Rai, la riforma approda in aula il 26 novembre. Le opposizioni all’attacco: “Voteremo contro fino all’ultimo”

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Con le ultime votazioni degli emendamenti al disegno di legge in Commissione Ambiente e Lavori pubblici del Senato, la riforma sulla governance Rai approda in aula. Martedì prossimo sarà dato mandato al relatore di riferire nell’emiciclo di Palazzo Madama. La conferenza dei capigruppo ha fissato infatti al 26 novembre l’inizio della discussione generale. La Lega rivendica il risultato come “un’importante vittoria della Lega e del centrodestra” e sottolinea tra i punti qualificanti della riforma la possibilità di ridurre il canone, accompagnata da corrispondenti forme compensative di finanziamento pubblico per garantire le risorse necessarie al servizio pubblico. Tra gli altri elementi indicati dal partito ci sono la durata di quattro anni per il Consiglio di amministrazione e per l’amministratore delegato, la nomina del presidente e dell’ad da parte del Cda e la continuità del contratto di servizio oltre la sua naturale scadenza. La Lega evidenzia inoltre la possibilità di valorizzare le partecipazioni societarie della Rai per reperire nuove risorse, nel rispetto delle finalità del servizio pubblico, della trasparenza e degli equilibri di finanza pubblica: “Una riforma – conclude il Carroccio – che unisce stabilità della governance, responsabilità nella gestione e attenzione ai cittadini”. Boccia (Pd): “Si indebolisce e rende irrilevante l’azienda”Dure le opposizioni, con il presidente dei senatori Pd Francesco Boccia che ha annunciato che il partito voterà contro e che continuerà a opporsi “fino all’ultimo minuto in commissione”. Secondo Boccia, con la riforma il Parlamento verrebbe indebolito e la Commissione di Vigilanza perderebbe peso, mentre il governo avrebbe maggiore spazio nella scelta del vertice della Rai: “Invece di dare alla Rai autonomia, risorse e forza”, sentenzia Boccia, “la maggioranza la tiene prigioniera di una logica vecchia: occupare, controllare, lottizzare. Così non si indebolisce soltanto l’indipendenza della Rai: si rischia di condannare all’irrilevanza uno dei più grandi patrimoni industriali e culturali del Paese proprio mentre avremmo bisogno di trasformarlo in un protagonista della nuova società digitale”. Sulla stessa linea il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, che ha definito la riforma, insieme alle modifiche alla legge elettorale, un tentativo di cambiare le regole a pochi mesi dal voto. Per il Pd Sandro Ruotolo, responsabile Informazione della segreteria dem ed eurodeputato, il provvedimento si muove inoltre in direzione opposta rispetto all’European Media Freedom Act. Ruotolo ha annunciato che il Pd porterà la questione all’attenzione della Commissione europea, chiedendo una valutazione sulla compatibilità della riforma con il regolamento europeo.Resta aperto anche il nodo della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi. “Oggi in conferenza dei presidenti ribadiremo al presidente La Russa che non abbiamo intenzione di rientrare in commissione di vigilanza Rai”, ha detto Boccia, aggiungendo che, se la vicenda non sarà risolta dai presidenti dei due rami del Parlamento, il Pd è pronto ad “alzare il livello di protesta”.Ancora più netta la posizione della senatrice M5S ed ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia. “Non daremo i nomi e se ci dovessero essere dei nomi ovviamente li ritiriamo, diamo le dimissioni”, ha detto, riferendosi alla composizione della commissione e alle intenzioni attribuite a La Russa sulla nomina dei componenti. Floridia ha contestato la possibilità di ricostituire la Vigilanza senza una soluzione ai nodi politici ancora aperti e ha criticato il nuovo assetto della Rai previsto dalla riforma, sostenendo che anche la figura del presidente perderebbe, a suo giudizio, la funzione di garanzia. Questo articolo Rai, la riforma approda in aula il 26 novembre. Le opposizioni all’attacco: “Voteremo contro fino all’ultimo” proviene da LaPresse