PARIGI — 440 fermi in un giorno, in maggioranza minorenni. È il conto di martedì che il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dato a BFMTV, la principale emittente all news francese: due terzi dei fermati sono finiti in garde à vue, il fermo di polizia che può durare 24 ore, quasi sempre per danneggiamenti e violenze su pubblici ufficiali. Il movimento dei liceali, nato nell’Île-de-France contro le classi sovraffollate e i professori che mancano, è diventato in 48 ore la prima crisi di piazza del governo di Sébastien Lecornu. E oggi ricomincia: le organizzazioni degli studenti medi e universitari hanno chiamato nuovi blocchi per giovedì 1° ottobre, lo stesso giorno in cui l’esecutivo presenta il bilancio 2027, a sette mesi dalle presidenziali.Il caso singolo svela il meccanismo. Lunedì i fermi erano stati 164 e i licei coinvolti 180; martedì il ministero dell’Istruzione ne ha contati 400 su circa 3.700, 40 bloccati del tutto e altri 44 tentativi, con 10 feriti fra studenti e personale e 48 agenti contusi. La protesta dei ragazzi si è saldata con lo sciopero del pubblico impiego indetto dalle otto sigle rappresentative, dalla Cgt alla Cfdt: 300.000 partecipanti secondo i sindacati, 30.000 nel solo corteo parigino da place de la République a Nation secondo la polizia. In sciopero, però, era poco più dell’11% del personale scolastico e meno di un dipendente su dieci negli altri comparti.Al centro c’è il punto d’indice, il parametro su cui si calcolano gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici francesi. Il governo lo congela anche per il 2027 — quarta volta consecutiva, ottava dall’arrivo di Emmanuel Macron all’Eliseo — per risparmiare 2 miliardi di euro. I sindacati chiedono un aumento del 6% e ricordano che 862.000 statali hanno una base salariale sotto il minimo legale.Bidoni in fiamme a LilleLe immagini di martedì arrivano da tutta la Francia: bidoni in fiamme davanti al liceo César Baggio di Lille, lacrimogeni al Gabriel Guist’hau di Nantes, un lungo braccio di ferro al liceo Arago di Parigi sotto il cartello «Macron explosion», lo striscione «Moins de flics, plus de fric» — meno sbirri, più soldi — all’Hélène-Boucher, cariche al Brequigny di Rennes. In un istituto dell’hinterland parigino i professori hanno fatto cordone attorno agli studenti. «Vogliamo meno polizia perché pensiamo che ci sia un’enorme repressione poliziesca», ha detto Maël Breton, studente dell’ultimo anno all’Hélène-Boucher.Il governo risponde con la linea dura. «La violenza non è mai legittima», ha detto Nuñez, che già lunedì aveva parlato di «violenza urbana, con individui travisati, con fuochi d’artificio in tubi e proiettili, che volevano chiaramente lo scontro» e ha definito l’intervento della polizia «estremamente proporzionato». Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha parlato di violenza «indicibile» e ha annunciato procedimenti disciplinari. Lecornu, su X: «Petardi, incendi, violenze vicino ai licei: nulla giustifica mettere in pericolo studenti, personale o polizia». Ma ha aggiunto che «le difficoltà dei licei devono essere ascoltate e affrontate».La partita vera, intanto, si gioca sulla campagna presidenziale: la rabbia dei ragazzi è il terreno su cui governo e sinistra radicale misurano le forze. Lecornu e Geffray accusano La France insoumise di spingere i blocchi e di «strumentalizzare» i liceali. Jean-Luc Mélenchon, candidato del partito all’Eliseo, ha replicato che il governo ha «ordinato la repressione»: «Questa brutalità è irresponsabile e ha una chiara sfumatura razzista. Giù le mani dalla nostra gioventù», chiedendo a eletti e militanti di «interporsi» fra studenti e polizia. Il premier ha definito l’accusa di razzismo «un insulto» e l’appello «un’escalation irresponsabile». A Saint-Denis, nella banlieue nord di Parigi, il sindaco insoumis Bally Bagayoko ha cantato la Marsigliese con i ragazzi del liceo Paul-Éluard. Un sondaggio Toluna Harris di lunedì dà Mélenchon al ballottaggio contro Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, con lei favorita.I sindacati hanno dato al governo 48 ore prima di decidere nuovi scioperi, mentre gli studenti preparano una grande manifestazione giovanile il 6 ottobre, dopo i blocchi di oggi che martedì hanno già toccato una decina di università. «Questa rabbia non passerà, il governo deve rivedere il bilancio», ha detto ad Al Jazeera Sophie Binet, segretaria generale della Cgt, il maggiore sindacato francese. E a BFMTV: «La rabbia è immensa. Ci porta dritti contro il muro della recessione a 200 all’ora».