Mer, 30 Set 2026Secondo la Premier, una volta riclassificate correttamente le somme, il City non avrebbe rispettato i requisiti del Fpf UEFA e avrebbe superato anche i limiti previsti dalle regole finanziarie interne.DiLuca CosentiniCondividi l'articolo(Foto: Matt McNulty/Getty Images)Quasi un miliardo di euro di finanziamenti della proprietà contabilizzati come ricavi commerciali. È questo uno dei numeri più significativi che emerge dalla decisione della Commissione indipendente della Premier League sul Manchester City – consultata da Calcio e Finanza -, relativa ai bilanci delle nove stagioni comprese tra il 2009/10 e il 2017/18.Secondo la ricostruzione della Commissione, il club avrebbe messo in piedi un sistema definito “Disguised Funding Scheme”, attraverso il quale una parte rilevantissima delle somme formalmente attribuite agli sponsor di Abu Dhabi sarebbe stata in realtà finanziata direttamente da Abu Dhabi United Group (ADUG), proprietaria del Manchester City.Nel complesso, nei nove esercizi considerati il City registrò 949,94 milioni di sterline di ricavi da queste sponsorizzazioni. Gli sponsor avrebbero però sostenuto direttamente soltanto 119,25 milioni, mentre altri 830,69 milioni di sterline sarebbero stati versati da ADUG sotto forma delle cosiddette “Tagged Sums” (le somme non versate dagli sponsor). Al cambio attuale, i finanziamenti attribuiti dalla Commissione ad ADUG valgono circa 969,4 milioni di euro.Il punto centrale della contestazione è che queste somme non avrebbero dovuto essere considerate normali ricavi commerciali. Secondo la Commissione, si trattava infatti di apporti della proprietà, che il City avrebbe invece rappresentato come proventi da sponsorizzazione, facendo apparire i ricavi commerciali molto più elevati di quelli effettivamente generati dai partner.Manchester City, quanto arrivava dagli sponsor e quanto da ADUGLa tabella presente all’interno del documento sulla decisione consente di ricostruire anno per anno la differenza tra quanto formalmente contabilizzato come sponsorizzazione, quanto effettivamente sostenuto dagli sponsor e quanto, secondo la Commissione, sarebbe invece arrivato da ADUG:StagioneSponsorizzazioni totaliRicavi da sponsor realiFinanziamenti da ADUG2009/1027,004,5022,502010/1141,2512,7528,502011/1286,7516,0070,752012/13121,7516,00105,752013/14127,5016,00111,502014/15123,2016,00107,202015/16136,1716,00120,172016/17140,5911,00129,592017/18145,7311,00134,73Dati in milioni di sterlineLa sproporzione cresce quindi nettamente nel corso degli anni. Nel 2009/10 gli sponsor versavano direttamente circa un sesto dell’importo contabilizzato; nel 2017/18, su quasi 146 milioni di sterline registrati, soltanto 11 milioni sarebbero stati effettivamente a loro carico, mentre oltre 134 milioni sarebbero arrivati dalla proprietà.Nel complesso, la Commissione ha concluso che i conti del Manchester City abbiano sovrastimato i ricavi per oltre 830 milioni di sterline (quasi 970 milioni di euro), proprio perché somme che avrebbero dovuto essere classificate come contributi di capitale di ADUG furono invece contabilizzate come entrate.Non solo ricavi: anche costi fuori dai contiIl quadro ricostruito dalla Commissione non si limita però alle sponsorizzazioni. Nei bilanci sarebbero stati sottostimati anche alcuni costi sostenuti dalla proprietà per conto del club. La decisione individua spese per oltre 8,866 milioni di sterline, ulteriori 7,4 milioni e altri 500mila euro – in quest’ultimo caso, sterline nel documento – che avrebbero dovuto figurare tra i costi del Manchester City.A queste poste si aggiunge il Fordham Arrangement, relativo ai diritti d’immagine dei giocatori. Secondo la Commissione, 24,5 milioni di sterline furono registrati come ricavi operativi pur rappresentando un apporto di ADUG, mentre 49,414 milioni di sterline di costi operativi non furono contabilizzati come tali. È proprio la combinazione tra ricavi sovrastimati e costi sottostimati ad aver contribuito, secondo la Commissione, a rappresentare per anni una situazione finanziaria significativamente migliore rispetto a quella effettiva.Il nodo del Fair Play FinanziarioIl meccanismo assumeva una rilevanza decisiva ai fini delle regole finanziarie. Gli apporti diretti della proprietà non potevano infatti essere considerati allo stesso modo dei ricavi commerciali nel calcolo del break-even UEFA. La Commissione sostiene che, una volta riclassificate correttamente le somme, il Manchester City non avrebbe rispettato i requisiti del Fair Play Finanziario UEFA negli esercizi contestati e avrebbe superato in misura molto significativa anche i limiti previsti dalle regole finanziarie della Premier League.Il sistema avrebbe inoltre consentito al City già nel 2009/10 di evitare di registrare quella che sarebbe stata allora la più grande perdita annuale nella storia della Premier League, superiore ai 140 milioni di sterline segnati dal Chelsea nel 2006.Developed by 3x1010