BRUXELLES — «Ho detto: non mandiamo fuori il gasolio. Ne produciamo tanto». Donald Trump lo ha detto martedì scorso al Palazzo di Vetro di New York, a margine dell’Assemblea generale dell’Onu, e lo ha ripetuto nel fine settimana ai cronisti vicino a Chicago: «Ci stiamo pensando molto seriamente, potremmo farlo». Il presidente americano parla di un divieto di esportazione del diesel, con la media nazionale alla pompa salita venerdì al record di 6,50 dollari al gallone (1,72 al litro), da 5,61 di un mese fa.Una settimana dopo, Bruxelles si muove per non farsi trovare scoperta. Dan Jørgensen, commissario europeo all’Energia, ha scritto ai ministri dei 27 una lettera — vista dall’AFP — in cui definisce le scorte di gas «eccezionalmente basse» e li invita «a considerare di adottare o mantenere misure che possano ridurre la domanda di gas ed elettricità per tutto il tempo necessario»: meno elettricità nelle ore di punta, termosifoni più bassi negli edifici pubblici, flessibilità sull’obbligo di riempire gli stoccaggi all’80%. L’Europa compra dagli Stati Uniti circa metà del gasolio che importa, ed è per questo che una frase detta a New York finisce nell’agenda dei ministri europei.La lettera non parla di emergenza: nessun rischio immediato per la sicurezza degli approvvigionamenti, precisa il commissario, che ha però attivato il gruppo di coordinamento europeo sul petrolio. I numeri, intanto: prezzi del gas più che raddoppiati dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, stoccaggi ai livelli più bassi dal 2013, circa 77,6 miliardi di metri cubi. «Ho mandato un segnale molto chiaro alla mia controparte americana e anche all’opinione pubblica», ha detto Jørgensen ai cronisti, in dichiarazioni riprese dalla Tass, agenzia di Stato russa: «non è nell’interesse di nessuno, né degli Usa né nostro, non avere il flusso di energia più libero possibile in questi tempi difficili».La riunione di DublinoI ministri dell’Energia dell’Unione si sono ritrovati oggi a Dublino, in una riunione informale sotto presidenza irlandese, senza decisioni in agenda: quelle sono rinviate al Consiglio Energia di ottobre, dedicato in gran parte alla sicurezza degli approvvigionamenti. Il padrone di casa, il ministro irlandese Darragh O’Brien, ha provato a smorzare: «Dalle informazioni che ho raccolto a Washington la settimana scorsa non sembra esserci una spinta a farlo. Non sembra una cosa che accadrà». Un divieto, ha aggiunto, avrebbe «un impatto per gli Stati Uniti stessi».Da Washington, in effetti, i segnali sono contrastanti. Scott Bessent, segretario al Tesoro, ha confermato che si sta esaminando «se sia fattibile in termini di capacità di raffinazione e se un divieto totale o parziale possa funzionare». Chris Wright, segretario all’Energia ed ex amministratore delegato di un gruppo di servizi petroliferi, ha frenato: «Lo strumento grezzo del divieto di esportare gasolio non funziona di sicuro»; «nessuno vuole un blocco totale», si discute «del modo più efficiente per portare più gasolio negli Stati Uniti». Wright ha sondato i grandi raffinatori su una restrizione volontaria. Un funzionario della Casa Bianca ha smentito il piano di stop di 90 giorni circolato la settimana scorsa — che aveva fatto cadere i futures del gasolio e i titoli dei raffinatori — e la linea ufficiale è che il presidente «sta valutando tutte le opzioni».Perché un divieto fa così paura a Bruxelles, se gli Stati Uniti producono «tanto» gasolio? Perché quel gasolio è già venduto: l’export americano vale circa il 40% del consumo interno, spiega Rachel Ziemba del Center for a New American Security, e le scorte di distillati sono scese a 107,9 milioni di barili, il minimo da oltre quarant’anni, mentre i droni ucraini colpiscono le raffinerie russe e gli impianti mediorientali sono danneggiati dalla guerra. Trattenere il diesel in patria, calcola la società di analisi Wood Mackenzie, riempirebbe i depositi ma costringerebbe le raffinerie a tagliare le lavorazioni, colpendo Europa e America Latina; l’unico grande produttore con capacità inutilizzata è la Cina.Ma la partita di Trump si gioca a novembre, non a Rotterdam: alle elezioni di metà mandato il costo della vita è la prima preoccupazione per il 47% degli americani, e i repubblicani sono in svantaggio sull’economia. Da qui le pressioni del senatore Chuck Grassley dell’Iowa («incoraggio il presidente a imporre un embargo temporaneo con atto esecutivo») e del collega dell’Alaska Dan Sullivan, mentre la Camera di commercio e la Business Roundtable hanno scritto al presidente per dire no. «Il gasolio si scambia su un mercato mondiale», ha ricordato Patrick De Haan, analista di GasBuddy: «forzare il prezzo giù significa meno offerta».