Sars-CoV-2, le due fughe | Parte 3 | Carta Bianchi

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Marzo 2020. Mezzo mondo è chiuso in casa quando da Pechino parte un tweet destinato a fare il giro del pianeta. Lo firma Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri cinese, e il senso è brutale nella sua semplicità: e se a portare l’epidemia a Wuhan fosse stato l’esercito americano? Nel giro di poche ore la macchina di Stato lo rilancia, dal Global Times alla televisione nazionale. Da quel momento l’origine del SARS-CoV-2 smette di essere una questione per virologi e diventa una partita di potere, in cui non conta più da dove arrivi il virus ma chi riesce a imporre la propria versione dei fatti.Washington indica Wuhan. Pechino risponde indicando un altro laboratorio, che chi ha seguito le prime due puntate conosce bene: Fort Detrick, nel Maryland, lo stesso da cui partì l’antrace delle lettere del 2001. Il ponte tra le due sponde ha un nome preciso, i Military World Games dell’ottobre 2019: diecimila atleti in divisa arrivati a Wuhan da oltre cento Paesi. Molti torneranno a casa con un’influenza fuori dal comune. Tra loro c’è lo spadista olimpionico Matteo Tagliariol: “Ho 37 anni, sono sportivo, sono stato davvero molto male rispetto ai miei standard. Nel mio appartamento a Wuhan tutti gli atleti si sono ammalati, più o meno con gli stessi sintomi: tosse, due o tre giorni di febbre molto alta, poi tra 37 e mezzo e 38 per più di due settimane”. Dalla delegazione francese arriva la stessa storia. La pentatleta Élodie Clouvel ricorda le parole di un medico militare: “Penso che l’abbiate già avuto, perché gran parte della delegazione si è ammalata”.Il virus prima del virusSemplici coincidenze, forse. Ma a novembre 2020 l’Istituto nazionale dei tumori di Milano pubblica il riesame di quasi mille campioni di sangue raccolti tra settembre 2019 e marzo 2020 per uno screening sul tumore al polmone: anticorpi contro il nuovo coronavirus compaiono già nei prelievi di settembre e ottobre 2019. Oltreoceano, l’ex direttore dei CDC Robert Redfield ammette davanti al Congresso, sotto giuramento, che alcuni decessi attribuiti all’influenza comune potrebbero essere stati in realtà da SARS-CoV-2. Se il virus girava in Occidente prima del focolaio cinese, la tesi di Pechino non si può più archiviare come semplice propaganda.Il mosaico si allarga seguendo un’inchiesta delle Iene. Nel 2018 la rivista di virologia del laboratorio di Wuhan pubblica uno studio su un coronavirus dei pipistrelli capace di infettare direttamente l’uomo, individuato su campioni prelevati a Jinning, a oltre mille chilometri dalla città. Tra i finanziatori compare il NIAID di Anthony Fauci, con più di tre milioni di dollari tra il 2014 e il 2018, mentre nel comitato scientifico della rivista siede Sina Bavari, direttore scientifico dell’USAMRIID, il centro militare di Fort Detrick che studia le contromisure alla guerra biologica. “Non si può escludere che possa essere un progenitore”, osserva l’infettivologo Matteo Bassetti: “si è detto da principio che questo virus viene dai pipistrelli, quindi potrebbe appartenere agli stessi virus che erano stati isolati precedentemente”.Estate 2019, a un passo da WashingtonPoi c’è l’estate che precede la pandemia. A luglio 2019 i CDC ordinano la chiusura del laboratorio di massima sicurezza dell’USAMRIID per un incidente di biocontenimento, invocando “motivi di sicurezza nazionale”. È una formula che chiude ogni discussione. Negli stessi giorni, a poche decine di miglia, una misteriosa malattia respiratoria colpisce una casa di riposo in Virginia: 54 persone malate in undici giorni, due morti, e secondo il telegiornale della ABC nessun indizio su come sia scoppiata. Due giorni dopo tocca a una seconda struttura nella contea di Fairfax. Cosa lega quei focolai a Fort Detrick? Il filo che il podcast prova a seguire passa per un ospedale militare, una festa dei marines e una delegazione partita per Wuhan.Il 12 giugno 2026 la direttrice uscente dell’intelligence americana, Tulsi Gabbard, desecreta documenti secondo cui il governo degli Stati Uniti ha finanziato per anni oltre centoventi laboratori biologici in più di trenta Paesi, Ucraina compresa, con attività legate al guadagno di funzione. Per anni chi faceva domande su quella rete si era sentito rispondere con una sola parola: complotto. Ed è qui che la terza puntata allarga lo sguardo, tra una simulazione pandemica andata in scena a New York proprio nel giorno in cui a Wuhan si aprivano i Giochi e lo scandalo che costrinse una delle riviste mediche più autorevoli del mondo a ritrattare uno studio in due settimane.La pistola fumante non c’è, e gli autori lo dicono senza giri di parole. Resta però una domanda che va oltre il luogo in cui è nato il virus. “Quando non puoi più impedire a qualcuno di dire una cosa, ti è sufficiente far tappare le orecchie a chi ascolta”.Il racconto completo, con le testimonianze, le date e i collegamenti che qui abbiamo solo accennato, è nella terza e ultima puntata della nostra trilogia sull’origine del Covid. PRIMO EPISODIOSECONDO EPISODIOThe post Sars-CoV-2, le due fughe | Parte 3 | Carta Bianchi appeared first on Radio Radio.