WASHINGTON — Una lettera di poche righe, firmata dal cancelliere della Corte Suprema Scott Harris e spedita lunedì 28 settembre agli avvocati delle parti: «Il giudice Alito ha stabilito che non continuerà a partecipare a questo caso». Nessuna motivazione. Il caso è Suncor Energy contro la contea di Boulder, il primo processo sul clima che la massima corte americana discuterà nel merito, in udienza lunedì 5 ottobre, primo appuntamento del nuovo anno giudiziario. Il giudice è Samuel Alito, 76 anni, nominato da George W. Bush nel 2006, da settimane sotto tiro per le sue azioni nel petrolio. La notizia l’ha battuta l’Associated Press nel pomeriggio di Washington (le 22:42 in Italia).La ricusazione cambia l’aritmetica. Restano otto giudici, e la maggioranza conservatrice passa da 6-3 a 5-3: un pareggio 4-4 è possibile, e in quel caso resterebbe in vigore la sentenza della Corte Suprema del Colorado favorevole a Boulder, senza che Washington fissi alcun principio valido per tutto il Paese. Decine di cause analoghe, intentate da Stati, città e contee contro le compagnie petrolifere, pendono nei tribunali americani; i risarcimenti in gioco valgono miliardi di dollari.Il fascicolo nasce il 17 aprile 2018, quando la città e la contea di Boulder, in Colorado, citano Suncor ed ExxonMobil accusandole di aver ingannato il pubblico sul ruolo dei combustibili fossili nel riscaldamento globale. Il 12 maggio 2025 la Corte Suprema del Colorado dà ragione a Boulder per 5 voti a 2 e respinge la tesi delle società, secondo cui il diritto federale prevale su quello statale — la cosiddetta preemption — e le azioni locali sono precluse. Le compagnie ricorrono a Washington, che il 23 febbraio 2026 accetta il caso. L’amministrazione Trump è schierata con le petrolifere: l’avvocatura dello Stato federale, il Solicitor General, ha depositato una memoria e parlerà in udienza. Sul tavolo ci sono circa 70 memorie di terzi. Novanta parlamentari democratici, guidati dal senatore Sheldon Whitehouse e dalla deputata Pramila Jayapal, sostengono Boulder: accettare la tesi delle società «trasformerebbe qualsiasi regime regolatorio di un’industria nazionale in uno scudo automatico contro la responsabilità».Le azioni in ConocoPhillipsAlito non possiede titoli né di Exxon né di Suncor. Possiede però azioni di ConocoPhillips e Phillips 66 — «migliaia di dollari», secondo le sue dichiarazioni patrimoniali del 2025 — e di altre cinque società dell’energia. A inizio settembre l’associazione Consumer Watchdog ha pubblicato un rapporto che cita i documenti agli azionisti delle due compagnie: entrambe avvertono gli investitori che il contenzioso climatico può incidere sui conti, entrambe sono convenute in cause simili a quella di Boulder. Una vittoria di Exxon e Suncor le avrebbe protette di riflesso.Qui i conti non tornano. Interpellata da NBC News, una portavoce della Corte aveva risposto che «il giudice Alito non ha un interesse finanziario in alcuna delle parti» e che il consulente legale della Corte lo aveva avvisato che «la sua ricusazione non è richiesta». Eppure nel 2023, quando le stesse compagnie avevano chiesto una prima volta alla Corte di occuparsi del caso, Alito si era ricusato: «inavvertitamente», secondo la stessa portavoce. Perché allora tirarsi indietro adesso, a una settimana dall’udienza? La lettera non lo dice, e Alito non ha commentato. Il codice etico che la Corte si è data nel 2023 prevede la ricusazione quando il giudice ha un interesse finanziario «nell’oggetto della controversia», non solo nelle parti in causa.Consumer Watchdog ha rivendicato il risultato. «La ricusazione del giudice Alito è la decisione giusta, e avrebbe dovuto prenderla dall’inizio», ha detto la direttrice delle campagne Alexandra Nagy. «Il pubblico non dovrebbe chiedersi se gli investimenti personali di un giudice possano trarre vantaggio da una sentenza che mette l’industria fossile al riparo dalle responsabilità». ExxonMobil e Suncor non hanno commentato la ricusazione. La loro posizione sul merito è agli atti: «La politica climatica non dovrebbe essere fissata attraverso azioni frammentarie nei tribunali statali», ha ripetuto Exxon; il loro avvocato Kannon Shanmugam sostiene che esistono «certi ambiti in cui il diritto statale non può applicarsi».Per Boulder, ora, il traguardo non è vincere ma non perdere: un pareggio basta a tenere in piedi la sentenza del Colorado. Ma l’esito, avverte la CNN, non è scontato: nei casi di preemption la Corte si divide spesso fuori dagli schieramenti consueti tra conservatori e progressisti. Il 5 ottobre, nell’aula di marmo di First Street, ci saranno otto poltrone occupate e una vuota. Chi l’abbia lasciata libera si sa; il perché, per ora, no.