Dopo le dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva invitato a distinguere tra la condanna a 10 anni dei tre imputati e il ruolo dell’Egitto, arriva anche la posizione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sulla sentenza Regeni. Meloni ha ribadito la vicinanza del governo alla famiglia del ricercatore italiano e alla sua richiesta di fare piena luce sulla vicenda. «Voglio ribadire la mia vicinanza ai familiari, alla loro richiesta che è anche la nostra, di verità e giustizia», ha dichiarato. La premier ha quindi sottolineato che il procedimento non si è ancora concluso definitivamente. «La sentenza non è ancora passata in giudicato – prosegue -, quindi tutto andrà fatto nei modi e nei tempi in cui sarà necessario farlo».Il tema centrale resta però quello dei rapporti tra Roma e il Cairo. Le opposizioni, ma anche la famiglia Regeni, hanno chiesto di «chiudere le relazioni con l’Egitto», mentre il governo sostiene che mantenere aperti i canali diplomatici e politici possa essere utile per continuare a esercitare pressione e ottenere elementi utili all’accertamento della verità. «In questa ricerca noi abbiamo sempre utilizzato tutti i canali», ha spiegato Meloni, ricordando anche il ricorso agli strumenti politici e diplomatici nei rapporti con il Cairo. La premier ha quindi espresso perplessità sull’ipotesi di interrompere i rapporti con le autorità egiziane: «Ho un po’ il dubbio che chiudendo quei canali noi ci avviciniamo ai nostri obiettivi piuttosto che allontanarci da quegli obiettivi».I difensori degli 007 egiziani pronti al ricorso in appello: il nodo prescrizioneNel frattempo, le difese dei tre 007 egiziani condannati sono pronte a impugnare la sentenza in Appello. È quanto emerge all’indomani della decisione con cui la Corte d’Assise di Roma ha inflitto dieci anni di carcere per sequestro di persona al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto. Il ricorso in secondo grado potrebbe portare a un nuovo passaggio davanti alla Corte costituzionale, dopo quelli già affrontati sulla questione dell’assenza degli imputati e delle consulenze di parte. I difensori degli ufficiali egiziani intendono infatti chiedere ai giudici di sollevare una questione di legittimità costituzionale riguardo alle norme introdotte dalla riforma Cartabia. In particolare, contestano il fatto che gli avvocati di imputati assenti non possano presentare ricorso senza una procura speciale firmata dagli stessi imputati. Secondo i legali d’ufficio, questa previsione potrebbe entrare in conflitto con il diritto di difesa. La questione rischia quindi di allungare ulteriormente i tempi del procedimento. Stando a quanto filtra, un eventuale processo d’appello potrebbe non iniziare prima di due anni. Un aspetto tutt’altro che secondario, perché si affaccerebbe il tema della prescrizione (12 anni). Foto copertina: ANSA / FILIPPO ATTILI | La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ospite di BrunoVespa su Rai1 nella trasmissione Porta a porta, Roma, 22 settembre 2026L'articolo Regeni, Meloni dopo la condanna dei tre 007 egiziani: «Dubito che chiudere i canali con il Cairo ci avvicini alla verità» proviene da Open.