TIVOLI – Colloqui spiati, sovraffollamento e suicidi in carcere: gli avvocati disertano i processi

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Avvocati difensori e detenuti intercettati in carcere.Sovraffollamento e crescita esponenziale di suicidi dietro le sbarre.Blocco della riforma sul sequestro dei dispositivi digitali e l’ampliamento dei poteri di polizia preventiva.Sono soltanto alcune delle motivazioni per le quali l’Unione Camere Penali Italiane ha proclamato un’astensione collettiva dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale dal 23 settembre ad oggi, martedì 29 settembre.Il quotidiano online Tiburno.Tv ha intervistato sul punto l’avvocato Fabio Frattini, Presidente della Camera Penale di Tivoli e Vicepresidente del Consiglio delle Camere Penali Italiane.Presidente Frattini, per quale ragione dal 23 al 29 settembre gli avvocati penalisti italiani si sono astenuti dalle udienze?“Perché purtroppo sono state messe in discussione alcune garanzie fondamentali del processo penale e, più in generale, alcuni principi fondamentali dello Stato di diritto.La decisione dell’Unione delle Camere Penali Italiane, assunta con la delibera del 31 luglio, nasce da diverse questioni. Una delle più importanti riguarda la vicenda del carcere di Perugia-Capanne e la captazione di colloqui tra detenuti e loro avvocati.Ma non c’è soltanto Perugia. Ci sono altre questioni che riguardano il progressivo arretramento delle garanzie nel processo penale e che le Camere Penali denunciano da tempo”.Che cosa è successo a Perugia?Nel carcere di Perugia-Capanne sono stati captati colloqui tra detenuti e loro difensori per un periodo di circa sei mesi.Stiamo parlando di conversazioni che, per la loro stessa natura, devono essere riservate.Una persona detenuta deve poter parlare liberamente con il proprio avvocato. Deve poter raccontare quello che è accaduto, esporre i propri dubbi, riferire fatti anche molto delicati e concordare con il difensore le modalità della propria difesa.Se quella conversazione viene captata o registrata, viene colpito un principio fondamentale del diritto di difesa”.Perché è così importante la riservatezza del colloquio tra avvocato e assistito?Perché senza riservatezza non può esserci una difesa realmente libera.Provo a semplificare.Una persona accusata di un reato deve poter raccontare al proprio avvocato tutto quello che ritiene utile per difendersi.Deve poter dire la verità, anche quando quella verità è difficile o imbarazzante.Se pensa che qualcuno possa ascoltare quella conversazione, potrebbe non sentirsi più libero di parlare.E se l’avvocato non può parlare liberamente con il proprio assistito, viene compromesso il diritto di difesa”.Ma non si tratta di un privilegio degli avvocati?“No.Questo è un punto che vorrei spiegare soprattutto ai cittadini.La riservatezza del colloquio tra avvocato e assistito non serve a proteggere l’avvocato.Serve a proteggere il cittadino che deve difendersi.Oggi può essere una persona detenuta. Domani potrebbe essere chiunque di noi.E c’è anche un altro aspetto che spesso non viene considerato quando si parla delle nostre astensioni.Quando gli avvocati penalisti proclamano un’astensione, sono i primi a rimetterci personalmente anche dal punto di vista economico.L’udienza viene rinviata e l’avvocato non riceve alcun beneficio da quel rinvio. Al contrario, dovrà tornare in Tribunale in una nuova data, con un ulteriore impegno di tempo e di lavoro.E soprattutto, l’astensione non produce alcun vantaggio processuale per il nostro assistito. Quindi non è una scelta che facciamo a cuor leggero e, soprattutto, non è una scelta dalla quale l’avvocato trae un vantaggio personale.Ci assumiamo noi per primi il costo della protesta perché riteniamo che ci siano momenti nei quali sia necessario difendere principi che vanno oltre l’interesse del singolo professionista”.E che cosa avete chiesto alle istituzioni dopo quello che è accaduto a Perugia?“Abbiamo chiesto innanzitutto chiarezza.Il Ministro della Giustizia aveva assunto l’impegno di avviare degli accertamenti sulla vicenda. L’Unione delle Camere Penali ha chiesto di conoscere gli esiti di quegli accertamenti.Vogliamo sapere che cosa è accaduto, come sia stato possibile che una situazione del genere si verificasse e quali siano state le conseguenze.Ma soprattutto vogliamo sapere quali misure siano state adottate affinché episodi di questo genere non possano ripetersi.Perché qui non è in gioco una questione corporativa degli avvocati.È in gioco il diritto di difesa di una persona”.Quindi la protesta non nasce soltanto dal caso di Perugia?“No.La vicenda di Perugia è un fatto particolarmente grave, ma si inserisce in una situazione più ampia.Le Camere Penali hanno richiamato l’attenzione anche sulle intercettazioni, sui sequestri dei dispositivi digitali, sui poteri investigativi, sulla giustizia minorile e sulle condizioni delle carceri.Sono questioni diverse, ma hanno un elemento comune: le garanzie del cittadino davanti al potere dello Stato”.Che cosa significa, concretamente, “garanzie”?“Significa che quando lo Stato accusa una persona di aver commesso un reato deve rispettare delle regole.Significa che deve esserci un giudice terzo e imparziale, che la difesa deve poter svolgere il proprio lavoro, che l’accusato deve poter parlare con il proprio avvocato e che anche chi viene condannato deve essere trattato nel rispetto della dignità umana.Le regole non servono a proteggere i delinquenti.Servono a impedire che lo Stato possa disporre come meglio crede di un cittadino”.Veniamo allora al problema delle carceri. Lei ha avuto modo di vedere direttamente la situazione?“Sì. Il 28 agosto scorso una delegazione della Camera Penale di Tivoli, come accade ormai da diversi anni, si è recata presso la Casa Circondariale “Raffaele Cinotti” di Roma Rebibbia Nuovo Complesso, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Ristretti in agosto”, promossa dall’Osservatorio Carcere dell’Unione delle Camere Penali Italiane (CLICCA E LEGGI L’ARTICOLO DI TIBURNO).Siamo entrati nelle sezioni, abbiamo visto le condizioni nelle quali vivono i detenuti e abbiamo parlato direttamente con loro.Quello che abbiamo visto ci ha confermato quanto sia grave la situazione delle carceri italiane.Il sovraffollamento non è un numero scritto su un documento: quando si entra nelle celle e si vedono gli spazi nei quali sono costrette a vivere più persone, si comprende concretamente che cosa significhi”.Alla visita ha partecipato anche un magistrato del Tribunale di Tivoli?“Sì, ed è stato un fatto che noi tutti della Camera Penale abbiamo apprezzato molto.È stato importante che un magistrato, insieme agli avvocati, abbia potuto vedere direttamente la realtà carceraria.Non è necessario avere sempre la stessa opinione per riconoscere che il carcere è una parte fondamentale del sistema della giustizia penale e che deve essere conosciuto direttamente da chi quel sistema lo amministra.Auspico che in futuro altri magistrati possano unirsi a noi e partecipare a questa iniziativa”.Qualcuno potrebbe chiedere: perché gli avvocati dovrebbero preoccuparsi delle condizioni di chi è in carcere?“Perché l’avvocato penalista ha il compito di difendere i diritti della persona, e questo compito non finisce con la condanna.La Costituzione stabilisce che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.Quindi il carcere non può essere semplicemente un luogo dove una persona viene chiusa e dimenticata.La pena è la privazione della libertà. Non deve diventare la privazione della dignità”.Che cosa c’entra, quindi, la visita a Rebibbia con l’astensione dalle udienze?“C’entra perché l’astensione nasce dalla preoccupazione per le garanzie nel sistema della giustizia penale.La vicenda di Perugia riguarda il diritto di difesa e la riservatezza del rapporto tra avvocato e assistito.La situazione delle carceri riguarda la dignità della persona durante l’esecuzione della pena.Sono due aspetti diversi, ma entrambi ci ricordano che anche quando una persona è accusata o condannata per un reato, lo Stato deve rispettare le regole e la dignità della persona”.C’è qualcosa che l’ha colpita particolarmente durante la visita a Rebibbia?“Mi ha colpito il fatto che una realtà di cui spesso parliamo attraverso numeri e statistiche diventi completamente diversa quando la si vede direttamente.Una cosa è leggere di sovraffollamento e di condizioni difficili. Un’altra è entrare nelle sezioni, parlare con le persone e vedere con i propri occhi gli spazi nei quali vivono.Per questo ritengo che iniziative come quella del 28 agosto siano importanti.Il carcere deve essere conosciuto, non semplicemente raccontato”.Presidente Frattini, quindi perché avete deciso di astenervi dalle udienze?“Per richiamare l’attenzione su tutto questo.Ci siamo fermati perché riteniamo necessario discutere seriamente del funzionamento della giustizia penale.Una giustizia che sia efficace, certamente.Ma anche una giustizia che rispetti le regole, il diritto di difesa e la dignità della persona.La vicenda di Perugia ci ha ricordato quanto sia indispensabile tutelare la riservatezza del rapporto tra difensore e assistito.La visita a Rebibbia ci ha ricordato, nello stesso tempo, che la giustizia penale non finisce con la sentenza e che anche il modo in cui viene eseguita la pena riguarda direttamente lo Stato di diritto.Dietro ogni fascicolo c’è una persona.E anche quando quella persona ha commesso un reato, resta una persona”.L'articolo TIVOLI – Colloqui spiati, sovraffollamento e suicidi in carcere: gli avvocati disertano i processi proviene da Tiburno Tv.