LONDRA — Per conto di chi viaggiavano, nella notte fra sabato e domenica, i tre furgoni bianchi diretti verso la base di Fairford? Cinque giorni dopo la polizia britannica ha un volto nuovo su cui lavorare: giovedì pomeriggio gli agenti dell’antiterrorismo hanno arrestato nel quartiere di Westminster, nel centro di Londra, un uomo di 27 anni con doppia cittadinanza britannica e iraniana, in base all’articolo della legge antiterrorismo del 2006 che punisce la preparazione di atti terroristici. Un secondo uomo, 26 anni, cittadino britannico, è stato interrogato con avvertimento formale ma senza arresto. Due abitazioni della stessa zona sono state perquisite.È il primo fermato con un legame diretto con l’Iran, il Paese che il primo ministro laburista Andy Burnham ha indicato mercoledì come coinvolto nella vicenda e che Teheran respinge con durezza. Fairford, nel Gloucestershire, nell’Inghilterra sud-occidentale, è un aeroporto della Royal Air Force che l’aviazione americana usa come base avanzata per i bombardieri B-52, compresi quelli impiegati nelle operazioni contro l’Iran. Nessuno, finora, è stato incriminato e la polizia non ha diffuso nomi.Che cosa c’era davvero nei furgoni? L’allarme era partito da un agricoltore della zona, che aveva segnalato «veicoli sospetti» sulla strada della base. Cinque uomini fra i 23 e i 25 anni, tutti cittadini britannici residenti a Londra (quattro a Westminster, uno a Camden), erano stati arrestati prima per violazione della legge sugli esplosivi, poi per preparazione di atto terroristico, e rilasciati su cauzione già lunedì. Gli artificieri hanno lavorato tre giorni, con evacuazioni temporanee di residenti. Martedì il bilancio: nessun ordigno, ma «una quantità di benzina». Uno dei cinque, riferisce la Press Association, avrebbe chiamato lui stesso il 999, il numero di emergenza britannico; la polizia non ha voluto commentare.La parola IranPerché il governo ha pronunciato la parola Iran? Burnham lo ha fatto mercoledì a Liverpool, a margine della chiusura del congresso laburista, parlando alla BBC: «Ci sono forti indizi che l’Iran abbia avuto un ruolo in quanto accaduto nel fine settimana alla Raf Fairford», pur trattandosi di «un’indagine di polizia in corso, complessa e seria». In una seconda intervista televisiva ha aggiunto: «Abbiamo aspettato di confermare quel che potevamo dire, ma ora possiamo confermare la nostra convinzione che l’Iran abbia avuto un ruolo». Ha presieduto il Cobra, il comitato di crisi del governo, e ha detto che richiamerebbe il Parlamento, in pausa, «se necessario». Ma la natura della minaccia non l’ha spiegata. La polizia resta più prudente: il vice capo di Scotland Yard che guida l’antiterrorismo nazionale, Laurence Taylor, ha parlato di «mente aperta» e di verifiche su eventuali «proxy», persone che agiscono «consapevolmente o inconsapevolmente» per conto di uno Stato straniero. La coordinatrice nazionale Vicki Evans, giovedì, ha definito l’inchiesta «estremamente complessa».Che cosa dice Washington? Il segretario di Stato Marco Rubio, martedì, ha affermato che l’episodio «chiaramente coinvolge le mani di un attore straniero». Donald Trump era andato oltre: i sospetti «potrebbero» essere legati all’Iran, aveva detto, criticando la scelta britannica di rilasciare i cinque su cauzione.E Teheran? L’ambasciata iraniana a Londra, già lunedì, aveva «respinto categoricamente» le «speculazioni infondate e malevole» di «alcuni individui e media britannici», accusandoli di alimentare la «propaganda iranofoba» e riservandosi azioni legali. Mercoledì il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha replicato a Burnham su X: Londra «sta abbaiando all’albero sbagliato», ha scritto, ironizzando proprio sul rilascio dei fermati.Perché proprio Fairford? Perché da lì decollano i B-52 americani e perché l’ex primo ministro Keir Starmer aveva concesso agli Stati Uniti l’uso delle basi britanniche per attacchi «difensivi» contro l’Iran. A luglio i Pasdaran avevano nominato esplicitamente Fairford, avvertendo che ogni base usata per colpire il territorio iraniano sarebbe stata un obiettivo legittimo. In gioco, più di una pista di decollo, c’è quel permesso: la licenza concessa a Washington di fare guerra all’Iran dal suolo britannico.La prossima mossa spetta a Downing Street e agli inquirenti: il ventisettenne è in custodia senza accusa formale, i cinque di domenica restano liberi su cauzione — il dettaglio che Trump ha criticato e di cui Araghchi ha riso — e il governo deve ancora dire ai britannici che cosa, esattamente, quei furgoni dovevano fare.