Christa Pike, storia di una condannata a morte

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AGI - Introducendo il personaggio di Cathy Ames ne 'La Valle dell'Eden', John Steinbeck usa parole divenute celebri: "Credo che al mondo nascano mostri da genitori umani". Parole che sarebbero piaciute al procuratore generale del Tennessee, secondo cui Christa Pike è una specie di demonio assetato di violenza che merita null'altro che la morte. Se si ascolta il racconto della sua infanzia, però non si può che provare pietà per lei, esattamente come accade in 'La valle dell'Eden' ai personaggi che incrociano la strada di Cathy Ames.Ma allora chi è Christa Pike? È una dei "peggiori tra i peggiori", un'assassina a sangue freddo il cui crimine "è stato così atroce che persino tenerla rinchiusa fino alla morte per cause naturali sarebbe una pena troppo clemente" come ha stabilito lo Stato del Tennessee nella sentenza di condanna alla pena capitale? O una vittima di atroci e ripetuti abusi, bipolare al punto di essere inconsapevole delle proprie azioni, come sostiene chi si è mobilitato perché non venisse giustiziata?Pike, oggi 50enne, è sopravvissuta a due dosi di veleno usato nel penitenziario di massima sicurezza di Riverbend a Nashville per porre fine alla vita dei condannati a morte. Questa, che è per alcuni la prova della matrice diabolica della sua natura, è per altri l'ennesima dimostrazione di come la condizione imposta dall'ottavo emendamento della Costituzione americana, che vieta le pene "crudeli e inusitate", venga regolarmente disattesa.Il delitto del 1995 al campus del TennesseeChrista Pike è accusata di aver partecipato all'assassinio di una ragazza che, a suo dire, voleva rubarle il fidanzato e di averlo fatto con particolare brutalità e malvagità, tanto da aver voluto conservare un pezzo del cranio della vittima. Le sue ultime immagini in pubblico risalgono al 30 marzo del 1996: una giovane donna con i capelli ramati raccolti da un elastico bianco che piange sommessamente mentre un giudice donna legge la sua condanna a morte. In quelle immagini, Christa Pike aveva appena compiuto 20 anni e avrebbe vissuto i successivi 30 in isolamento. Ne aveva 18 la notte del 12 gennaio 1995, quando lei e il suo allora fidanzato, Tadaryl Shipp, picchiarono brutalmente e uccisero una loro conoscente, la diciannovenne Colleen Slemmer, nel campus dell'Università del Tennessee.I dettagli dell'appello: la complice, il satanismo e l'etàNelle 226 pagine dell'ultimo appello presentato dagli avvocati di Pike la sua storia viene presentata da una prospettiva diversa. Shipp, complice di Pike, era affascinato dall'immaginario satanico. Fu lui a incidere un pentagramma sul petto della vittima, scatenando la frenesia dei media locali. Ma poiché all'epoca aveva 17 anni, la legge del Tennessee ne impediva l'esecuzione: oggi sta scontando l'ergastolo e nell'ottobre 2025 ha affrontato la sua prima udienza per la libertà condizionale, respinta. Se Pike fosse stata più giovane di 10 mesi, anche lei sarebbe stata legalmente protetta dall'esecuzione.Un'infanzia di violenze e l'inazione delle autoritàLa vita di Pike è un doloroso susseguirsi di abusi sessuali e fisici subito durante tutta l'infanzia, tra cui molteplici stupri commessi da tre uomini diversi e percosse da parte di parenti e conoscenti. Età, genere e abusi: ci sono tutti gli elementi, sostiene il team legale di Pike nella richiesta di clemenza, perché il suo crimine, per quanto terribile, venga considerato sotto una luce diversa. Sandra Babcock, direttrice accademica del Cornell Center on the Death Penalty Worldwide, coinvolta nella difesa legale di Pike dal 2019, ha studiato i casi di 48 donne detenute nei bracci della morte degli Stati Uniti. Ha letto tutte le trascrizioni dei loro processi, esaminato attentamente tutte le prove. La sua conclusione è che, tra tutte le 48 donne, Pike rappresenti un caso a sé. La natura ripetuta e la gravità della violenza sessuale subita, unite alla vicinanza temporale di quelle violenze al crimine che commise quando era appena adulta, rendono il suo caso unico.Abusata a due anni dal compagno alcolista della nonna paterna che approfittava del momento in cui mandava la donna a comprargli da bere per violentare la bambina. Gli abusi finirono per emergere alla scuola elementare. In quello che oggi appare come un grido d'aiuto, durante una lezione di disegno raffigurò un grande pene e il volto di un demone. Se era stato un grido d'aiuto, non funzionò: l'insegnante la strappò dal banco e la portò nell'ufficio del preside, dove furono convocati i genitori, ma non venne mai condotta alcuna indagine. A 11 anni Pike fu violentata fuori dalla sua abitazione da un vicino di 37 anni, Claude Davis, che viveva in una roulotte poco più avanti lungo la strada ed era ben noto nella zona come pedofilo. Pike raccontò l'aggressione alla madre, ma non fu creduta. I servizi di protezione dell'infanzia intervennero soltanto dopo che Pike sviluppò un'infezione in seguito alla violenza. Davis fu arrestato e si dichiarò colpevole di essersi preso "libertà immorali, improprie e indecenti" con una bambina. Ricevette una pena sospesa e gli fu permesso di tornare nella sua roulotte, a pochi minuti a piedi dalla casa di Pike.Nel gennaio 1994, quasi esattamente un anno prima che lei e Shipp commettessero l'omicidio, Pike, che aveva 17 anni, fu aggredita da uno sconosciuto. L'uomo la afferrò mentre stava andando a piedi verso un negozio, la trascinò nel bosco e la violentò al buio. Lei reagì con forza, colpendolo alla testa con una pietra, e riuscì a fuggire. In ospedale fu effettuato un esame per raccogliere le prove dello stupro, ma l'uomo non fu mai identificato. Tutti gli stupri - quello subito nella prima infanzia, quello a 11 anni e quello a 17 - erano noti alle autorità, negli ultimi due casi anche alle forze dell'ordine. Il che rende ancora più difficile comprendere perché sia stato fatto così poco per aiutarla, si legge nella valutazione forense eseguita su Pike da uno psicologo.Le lacune della difesa durante il processo del 1996Nonostante la documentazione relativa agli abusi sessuali, nessuno di quegli episodi fu presentato alla giuria come circostanza attenuante. Pike era già stata riconosciuta colpevole di omicidio di primo grado e ai giurati restava soltanto da decidere se dovesse essere incarcerata a vita oppure mandata nel braccio della morte. L'avvocato che la rappresentava in questa fase del processo si era laureato in giurisprudenza appena quattro mesi prima e non aveva mai affrontato un processo per omicidio, tanto meno uno in cui fosse in gioco la vita dell'imputata.Nell'arringa conclusiva, la difesa non fece alcun riferimento alla giovane età di Pike, nonostante la legge del Tennessee la riconoscesse come circostanza attenuante, né menzionò l'assenza di precedenti penali significativi e gli stupri subiti. La giuria non venne neppure informata degli anni di abusi fisici e trascuratezza durante i quali la prozia Norma costringeva Pike a rimanere seduta per ore in una vasca piena d'acqua fredda, uno dei suoi cinque patrigni la picchiava con una frusta di cuoio e, prima ancora che diventasse adolescente, veniva esposta per ore alla pornografia. La giuria non seppe mai che da bambina aveva tentato il suicidio almeno tre volte, la prima a 12 anni. Quando la condannarono a morte, i giurati non sapevano che all'inizio dell'adolescenza aveva sviluppato un disturbo bipolare, una condizione che periodicamente esplodeva in episodi di comportamento iperattivo e maniacale che avrebbero potuto contribuire a spiegare la sua esplosione di violenza nell'omicidio di Slemmer, condizione che fu diagnosticata soltanto anni dopo il processo.Il cortocircuito legislativo della pena di morte in TennesseeNel maggio 2024 il governatore del Tennessee ha promulgato una legge che ha esteso la pena di morte a chi violenta un bambino. La misura era palesemente incostituzionale: da tempo la Corte suprema degli Stati Uniti vieta le esecuzioni per reati nei quali nessuno viene ucciso, ma trasmetteva un messaggio forte. Durante il dibattito sulla legge, i parlamentari sostennero che gli stupratori di bambini meritano la pena estrema perché il danno che infliggono alle giovani vittime "ha un impatto psicologico, emotivo e talvolta fisico permanente sul bambino". Ora il Tennessee ha cercato di uccidere una vittima di molteplici stupri subiti da bambina.