Internet e AI come una droga, a Roma nuovo ambulatorio dipendenze

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Non più solo gaming e social: i chatbot di intelligenza artificiale (AI) hanno già rivoluzionato la vita di bambini e adolescenti impattando su sonno, umore, alimentazione e performance a scuola. Un fenomeno che va a braccetto con quello degli Hikikomori che si isolano in casa e che è difficile da affrontare per le famiglie. Il nuovo ambulatorio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali, punta a dare una risposta competente a tutti questi problemi di dipendenza legati a smartphone, tablet e computer, videogiochi, social network e AI.La novità e l’accesso al servizioLe prime visite sono in programma sabato 3 ottobre, dalle 8.30 alle 13.00, nella sede di Baldelli. L’ambulatorio avrà cadenza settimanale e l’accesso avviene tramite prenotazione al Cup (06.68.18.1), con prescrizione per prima visita di Neuropsichiatria Infantile. Si tratta di un fenomeno legato alla crescente richiesta di assistenza per problemi di salute mentale tra bambini e adolescenti: al Bambino Gesù le consulenze neuropsichiatriche effettuate in Pronto Soccorso sono passate da 155 del 2011 a 1.675 del 2025.Il potere della gratificazione immediata“I bambini e gli adolescenti sono particolarmente sensibili alle gratificazioni immediate”, ricorda Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù. Cosa possono fare gli adulti? “Aiutarli a scoprire che esistono anche forme di piacere che richiedono più tempo ma lasciano qualcosa di più duraturo. Un abbraccio, una carezza, una parola di incoraggiamento, sentirsi ascoltati e riconosciuti possono offrire una gratificazione almeno paragonabile a quella di un like, ma più duratura”, dice lo specialista.Un debutto troppo precoceStando a Save the Children in Italia un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni (32,6%) usa lo smartphone tutti i giorni, quasi il doppio rispetto al 18,4% del 2018-2019. Tra gli 11 e i 13 anni, oltre 3 ragazzi su 5 (62,3%) hanno almeno un account social. L’uso problematico dei social interessa già a 11 anni circa il 15% dei ragazzi e delle ragazze e raggiunge il 20,5% tra le ragazze di 13 anni.I sintomi della dipendenza da AI e tecnologiaTrascorrere molto tempo online non significa avere una dipendenza. A fare la differenza è la capacità di controllarne l’uso e le conseguenze sulla vita quotidiana. Il problema emerge quando bambini e ragazzi non riescono a interrompere o ridurre l’attività digitale nonostante le conseguenze negative. E quando a risentirne sono sonno, rendimento scolastico, amicizie, sport. Ma quali sono i sintomi della dipendenza digitale? Gli esperti del Bambino Gesù segnalano la ricerca continua del dispositivo, forti reazioni di irritabilità o agitazione quando non è disponibile, il progressivo ritiro dalle altre attività e la necessità di trascorrere sempre più tempo online per ottenere la stessa gratificazione. Può contribuire anche la Fomo, la Fear Of Missing Out, la paura di “perdersi qualcosa” quando il dispositivo è spento.Il divieto non bastaAttenzione: vietare o sottrarre lo smartphone o il tablet non basta. L’obiettivo è aiutare bambini e adolescenti a mantenere un equilibrio tra attività digitali e altre esperienze capaci di produrre interesse, piacere e soddisfazione. Anche lasciare spazio alla noia è importante: dall’assenza di uno stimolo continuo possono nascere fantasia, creatività e nuovi interessi, dicono gli specialisti.La dipendenza da chatbotIn questo scenario ormai da qualche anno irrompe l’AI. Secondo Save the Children tra i 15 e i 19 anni quasi uno su tre utilizza l’intelligenza artificiale ogni giorno; il 41,8% dichiara di essersi rivolto all’intelligenza artificiale in momenti in cui si sentiva triste, solo o ansioso e circa il 42% per chiedere consigli su scelte importanti riguardanti relazioni, sentimenti, scuola o lavoro.I chatbot sono sempre disponibili, non giudicano e permettono di parlare anche di argomenti che può essere difficile affrontare con un’altra persona. “Molti ragazzi raccontano di preferire, in alcuni momenti, parlare con un’intelligenza artificiale perché è sempre disponibile e non hanno la sensazione di essere giudicati”, sottolinea Vicari.Ma attenzione se la chat finisce per sostituire le relazioni con gli altri o viene utilizzata come principale interlocutore rispetto a una sofferenza psicologica. “L’AI tende ad accogliere e confermare il punto di vista di chi la interroga, ma non può assumersi la responsabilità della cura né sostituire la relazione con un professionista”, avverte lo specialista.Le indicazioni dei pediatri ai genitori“Come criterio educativo prudenziale proponiamo di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. Non si tratta di soglie biologiche o diagnostiche, ma di indicazioni che possono aiutare le famiglie a proteggere una fase particolarmente delicata dello sviluppo”, conclude Vicari. Ambulatorio dipendenze tecnologie dell’ospedale Bambino Gesù Questo articolo Internet e AI come una droga, a Roma nuovo ambulatorio dipendenze proviene da LaPresse