Europa occidentale, l’estate 2026 è la più calda mai registrata: 32.000 morti in eccesso in un solo mese

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BRUXELLES — Più di metà dell’Europa con una temperatura percepita sopra i 38 gradi. È il dato che apre il bilancio dell’estate 2026 diffuso oggi dal servizio climatico europeo Copernicus: il 52% del continente ha subito uno stress da caldo «molto forte», un’estensione mai registrata prima. Per l’Europa nel suo insieme è stata la terza estate più calda; per l’Europa occidentale la più calda di sempre, con una media di 21,69 gradi, 2,54 sopra la norma del periodo 1991-2020. Diversi Paesi hanno chiuso la stagione ai loro massimi storici. Il conto umano si misura in decine di migliaia di morti in eccesso.Il meccanismo che quel numero svela lo ha spiegato Samantha Burgess, responsabile per il clima del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, l’ente che gestisce Copernicus: «Ciò che spicca nel 2026 è che il caldo non è stato notevole solo per l’intensità, ma anche per l’estensione geografica». E ancora: «Non è stato un singolo record. È stato il modo in cui più record sono comparsi insieme in tutto il sistema climatico». Circa l’80% del continente ha sopportato uno stress da caldo «forte» — oltre 32 gradi percepiti — per 41 giorni, altro primato. Quattro delle dieci ondate di calore più severe mai misurate in Europa appartengono a questa estate, anche se la più grave resta quella dell’agosto 2003, un confronto che Copernicus stesso tiene a ricordare.Poi i morti. Fra metà luglio e metà agosto EuroMomo, la rete europea che monitora la mortalità settimanale, ha contato oltre 32.000 decessi in eccesso in 23 Paesi, riferisce l’AFP. In Germania il Robert Koch Institut — l’istituto federale di sanità pubblica, l’equivalente del nostro Istituto superiore di sanità — ha attribuito al caldo 14.000 morti fino al 9 agosto, il dato più alto da quando la serie è iniziata nel 2016. I più colpiti gli over 75. Il caldo, ricorda il centro europeo, è la prima causa di mortalità legata al meteo nel mondo.Il Reno al minimo storicoPerché la portata dei fiumi finisce in un bollettino sul clima? Perché a luglio il Reno è sceso al minimo storico, con Senna e Danubio poco sopra, e sui fiumi europei viaggiano le merci, si irrigano i campi, si raffreddano i reattori nucleari e girano le turbine idroelettriche. La portata complessiva dei corsi d’acqua è la più bassa dall’inizio delle serie, nel 1992. A fine agosto quasi metà del continente era in siccità; i Paesi Bassi a luglio hanno dichiarato il livello nazionale 2 di scarsità idrica, con divieti progressivi di prelievo dalle acque superficiali per l’irrigazione. Le condizioni di siccità in Europa, annota Copernicus, crescono da 45 anni.Il conto economico lo ha dato lunedì 28 settembre il commissario europeo all’Agricoltura Christophe Hansen: fra 14 e 17 miliardi di euro di danni ai raccolti dell’Unione per caldo e siccità. Secondo un’analisi della banca olandese Triodos ripresa da Bloomberg, le cinque ondate di calore della stagione, con punte oltre i 45 gradi, potrebbero costare circa l’1% del prodotto interno lordo dell’Unione, intorno a 180 miliardi di euro, soprattutto per la perdita di produttività del lavoro: quasi tutta la crescita attesa per il 2026, stimata all’1,1%. Il mais francese è ai minimi da quarant’anni; nel Regno Unito calano grano, orzo e avena.La partita, per i governi, si è così spostata dal termometro al bilancio. E non tutti leggono allo stesso modo la risposta di Bruxelles: il governo ungherese ha criticato l’Unione per gli oneri che, a suo dire, la gestione della siccità scarica sugli agricoltori. Dal Consiglio e dal Parlamento europeo non risultano per ora reazioni al bollettino.Burgess ha chiuso il briefing con una frase che vale da previsione: «L’estate 2026 ha dimostrato come lo stress da caldo stia diventando sia più diffuso sia più persistente». Quarantuno giorni, quest’anno. Il primato dell’agosto 2003, intanto, resiste ancora.