Isis: Roma rilancia la Coalizione anti-Daesh mentre termina la presenza militare in Iraq

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Italia e Stati Uniti rilanciano da Roma la Coalizione Globale Anti-Daesh proprio mentre si conclude una fase fondamentale della guerra contro lo Stato Islamico: la presenza militare della Coalizione in Iraq lascia spazio a un sistema nel quale Baghdad dovrà assumere direttamente una parte sempre maggiore delle responsabilità per la propria sicurezza.La riunione si è tenuta oggi alla Farnesina ed è stata co-presieduta dall’Italia e dagli Stati Uniti. A guidare i lavori sono stati la direttrice generale degli Affari politici Cecilia Piccioni e l’inviato speciale statunitense per Iraq e Siria Tom Barrack.L’obiettivo indicato dalla Farnesina è rilanciare l’azione internazionale contro la minaccia rappresentata dall’ISIS e impedire che l’organizzazione possa approfittare dei nuovi equilibri regionali per ricostruire capacità operative in Iraq e Siria. Nel corso della riunione sono stati annunciati nuovi impegni finanziari destinati a rafforzare le capacità dei governi di Baghdad e Damasco e a sostenere le popolazioni sfollate. I partecipanti hanno inoltre discusso un maggiore coordinamento tra i donatori impegnati nei programmi di stabilizzazione e contrasto al terrorismo.«Dobbiamo impedire all’ISIS di riprendere forza, garantire la sicurezza dei nostri cittadini e promuovere la stabilità della regione», ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani, collegando la lotta al terrorismo anche alla necessità di contrastare i traffici e i flussi migratori irregolari.Secondo Tajani, Italia e Stati Uniti continueranno a lavorare insieme attraverso la condivisione delle informazioni e il rafforzamento della cooperazione contro il terrorismo internazionale.La scelta di Roma come sede dell’incontro assume un significato particolare anche per il ruolo assunto dall’Italia all’interno della Coalizione, costituita nel 2014 e arrivata oggi a 90 membri.Roma partecipa alla guida del gruppo che contrasta il finanziamento di Daesh insieme a Stati Uniti e Arabia Saudita e, con Washington, co-presiede l’Africa Focus Group. Quest’ultimo è diventato progressivamente più importante con l’espansione delle organizzazioni jihadiste nel Sahel e in altre aree del continente africano.La riunione avviene soprattutto in una fase di profonda trasformazione della presenza internazionale in Iraq.Il 29 settembre il ministero della Difesa ha annunciato la conclusione della presenza delle Forze armate italiane nel Paese con il rientro degli ultimi militari impegnati nel trasferimento dei materiali logistici. Il ritiro, concordato con Baghdad e con gli altri Paesi partner, prevede il passaggio a una fase nella quale le forze di sicurezza irachene assumono direttamente la responsabilità delle operazioni sul proprio territorio.Anche gli Stati Uniti hanno completato il ritiro delle proprie forze dalle ultime basi irachene. Washington presenta il passaggio come la conclusione della missione militare della Coalizione e l’inizio di un rapporto di sicurezza maggiormente bilaterale con Baghdad.La fine della presenza militare non coincide tuttavia con la scomparsa dello Stato Islamico.Daesh ha perso il controllo territoriale che tra il 2014 e il 2019 gli aveva consentito di amministrare vaste aree tra Iraq e Siria, ma cellule dell’organizzazione continuano a operare clandestinamente. In particolare, la situazione siriana rimane delicata per la presenza di militanti detenuti nelle strutture controllate dalle forze locali e per la possibilità che vuoti di sicurezza consentano la ricostituzione di reti operative.Anche in Iraq il passaggio di responsabilità viene seguito con attenzione. Funzionari ed esperti iracheni citati da Reuters hanno espresso valutazioni differenti sul ritiro: da una parte Baghdad rivendica la capacità delle proprie forze di garantire autonomamente la sicurezza; dall’altra esiste il timore che eventuali vuoti possano offrire allo Stato Islamico nuovi spazi operativi.È proprio questo il problema al quale la Coalizione tenta ora di adattarsi.La strategia non è più quella utilizzata durante la fase del cosiddetto Califfato, quando l’obiettivo principale consisteva nel riconquistare militarmente Mosul, Raqqa e gli altri territori controllati dall’ISIS. Oggi la priorità è impedire che cellule clandestine possano ricostruire reti finanziarie e logistiche, reclutare nuovi militanti, sfruttare l’instabilità locale e utilizzare Internet per diffondere propaganda e favorire processi di radicalizzazione.La Coalizione indica infatti tra i propri obiettivi il contrasto alle fonti di finanziamento dell’ISIS, il controllo degli spostamenti dei foreign fighters, la stabilizzazione delle aree liberate e il contrasto alla propaganda online.L’altro fronte è quello africano.Dal 2021 l’Italia ha promosso un maggiore coinvolgimento della Coalizione nel continente, dove le organizzazioni affiliate allo Stato Islamico hanno trovato nuovi spazi soprattutto nelle aree caratterizzate da istituzioni deboli, conflitti locali e frontiere difficili da controllare. L’Africa Focus Group, co-presieduto permanentemente da Italia e Stati Uniti, concentra il proprio lavoro sul controllo delle frontiere, sulla raccolta delle prove provenienti dai campi di battaglia, sui dati biometrici e sul contrasto alla propaganda estremista.La riunione della Farnesina segna quindi un passaggio tra due fasi della lotta allo Stato Islamico.La prima, iniziata nel 2014, è stata prevalentemente militare e aveva come obiettivo la distruzione del territorio controllato dal Califfato in Iraq e Siria. La seconda dipende maggiormente dall’intelligence, dal controllo dei finanziamenti, dalla cooperazione tra le forze di sicurezza, dalla stabilizzazione delle aree liberate e dalla capacità dei governi locali di impedire la ricostituzione delle cellule jihadiste.Con il ritiro delle forze della Coalizione dall’Iraq, questa seconda fase diventa ancora più importante.Daesh non dispone più dello Stato territoriale che aveva costruito dieci anni fa. Per Italia e Stati Uniti, la priorità indicata oggi a Roma è evitare che le condizioni politiche, economiche e di sicurezza della regione gli consentano di costruirne nuovamente le basi.