Una grana per la Premier: il presidente del City è protetto da immunità diplomatica

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Gio, 1 Ott 2026Khaldoon Al Mubarak gestisce in prima persona Mubadala, il fondo sovrano di Abu Dhabi.DiLuca CosentiniCondividi l'articoloKhaldoon Al Mubarak (Photo by Michael Regan/Getty Images)Le eventuali azioni legali che potrebbero scaturire dal caso Manchester City potrebbero incontrare un ostacolo che va ben oltre ai confini del mondo del calcio.Infatti, come riporta il Financial Times, il presidente del Manchester City, l’emiratino Khaldoon al-Mubarak, gode da sei anni dell’immunità diplomatica. Nel concreto quindi non può essere perseguibile dalla legge inglese né tantomeno dalla Premier League.Al-Mubarak, alto funzionario di Abu Dhabi e presidente del City dal 2008, è stato inserito nel 2020 nell’elenco ufficiale britannico dei diplomatici autorizzati. Questo status conferisce automaticamente l’immunità da qualsiasi indagine penale e, nella maggior parte dei casi, protegge la persona anche da procedimenti civili sul territorio britannico. Ed è in questa categoria che rientra l’indagine avviata nel 2018 che riguarda il Manchester City e le sponsorizzazioni gonfiate dalla proprietà per aggirare le regole in sede di Fair Play Finanziario della Premier League. Modus operandi che è stato usato dal 2009 al 2018, come appurato dalla commissione indipendente a capo delle indagini appena concluse.Se queste conclusioni fossero confermate – il City dal canto suo respinge ogni accusa ed è pronto a fare ricorso – potrebbero portare a ulteriori procedimenti legali. Tra questi potrebbe esserci un’azione civile da parte di altri club di Premier League che ritengono di aver subito un danno sul campo a causa delle condotte del City. Esiste inoltre la possibilità di indagini penali da parte del Serious Fraud Office, della polizia o di altre autorità, secondo alcuni avvocati non coinvolti nel procedimento.Tornando alla posizione di Mubarak e alla sua immunità, al momento a suo carico non c’è nessuna accusa di illecito a titolo personale. E comunque il suo status diplomatico non viene ritenuto dal governo britannico una anomalia visto che si parla di uno dei più fidati consiglieri del presidente degli Emirati Arabi Uniti ed è anche amministratore delegato del fondo sovrano di Abu Dhabi, Mubadala, e dal 2006 presiede l’Executive Affairs Authority di Abu Dhabi, l’equivalente del Cabinet Office britannico. Inoltre, come confermato direttamente da una fonte al Financial Times, Mubarak «è responsabile diplomaticamente anche del dossier britannico, così come di quello cinese… ed è il principale collegamento con l’amministrazione statunitense».Rimane comunque la possibilità, piuttosto concreta, che l’immunità diplomatica di Mubarak possa complicare eventuali successive azioni legali contro il club. Se il Serious Fraud Office dovesse avviare un procedimento penale, dovrebbe farlo sulla base delle leggi contro le frodi in vigore al momento dei presunti illeciti. Tali norme richiedono ai pubblici ministeri di dimostrare che la figura al vertice con il controllo effettivo dell’entità societaria, fosse coinvolta.Nick Vamos, ex responsabile dell’estradizione presso il Crown Prosecution Service, ha affermato che, oltre a godere di una piena protezione dalle accuse penali, Mubarak «avrebbe anche l‘immunità dalle azioni civili relative alle sue funzioni ufficiali». E ha aggiunto che «potrebbe esserci un dibattito sul fatto che le attività in questione rientrassero in tali funzioni oppure fossero esclusivamente questioni private».Le persone inserite negli elenchi diplomatici godono in larga parte dell’immunità dalle controversie civili. In un caso significativo esaminato dai tribunali inglesi nel 2016, l’ex primo ministro del Qatar lo sceicco Hamad bin Jassim Bin Jaber Al Thani riuscì a sostenere in un procedimento separato di non poter essere citato in giudizio in Inghilterra proprio grazie alla propria immunità diplomatica.Anche per questa situazione, le conclusioni della commissione rischiano di mettere sotto pressione i rapporti tra Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti. Nel 2021, i due Paesi hanno lanciato una partnership per gli investimenti sovrani, con Mubadala come principale investitore. L’accordo ha successivamente generato 30 miliardi di sterline di impegni di investimento degli Emirati nel Regno Unito, supervisionati da Mubarak.Developed by 3x1010