L’IA allunga le petizioni online, ma non porta più firme

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AGI - L'intelligenza artificiale rende le petizioni online più lunghe, più elaborate e anche più simili tra loro. Ma non le aiuta a ottenere più firme o maggiore partecipazione. È quanto emerge da uno studio della Cornell University, pubblicato su 'Nature Human Behaviour', che ha analizzato 1,5 milioni di petizioni lanciate su Change.org prima e dopo l'introduzione sulla piattaforma di uno strumento di scrittura basato sull'IA.Il risultato ha sorpreso gli stessi ricercatori. L'assistenza dell'intelligenza artificiale ha modificato sensibilmente il linguaggio utilizzato dagli autori delle petizioni, ma non ha prodotto miglioramenti significativi nei risultati ottenuti. In alcuni casi, anzi, le performance sono peggiorate."È stata una sorpresa", ha spiegato Isabel Corpus, dottoranda in Information Science alla Cornell e prima autrice dello studio. Ricerche precedenti avevano mostrato che i testi prodotti con l'aiuto dell'IA possono risultare persuasivi, credibili e creativi. Per questo il gruppo si aspettava che uno strumento integrato direttamente nella piattaforma potesse aumentare anche l'efficacia delle campagne. L'IA produce Testi più lunghi e più uniformiPer misurare l'impatto dell'IA, i ricercatori hanno sfruttato il modo graduale con cui Change.org aveva introdotto il proprio assistente di scrittura nei Paesi anglofoni. Lo strumento era stato reso disponibile prima negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada e, undici settimane più tardi, in Australia. Questo intervallo ha permesso di confrontare l'andamento delle petizioni prima e dopo l'introduzione dell'IA tra il 2 ottobre e il 15 dicembre 2023.Le differenze nel linguaggio sono risultate evidenti. Le petizioni scritte con accesso all'IA erano mediamente più lunghe, utilizzavano parole più complesse e mostravano una maggiore uniformità nello stile. Anche i titoli hanno iniziato ad assomigliarsi maggiormente: termini come "implementare", "imporre" o "sollecitare", poco frequenti in precedenza, sono diventati molto più comuni.Meno commenti nelle petizioni, poche firme in piùL'effetto sul successo delle campagne, però, non ha seguito la stessa direzione. I ricercatori hanno utilizzato due indicatori: la capacità di una petizione di ottenere almeno un commento entro 30 giorni e quella di raggiungere almeno dieci firme. In entrambi i casi l'IA non ha prodotto un miglioramento rispetto al periodo precedente. La quota di petizioni capaci di raccogliere almeno un commento entro 30 giorni è anzi diminuita di circa il 5% rispetto ai livelli precedenti all'introduzione dello strumento.Il risultato è stato confermato anche osservando separatamente 4.611 utenti che avevano pubblicato petizioni sia prima sia dopo l'arrivo dell'assistente IA. Anche tra questi autori, l'accesso allo strumento ha portato a testi più lunghi ma a risultati mediamente peggiori.Chi delega la scrittura condivide menoUna possibile spiegazione riguarda la natura stessa delle mobilitazioni online. Secondo i ricercatori, le petizioni generate o corrette dall'IA tendono a essere meno specifiche e dettagliate, mentre chi delega parte della scrittura a un assistente automatico potrebbe essere anche meno motivato a promuovere personalmente la propria campagna."Le persone non firmano una petizione perché stanno semplicemente navigando su Change.org", ha spiegato Corpus. Più spesso arrivano alla campagna perché viene condivisa da una persona o da un'organizzazione di cui si fidano. Se diminuisce la propensione di chi crea la petizione a condividerla, può quindi diminuire anche il coinvolgimento complessivo.I numeri di Change.orgIl dato assume un peso particolare considerando le dimensioni della piattaforma. Change.org dichiara oltre 500 milioni di utenti in 196 Paesi, con più di 2.000 nuove petizioni create ogni giorno e oltre 500.000 firme quotidiane. Nell'Unione europea la piattaforma ha registrato circa 9,8 milioni di utenti attivi mensili medi nel semestre terminato nell'agosto 2026.Lo studio suggerisce così un limite più generale dell'adozione degli strumenti di scrittura automatica. L'intelligenza artificiale può modificare rapidamente la forma e lo stile dei contenuti prodotti online, ma questo non significa necessariamente che riesca a renderli più efficaci. Il rischio, osservano gli autori, è invece quello di rendere i testi progressivamente più omogenei senza migliorare il risultato per cui sono stati scritti.