Il capitalismo ci ha dato la libertà. Ma non può salvarci dalla nostra fragilità

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Tutta una lunga tradizione condanna le libertà di mercato e perfino i suoi trionfi materiali in nome di una visione che sacralizza l’esistente. Tra le righe è facile riconoscere la tensione tra il sacro e il trascendente, tra il cosmo e Dio. Sebbene pochi sembrino avvertirlo, la costante instabilità della società capitalistica, che ci fa tanto precari, consegna l’uomo alla sua pochezza: ne manifesta la fragilità.Possiamo studiare la realtà in ogni modo, perfezionare le tecniche e accumulare capitali: alla fine siamo tutti mortali con un desiderio e una speranza che valicano l’orizzonte mondano. Siamo canne al vento che domani possono essere spazzate via. Il fallimento è la cifra più riconoscibile del nostro essere finiti: è un anticipo di quella morte che è il nostro destino.Vi è indubbiamente un modo sbagliato di vivere la libertà (un modo totalmente assorbito dagli impegni, dalle ambizioni e dalle illusioni di successo): nessuno lo nega. Ma per chi sa ascoltarla essa ci parla soprattutto dell’inadeguatezza della dimensione presente. Se la libertà dissolve la presunta sacralità dell’esistente, quella che infine emerge è l’esigenza di un altrove.Carlo Lottieri, 28 settembre 2026L'articolo Il capitalismo ci ha dato la libertà. Ma non può salvarci dalla nostra fragilità proviene da Nicolaporro.it.