Londra, il controspionaggio accusa un istituto cinese di finanziare oltre 100 accademici per le spie di Pechino

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LONDRA — Una pagina nuova sul sito dell’MI5, con un’intestazione mai comparsa prima: «Espionage Alert», allerta spionaggio. Sotto, il nome di un istituto di ricerca di Pechino, il China General Technology Research Institute, scritto anche nella sua traduzione alternativa, China Academy of General Technology, perché nessun ateneo possa dire di non averlo riconosciuto. Poi una lettera del ministro della Sicurezza a tutti i rettori del Regno Unito. E in serata, dall’ambasciata cinese a Londra, una nota di poche parole: tutto «interamente fabbricato».È la prima volta che il servizio di sicurezza interna britannico — l’equivalente della nostra Aisi — pubblica da solo, e direttamente al pubblico, un avviso di questo tipo, riferisce Reuters. Il contenuto è secco: lo «scopo primario» dell’istituto è «finanziare ricerca accademica che migliora direttamente la capacità tecnica di spionaggio dell’MSS», il ministero della Sicurezza di Stato, cioè il servizio civile di intelligence di Pechino. Oltre 100 accademici legati a istituzioni britanniche hanno lavorato a progetti pagati con quei fondi. I temi: intelligenza artificiale, cybersicurezza, sistemi di comunicazione occulta e steganografia, la tecnica che nasconde messaggi dentro immagini o file all’apparenza ordinari.Il meccanismo, per come lo descrive l’MI5, non prevede spie in aula. L’istituto finanzia progetti di ricerca in Cina; gli studiosi britannici vi collaborano da lontano e «in alcuni casi potrebbero non sapere» chi paga. Molti, ammette la stessa allerta, hanno agito «in buona fede», perché i legami con l’MSS erano «occultati». Da qui la richiesta: rivedere «immediatamente» ogni collaborazione in corso o pianificata e risalire alla «fonte ultima del finanziamento» di ogni intesa con enti cinesi, perché il ministero di Pechino «non tragga ulteriore beneficio dalle università britanniche».Perché un avviso pubblico, e non una circolare riservata come a novembre 2025, quando l’MI5 mise in guardia i parlamentari dai falsi cacciatori di teste al servizio di Pechino? Perché il destinatario, questa volta, non è una cerchia ristretta ma un sistema intero: decine di università che da anni si finanziano anche con denaro cinese e che oggi ricevono per iscritto la notizia che una parte di quel denaro passava per l’intelligence.La lettera ai rettoriDan Jarvis, ministro della Sicurezza all’Home Office, il Viminale britannico, ha scritto a tutti i vice-chancellor — i rettori — perché il personale chiuda ogni rapporto con l’istituto. «Questa allerta smaschera i tentativi dell’intelligence cinese di trarre beneficio in modo occulto dall’esperienza e dalla ricerca dei nostri accademici, minando la nostra sicurezza nazionale e quella dei nostri alleati», ha detto. Nella stessa lettera ha aggiunto: «I partenariati internazionali sono vitali perché le nostre università e i nostri istituti di ricerca continuino a prosperare, ma agiremo con fermezza per difenderci dalle minacce che affrontiamo».Il risvolto penale sta in una riga dell’avviso. Chi continuasse a collaborare dopo oggi rischia un procedimento sotto il National Security Act 2023, la legge sulla sicurezza nazionale: assistere un servizio di intelligence straniero (fino a 14 anni di carcere) oppure ottenere un beneficio materiale da uno Stato ostile. L’MI5 consiglia a chi volesse proseguire di «prendere un parere legale indipendente». Nessuna università, finora, ha commentato pubblicamente.Pechino nega. L’ambasciata cinese a Londra ha definito l’avviso «interamente fabbricato» e «una calunnia maligna», le stesse parole usate a giugno per respingere l’allerta congiunta dei Five Eyes, l’alleanza di intelligence tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda, sui falsi annunci di lavoro con cui l’intelligence militare cinese avvicinerebbe chi ha accesso a informazioni sensibili. Il governo cinese ha sempre respinto l’accusa di spiare attraverso reti accademiche, commerciali e professionali.Il Washington Post legge nell’allerta uno «straordinario cambio di passo» di un governo che ha deciso di dire in pubblico quanto è larga la minaccia. Lo stesso governo, intanto, ha approvato il progetto della più grande ambasciata cinese d’Europa, a Londra: il cantiere della diplomazia e l’avviso del controspionaggio, nella stessa città, nella stessa settimana di fine settembre.