Usa, il capo del Pentagono Hegseth raddoppia il taglio dei generali: via 1 posto su 5

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QUANTICO — Un anno esatto dopo aver convocato nella stessa base centinaia di generali e ammiragli da tutto il mondo, il segretario alla Difesa Pete Hegseth è tornato mercoledì 30 settembre a Quantico, in Virginia, sede storica del Corpo dei Marines, per dire che quel vertice va tagliato di nuovo. Davanti a circa 600 ufficiali subalterni e sottufficiali, nel discorso battezzato «State of the Force», ha ordinato di portare dal 10 al 20% la riduzione delle circa 800 posizioni da generale e ammiraglio decisa la primavera scorsa, da completare entro il 1° gennaio 2027. «I media lo chiamano una purga. Io lo chiamo responsabilità, ed è atteso da tempo», ha detto, secondo la ricostruzione dell’Associated Press.Il taglio riguarda i posti in organico, non la rimozione di un quinto degli ufficiali in servizio: alcune posizioni saranno soppresse, altre declassate, e un memo del 16 settembre consente a colonnelli e capitani di vascello di coprire incarichi finora riservati alle stelle. Hegseth ha annunciato anche un nuovo comando a quattro stelle per la guerra autonoma, operativo nell’ottobre 2027, incaricato di comprare droni e robotica «nel più rapido passaggio in tempo di pace della storia militare moderna». «Il ritmo della guerra cambia più in fretta del processo che lo deve sostenere», ha spiegato, citando l’Ucraina. Intanto un’unità dell’Esercito in Europa specializzata nei droni ha ricevuto l’ordine di tornare battaglione di fanteria tradizionale, e un gruppo bipartisan di parlamentari ha chiesto all’Esercito di spiegarne il motivo.Il resto del programma allarga il Pentagono che il segretario dice di voler sfoltire: uno studio di 120 giorni sulle tecnologie del futuro, il «Project Meridian», co-diretto da Elon Musk, dal fondatore di Anduril Palmer Luckey e dall’ex presidente della Camera Newt Gingrich; un ufficio per gli affari religiosi che riferisce «direttamente al vertice» (il dipartimento assicura che non imporrà alcuna fede); un corpo nazionale di cadetti; una nuova grande base da 25 mila militari che i governatori sono invitati a contendersi. Ai presenti, convocati con rapporto vita-altezza a norma e rasatura «impeccabile», è stato distribuito un manuale di campo di 144 pagine. Il tono lo ha dato una frase: «Non siamo più il dipartimento woke o il dipartimento debole. No grassi, no barbuti, no strambi, solo guerrieri», con un termine spregiativo contro i militari transgender che la CNN ha segnalato come tale. Hegseth ha rivendicato però aumenti di reclutamento anche fra donne e minoranze e ha definito la forza «color-blind».Il pubblico in sala era di sergenti e tenenti, ma il destinatario erano i generali rimasti. La riorganizzazione cade nel settimo mese di guerra con l’Iran, con lo Stretto di Hormuz in stallo, centinaia di intercettori spesi e militari americani uccisi e feriti da missili e droni; nello stesso anno le forze armate hanno catturato il presidente venezuelano Nicolás Maduro e ucciso oltre 200 persone in attacchi a barche sospettate di narcotraffico. Come i tagli verranno attuati, e se disturberanno le operazioni quotidiane, il Pentagono non lo ha detto.Le voci del CongressoLa reazione in Senato non è stata di partito. Mark Kelly, democratico dell’Arizona, ex pilota di Marina e astronauta: «Ha una specie di rancore profondo verso la leadership militare. Sta eliminando una generazione di grandi leader, e ci vorrà una generazione per riprendersi». Mike Rounds, repubblicano del South Dakota e membro della Commissione Forze armate: «Se è solo una questione di eliminare un vertice troppo pesante può avere una sua validità, ma voglio vederlo prima». Il repubblicano Thom Tillis ha chiesto a Trump di licenziare Hegseth per «gestione inetta»; la collega Susan Collins ha detto che il timore di perdere molti ufficiali capaci «si è avverato». L’ex consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster, generale a riposo, ha messo in guardia da un clima «in cui tutto è lealtà». Trump ha difeso il suo segretario: fa «un grande lavoro».Il bilancio dell’anno spiega l’allarme. Da quando Hegseth è in carica, oltre due dozzine di vertici militari sono stati licenziati o spinti alle dimissioni: il capo di stato maggiore dell’Esercito Randy George, il presidente degli Stati maggiori congiunti CQ Brown, il capo delle operazioni navali Lisa Franchetti, l’ammiraglia Shoshana Chatfield, rappresentante americana al Comitato militare della Nato — molti erano donne o appartenenti a minoranze. Prima di lasciare l’amministrazione a settembre, l’ex segretario dell’Esercito Dan Driscoll aveva avvertito la Casa Bianca che rimozioni e promozioni bloccate stavano assottigliando i ranghi. Eppure a maggio 2025 Hegseth aveva assicurato: «Non è un esercizio di terra bruciata per punire gli alti ufficiali, è un processo meditato».Lo slogan di allora era «meno generali, più soldati». Il 30 settembre 2025, in quella stessa sala, centinaia di ufficiali con le stelle sulle spalle, fatti arrivare in aereo da ogni comando del pianeta, lo ascoltarono dire: «Abbiamo vinto la Seconda guerra mondiale con sette generali a quattro stelle. Oggi ne abbiamo 44». Ieri, davanti ai loro subalterni, ha chiuso il cerchio: «Quei generali che non hanno risposto non lavorano più qui».