valutare la sicurezza delle rotte commerciali, la realtà materiale e militare impone sempre il proprio conto. Per l’Europa, nella sua lettura, distinguere i dati verificabili dalle narrazioni propagandistiche rappresenta il primo passo per evitare un ulteriore logoramento strategico. Markdown incollato