Istanbul, gli ufficiali giudiziari sequestrano un Boeing iraniano per 3 milioni di debiti: passeggeri fatti sbarcare

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ISTANBUL — Bagagli in stiva, imbarco completato, motori pronti. Poi, sulla scaletta, gli ufficiali giudiziari. Lunedì 28 settembre un Boeing 737-500 della compagnia iraniana Caspian Airlines, marche EP-KPB, in partenza dall’aeroporto di Istanbul per l’Iran, si è visto notificare un’ordinanza di sequestro per un debito di circa 3 milioni di euro (3,4-3,5 milioni di dollari). Passeggeri ed equipaggio sono stati fatti scendere e riaccompagnati al terminal; l’aereo è rimasto fermo sul piazzale, sotto vincolo.Il creditore è la ACM Temsil Gözetim, nota anche come ACM Air Charter, società turca di rappresentanza e assistenza aeronautica, presente sul posto con i propri legali, riferisce Euronews citando l’agenzia di Stato turca Anadolu. È una causa civile fra privati. Ma arriva sei giorni dopo la scadenza fissata da Washington perché il mondo smetta di fare affari con le compagnie aeree iraniane, e mentre i voli da Teheran si sono dimezzati. Il debito è turco, ma il vuoto attorno al debitore lo hanno scavato gli Stati Uniti.Perché quel volo era ancora in programma, se le compagnie iraniane dovrebbero restare a terra? Perché la Turchia non ha mai vietato formalmente i vettori iraniani, e perché Caspian Airlines — fondata nel 1993, sede a Teheran, parte del gruppo aeronautico statale, una flotta di 737 su rotte interne e internazionali — non figura fra le 27 compagnie iraniane colpite l’8 settembre dall’Ofac, l’ufficio del Tesoro americano che gestisce le sanzioni. Quella lista, 36 obiettivi in tutto, fa parte dell’operazione battezzata «Economic Outcast», il reietto economico; alle società straniere era stato dato tempo fino al 23 settembre per adeguarsi.Metà voli in meno da TeheranIl segretario al Tesoro Scott Bessent è stato esplicito: le compagnie iraniane saranno «chiuse in tutto il mondo». «Se atterrano, non potete fornire carburante, servizi di atterraggio, non potete vendere biglietti, o sarete estromessi dal sistema del dollaro», ha detto, parlando di «asfissia economica». I numeri raccontano un traffico dimezzato. Domenica 27 settembre, secondo i dati di Flightradar24 elaborati dall’AFP, l’aeroporto di Teheran ha registrato 41 movimenti contro una media di 80-90 nei due giorni precedenti le sanzioni; su 24 partenze, 5 erano di Mahan Air e 2 di Iran Air, che prima ne contavano una decina a testa. Bessent parla dell’80-90 per cento dei voli a terra; l’aeroporto di Teheran ne rivendica 60 e, attraverso la tv di Stato, «oltre 30 destinazioni internazionali» ancora servite. Iran Air continua a volare ogni giorno su Istanbul.Attorno all’Iran la mappa si è già ristretta: collegamenti sospesi in Oman, Azerbaigian, Georgia e a Baghdad; Turkish Airlines ferma almeno fino a marzo 2027; code ai valichi terrestri di Bazargan e Razi, sulla frontiera con la Turchia, dove chi non trova più un aereo prova la strada. Mohammadreza Ebrahimpour, esperto iraniano di aviazione e transiti, ha parlato ad Al Jazeera di «un nuovo livello di sanzioni in azione»: con i cieli che si svuotano, stima, l’Iran perde anche i diritti di sorvolo, oltre 300 milioni di dollari l’anno.Teheran risponde per via legale. Lunedì il capo dell’Organizzazione dell’aviazione civile iraniana, Abouzar Shiroudi, ha annunciato all’agenzia di Stato Irna una protesta formale all’Icao, l’agenzia Onu per l’aviazione civile, e un ricorso alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia, «per difendere i diritti legittimi dell’industria aeronautica e contrastare le restrizioni illegali imposte dall’America». Pechino si è schierata: il portavoce degli Esteri Guo Jiakun ha definito le sanzioni unilaterali «senza base nel diritto internazionale».Sul sequestro di Istanbul, invece, silenzio. Caspian Airlines non ha commentato, né lo hanno fatto le autorità iraniane; ACM Temsil Gözetim non ha aggiunto una parola all’azione dei suoi avvocati; le autorità turche non hanno diffuso comunicazioni. Non si sa come siano stati riprotetti i passeggeri, né se e quando l’aereo verrà dissequestrato. Sul piazzale resta un 737 con i bagagli già in stiva e nessuno a bordo, mentre a Teheran la tv di Stato ripete che le destinazioni ancora servite sono «oltre 30».