RIO DE JANEIRO — «Finché sarò presidente della Repubblica, nessuno prenderà in giro Nostra Signora di Aparecida». Lo ha detto lunedì sera Luiz Inácio Lula da Silva, 80 anni, cattolico, a un comizio elettorale. Non ha fatto nomi. A quattro giorni dal primo turno di domenica 4 ottobre (con eventuale ballottaggio il 25), la patrona del Brasile è diventata il tema dominante di una campagna che vede il presidente in carica, alla ricerca di un quarto mandato senza precedenti, alla pari con il senatore Flávio Bolsonaro, evangelico, figlio maggiore dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che sconta 27 anni di carcere per aver tentato di rovesciare la sconfitta del 2022 ed è ineleggibile.Il bersaglio di Lula è un video del 23 agosto in cui il candidato del Partito Liberale annuncia che da presidente «dichiarerà che il Brasile appartiene al Signore Gesù Cristo». Alcuni cattolici vi hanno letto l’intenzione di togliere alla Madonna di Aparecida il titolo di patrona, richiamando un disegno di legge del 2007 di un deputato alleato dei Bolsonaro, poi archiviato nel 2008; i sostenitori di Lula hanno amplificato la lettura sui social. Flávio Bolsonaro nega: parla di «grande bugia» e della «più grande fake news della campagna» e martedì ha precisato che intendeva «un atto simbolico», una preghiera. Mai ha detto di volere la rimozione del titolo, riferisce l’Associated Press.Ma un presidente brasiliano potrebbe davvero toglierlo? No. Fu papa Pio XI, nel 1930, a proclamare Nostra Signora di Aparecida patrona del Brasile, e la revoca spetta solo al Vaticano, che finora non ha commentato. I due candidati si contendono dunque un potere che nessuno dei due possiede — e proprio per questo la disputa è tutta politica: parla a un elettorato dove, secondo il censimento del 2022, i cattolici sono il 56,7% e gli evangelici il 26,9%, erano il 9% nel 1991. «I cattolici temono che la crescita dell’evangelismo possa tradursi nella rimozione di importanti simboli nazionali del cattolicesimo», ha spiegato ad AP Rodrigo Toniol, antropologo dell’Università Federale di Rio de Janeiro. «Può avere un impatto sul voto, anche se quanto grande lo sapremo solo domenica».La guerra dei giudiciLa vicenda ha spaccato anche la Corte suprema, che in Brasile fa pure da arbitro elettorale di ultima istanza. Venerdì 25 il giudice André Mendonça, nominato sotto Jair Bolsonaro, ha ordinato la rimozione dei post secondo cui Flávio toglierebbe il titolo alla patrona, accogliendo il ricorso dei legali del senatore. Due giorni dopo il collega Flávio Dino — ministro della Giustizia di Lula fra 2023 e 2024 — ha annullato l’ordine. Lunedì 28 un terzo giudice, Luiz Fux (l’unico che votò per assolvere Jair Bolsonaro nel processo per il golpe), ha ribaltato Dino dando 24 ore alle piattaforme per cancellare i contenuti, pena sanzioni. Il presidente della Corte, Edson Fachin, ha portato il conflitto davanti a tutti gli undici giudici; mercoledì il Tribunale superiore elettorale ne ha discusso senza decidere. I rapporti depositati parlano di oltre 21 milioni di visualizzazioni su 2.086 post e 1.674 profili, innescati da un messaggio su X del 24 settembre.Il senatore ha alzato il tiro a un comizio, accusando la Conferenza nazionale dei vescovi di aver aiutato il Partito dei Lavoratori di Lula a diffondere la voce. I vescovi hanno smentito con una frase sola: «Una bugia non si combatte con un’altra bugia».Intanto i numeri. Il sondaggio Datafolha realizzato fra il 22 e il 24 settembre dà al primo turno Lula al 40% e Bolsonaro al 36%, con lo scrittore Augusto Cury al 5%, il governatore Ronaldo Caiado al 4% e Renan Santos al 3%; al ballottaggio 47 a 45, dentro il margine d’errore di 2 punti. L’istituto Quaest, per la tv Globo, il 21 settembre vedeva invece Bolsonaro avanti 42 a 41. Entrambi hanno un tasso di rifiuto vicino al 50% fra i 156 milioni di elettori. In una corsa che si decide su due punti, una Madonna venerata da oltre metà del Paese pesa più di qualunque programma.