Milano 2027, nel Centrodestra si rafforza Sardone (piace a FdI) e calano le chance di Perego. Forza Italia ‘ricompensata’ su altre città

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Una fumata nera che profuma di tensioni interne, calcoli elettorali e necessità di “coprirsi” a destra. Il pranzo di ieri nella casa romana al Torrino di Giorgia Meloni, a cui hanno partecipato Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, doveva essere anche l’occasione per sbloccare la partita sul candidato sindaco del Centrodestra per Milano 2027. Si è risolto, invece, in uno stallo politico che fotografa una coalizione paralizzata dai veti incrociati. Una situazione speculare a quella della sinistra, ancora in cerca dell’erede di Beppe Sala e persino delle modalità per sceglierlo.Ufficialmente, Forza Italia continua a fare asse sul nome di Matteo Perego di Cremnago, attuale sottosegretario alla Difesa. “È il miglior candidato possibile, è milanese e ha una grande esperienza in materia di sicurezza, che oggi è il primo problema dei cittadini”, ha ribadito in serata il leader azzurro Antonio Tajani, tentando di blindare la proposta. Di contro, la Lega ha risposto rilanciando la candidatura interna dell’eurodeputata Silvia Sardone, mentre Fratelli d’Italia ha preferito non scoprire le proprie carte, restando alla finestra.Dietro la superficie di questa ordinaria dialettica di coalizione, tuttavia, i reali motivi del blocco leghista affondano le radici in uno scenario molto più complesso. Secondo quanto si apprende da fonti vicine ai tavoli delle trattative, il muro alzato da Matteo Salvini contro il moderato Perego di Cremnago risponde a una precisa strategia di sopravvivenza politica sul territorio milanese e lombardo.Il segretario del Carroccio da un lato vorrebbe arrivare al congresso che ne celebrerà la rielezione con alcuni trofei politici e una candidatura leghista sotto la Madonnina – si ragiona in via Bellerio – servirebbe a rinfrancare militanti ed elettori. Dall’altro Salvini teme che un candidato dal profilo marcatamente istituzionale e centrista possa lasciare sguarnito il fianco più radicale del perimetro di Centrodestra, aprendo una prateria a una concorrenza interna temibilissima. Gli occhi sono tutti puntati sulla galassia che ruota attorno a Roberto Vannacci e, nello specifico, a Carmelo Burgio, generale in congedo ed ex comandante delle scuole dell’Arma dei Carabinieri, figura di indiscusso prestigio e specchiata popolarità nei settori più destrorsi e sensibili ai temi della sicurezza.Per questo motivo, Salvini non può cedere sul nome di Perego. Il leader leghista ha assoluto bisogno di un profilo di rottura e fortemente identitario – come quello di Sardone, da sempre in prima linea sulle battaglie contro l’insicurezza e le periferie degradate – per arginare la potenziale emorragia di voti verso destra e neutralizzare la minaccia della fronda “vannacciana”. Tesi parzialmente condivisa da Fratelli d’Italia che però, rispetto a Lupi (nonostante il nome sia stato avanzato più volte dal presidente del Senato Ignazio La Russa), vede nell’azzurro Perego una possibile figura di sintesi.A ciò si aggiunge la necessità di trovare una quadra più ampia tra gli alleati che comprenda anche le altre grandi città al voto, da Roma a Torino, da Napoli a Trieste e Bologna.I leader si riaggiorneranno nei prossimi giorni, ma l’impressione è che la partita per Palazzo Marino non sia solo una sfida al Centrosinistra per la successione a Beppe Sala, ma un vero e proprio regolamento di conti interno per l’egemonia della destra italiana. E a Milano, per ora, tutto resta immobile.L'articolo Milano 2027, nel Centrodestra si rafforza Sardone (piace a FdI) e calano le chance di Perego. Forza Italia ‘ricompensata’ su altre città proviene da Nicolaporro.it.