GUIDONIA – Fra’ Simone Castaldi racconta l’ultima sofferenza di Francesco

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di Eusebio CiccottiGuidonia centro.Ieri, mercoledì 30 settembre, presso la chiesa di Santa Maria di Loreto, un centinaio di convenuti ha scoperto come Francesco di Assisi, al culmine della sua notorietà, “tra sofferenze spirituali e fisiche”, dovette affrontare il suo “calvario”, nel periodo che precedette la sua dipartita.  Fra’ Simone Castaldi a colloquio con alcune fedeli Ad illustrare questo spicchio biografico del santo, da diversi punti di vista, il relatore, il dr. fra Simone Castaldi, introdotto dal parroco, dr. fra Mario Berumen Mercado.Una conferenza-lezione su quegli anni spesso “tirati via in maniera sbrigativa” dai molteplici “studiosi” del santo, che sempre più “prolificano (…) poi, passato il centenario, Francesco tornerà nel dimenticatoio”.“Innanzitutto una curiosa ricorrenza – esordisce fra Simone, rivolgendosi ai presenti -: la notte tra il 3 e il 4 ottobre, evento del transito, ossia della sua morte terrena, ottocento anni fa, era sabato, esattamente come il prossimo 3 ottobre 2026. (Pausa). Mi soffermerò sugli ultimi anni tre anni della sua vita. Ossia dal 1224 al 1226.  Anni di sofferenze”.L’uditorio si fa ancora più attento. Una panoramica delle presenze alla conferenza tenutasi ieri nella chiesa di Guidonia Centro “Come qualcuno ricorderà, nel settembre del 1224, Francesco, che amava appartarsi e pregare, si era ritirato sul monte della Verna”.Egli desiderava tanto starsene per conto suo, “che rimosse un ponte mobile che collegava l’altro promontorio di fronte alla Verna”, unica via di accesso: per assicurarsi, appunto, l’assoluta solitudine.“Non abbiamo bisogno di te”Fra Simone ci ricorda come, secondo le fonti cristiane agiografiche, il 17 settembre, “alcuni giorni fa”, Francesco ricevette, sulla Verna, dei segni sul corpo, ossia le stimmate.La sua sofferenza era al culmine.“Sofferenza spirituale e sofferenza fisica”.La prima dovuta alle sempre più frequenti “liti” ad opera di alcuni suoi confratelli che da anni contestavano la tradizione dell’ordine e la conduzione dello stesso: alcuni gli avevano detto senza mezzi termini: “non abbiamo bisogno di te”.Sofferenze fisiche: dovute ai dolori permanenti al fegato e allo stomaco, ma, particolarmente, al sarcoma della cornea, infezione riportata dopo il viaggio in Egitto, del 1219, lì recatosi per incontrare il sultano Malik al Kāmil, in favore della pace (le continue crociate).Sofferenze aumentate dalle diverse operazioni agli occhi cui si sottopose, umilmente, senza anestesia. Fra’ Simone Castaldi nel corso della conferenza su San Francesco La reticenza.Tornato dalla Verna, come sappiamo, Francesco nasconde le stimmate per evitare, curiosità, incredulità, e sicuramente prevedendo, saggiamente, come diversi nemici lo avrebbero accusato di essersele procurate.Quello che ci colpisce, sottolinea fra Simone, è “il tema della reticenza”.Francesco tace.Segnatamente, tace perché è felice: “ha trovato la pace dentro di sé. Egli scende dalla Verna cambiato esteriormente: certo, ha cinque buchi sulla pelle! Ma soprattutto cambiato dentro”.Signore, cosa vuoi che io faccia?Francesco, dunque, tace.Nel suo silenzio si permette solo una domanda: “Signore, che vuoi che io faccia?”.Questa umile richiesta lo “ha accompagnato per tutta la vita”.Un giorno, fra Leone racconta, lo sorprendein intensa preghiera, con le braccia alzate, mentre pone un quesito, quasi implorando: “Chi sei tu, Signore?”.Non va dimenticato che Francesco inizia la sua conversione grazie a due eventi: l’incontro con il Signore (“Francesco va, ricostruisci la mia casa”) e quella con un lebbroso. “Il cielo e la terra. L’alto e il basso”.Ma due punti uniti in un solo istante: in ogni malato, in ogni sofferente vediamo Cristo sulla croce.  Tutta la vita di Francesco è stata una relazione dialettica, dinamica, tra lo “lancio” (il dettato del Vangelo) e la “norma” (l’istituzione, la Chiesa, la “regola”, la tradizione), evitando che un aspetto ne oscurasse l’altro.La morte e il saluto a ChiaraDopo la morte, avvenuta dopo l’imbrunire del 3 ottobre 1226 (quindi, liturgicamente siamo nel giorno successivo), nella chiesetta della Porziuncola, il suo corpo viene adagiato sul nudo terreno, come lui aveva chiesto.Vegliato da fidati confratelli, per tutta la notte.Il giorno dopo, il corteo funebre, nel tragitto verso la chiesetta di san Giorgio in Assisi per la tumulazione, passerà per San Damiano, sede quest’ultima dove vi erano le clarisse, affinché Chiara e le consorelle potessero dargli l’ultimo saluto.I confratelli evitano la basilica di allora altrimenti la salma, temono, sarebbe stata “gestita” direttamente da Vescovo (con cui Francesco, tra l’altro, intratteneva ottimi rapporti).La salma, nel tragitto, “venne scortata dal tutto il popolo e dall’esercito”, chiude fra Simone.Era nato un santo.L'articolo GUIDONIA – Fra’ Simone Castaldi racconta l’ultima sofferenza di Francesco proviene da Tiburno Tv.