Putin minaccia l’uso di tutte le armi se Kaliningrad viene attaccata e boccia la tregua sui raid energetici

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MOSCA — «Se si arriva a un attacco diretto contro la Federazione Russa — e qui ci riferiamo a Kaliningrad, e forse anche ad altri territori — la questione dell’impiego di tutte le armi a disposizione del nostro Paese sarà naturalmente, inevitabilmente e immediatamente all’ordine del giorno». Vladimir Putin lo ha detto giovedì 1° ottobre dal palco del Valdai, il forum annuale del think tank moscovita vicino al Cremlino, e ha aggiunto: «Questo è inevitabile». Nello stesso discorso il presidente russo ha chiuso la porta all’unica ipotesi di tregua parziale sul tavolo da dieci giorni, lo stop reciproco ai colpi su raffinerie e impianti energetici: «Ci dicono: “che smettano di colpire le vostre raffinerie, e voi smetterete di colpire le loro navi”. È semplicemente ridicolo».Con quelle parole Putin mette la propria voce su un avvertimento che da due giorni arrivava dai suoi diplomatici. Mercoledì 30 settembre Mosca ha inviato ai Paesi dell’Alleanza atlantica una nota in cui sostiene di avere «informazioni che la Nato sta preparando un blocco aereo e navale di Kaliningrad» — l’exclave russa sul Baltico incastrata fra Polonia e Lituania, sede della Flotta del Baltico e dei missili Iskander predisposti per il nucleare — e minaccia «attacchi contro i centri decisionali» dell’Alleanza. Il giorno prima le ambasciate russe in Europa avevano diffuso testi quasi identici. Il destinatario del messaggio di ieri non era Kiev: erano le capitali baltiche e Bruxelles, dove quella nota era arrivata ventiquattr’ore prima.Putin ha elencato le sue ragioni: «Le esercitazioni nel Mar Baltico, una dopo l’altra. Poi i tentativi di arrestare le nostre navi. Tutto questo è escalation». Ha detto che la Russia non ha piani di attacco contro alcun Paese europeo e vuole «coesistere pacificamente», ma che di fronte a «un nemico grande il doppio di noi» userebbe i propri «vantaggi competitivi»: «Sì, Francia e Gran Bretagna sono potenze nucleari, lo capiamo perfettamente. Ma nessun altro possiede il tipo di armi che la Russia ha oggi».La Nato ha risposto per iscritto, in modo breve: le sue attività nell’area non costituiscono «una minaccia» per l’exclave, si legge nella lettera vista da Reuters. A voce è stato più netto il segretario generale Mark Rutte, martedì a Bruxelles: «Siamo un’alleanza difensiva. E basta con le minacce nucleari, non è affatto necessario né utile». Alla domanda se esista un rischio reale di attacco nucleare russo contro i Paesi baltici ha risposto: «No, non c’è. Putin sa che non potrà mai sconfiggere la Nato, quindi non lo prendo troppo sul serio». Un diplomatico dell’Alleanza ha parlato di «ennesimo tentativo russo di intimidire gli europei».La guerra delle raffinerieSul fronte ucraino Putin ha ammesso che i droni di Kiev contro le raffinerie hanno «in parte raggiunto i loro obiettivi» e sono costati alla Russia l’1 per cento del Pil; ora Mosca «risponde con la stessa moneta», colpendo acciaierie, ferrovie e rete elettrica. L’idea della tregua energetica era nata il 22 settembre a New York, quando Volodymyr Zelensky, dopo l’incontro con Donald Trump, si era detto pronto a fermare i raid se la Russia avesse fatto altrettanto. Per Putin il Mar Nero resta «una zona di combattimento», dove Mosca colpisce «navi militari e navi con carichi militari»; l’Ucraina, ha riconosciuto, ha messo fuori uso «oltre 100» navi russe. Poi un avvertimento: «La logica delle ritorsioni sempre più dure porta a un fatale punto di non ritorno». Ieri intanto un drone russo ha colpito una scuola a Kiev, senza vittime (bambini e personale erano nei rifugi); il giorno prima quattro persone erano morte nella regione della capitale.Nelle stesse ore Bruxelles e Kiev hanno firmato una dichiarazione congiunta che fissa il quadro per coprire il fabbisogno ucraino del 2026 dentro il prestito da 90 miliardi di euro deciso a dicembre — circa 60 per la difesa, 30 per il bilancio, 8,1 già erogati — e impegna le parti a lavorare su 45 miliardi per il 2027, sempre condizionati alle riforme. Bruxelles, scrive Le Monde, non intende per ora aumentare l’impegno; Kiev stima il proprio buco di bilancio in circa 20 miliardi.Kaliningrad era Königsberg, la città di Kant, finché la conferenza di Potsdam del 1945 non la assegnò all’Unione Sovietica; un anno dopo prese il nome di Michail Kalinin. Dal 1991, con l’indipendenza della Lituania, è un pezzo di Russia staccato dalla Russia. Nel giugno 2022 bastò che Vilnius limitasse il transito ferroviario delle merci sotto sanzione perché Mosca parlasse di «blocco». La parola è tornata ieri, sul palco del Valdai, in bocca al presidente in persona.