TAIPEI — Davanti allo Yuan legislativo, il Parlamento di Taiwan, il ministro della Difesa Wellington Koo ha scelto in mattinata le parole della calma: «Sulle vendite di armi siamo in discussione continua con gli americani. Non abbiamo ricevuto alcuna notifica di cambiamenti nelle vendite o nella nostra cooperazione». Ha aggiunto di avere avuto da Washington l’assicurazione che la politica verso l’isola non è cambiata. Sul tavolo, però, ci sono un pacchetto record da 14 miliardi di dollari, 66 caccia F-16V già pronti e due presidenti, Donald Trump e Xi Jinping, che negli ultimi quattro mesi si sono incontrati due volte.L’intesa da 14 miliardi è ferma da maggio, riferisce l’Associated Press: Pechino aveva premuto perché fosse bloccata, soprattutto durante il vertice fra Trump e Xi nella capitale cinese, e dopo quell’incontro gli Stati Uniti l’hanno sospesa. Trump ha poi definito le vendite di armi a Taiwan un «ottimo strumento di negoziato» con la Cina. È questo che alimenta a Taipei il timore che le forniture possano fermarsi del tutto. A Taipei il pacchetto conta meno del segnale: Washington ha messo le armi per l’isola sul tavolo dove tratta con Pechino.La stanza decisiva è stata la Casa Bianca, la settimana scorsa, durante la visita di Stato di Xi. Nei colloqui privati, secondo i media statali cinesi, il presidente cinese ha chiesto a Trump di opporsi all’indipendenza di Taiwan. La nota ufficiale del ministero degli Esteri di Pechino indica l’isola come centrale per «riunificazione nazionale e integrità territoriale» e aggiunge che «si auspica che la parte statunitense aderisca alla posizione corretta di opporsi all’indipendenza di Taiwan e gestisca la questione con cautela». Interpellata dal Washington Times su che cosa avesse risposto Trump, una portavoce della Casa Bianca non ha replicato.Ieri il quadro si è complicato. L’ambasciatore americano a Pechino, David Perdue, aveva raccontato che Trump aveva chiesto a Xi se volesse comprare armi americane. Lunedì il presidente ha smentito, ha mostrato di non capire la domanda — suggerendo che il diplomatico confondesse Cina e Taiwan — e poi ha concluso che «forse è una buona idea» rivolgere l’offerta a Pechino.Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun non ha confermato le parole di Perdue e si è limitato a dire che la Cina rafforza le proprie capacità di difesa in base alle sue necessità ed è impegnata per la pace e la stabilità. Perdue, dal canto suo, nega che il rallentamento serva ad accontentare Xi: «Prima, il presidente Trump ha già approvato 11 miliardi».I 66 caccia in attesaIl dossier più concreto è quello dei 66 F-16V: la produzione è arrivata allo stadio in cui gli aerei sono pronti alla consegna, prevista in origine per il 2024 e slittata per la pandemia e per problemi sulla linea di montaggio. Perché Washington può vendere caccia a un’entità che non riconosce come Stato? Perché una legge del Congresso la vincola a garantire all’isola la capacità di difendersi, e gli Stati Uniti ne restano il maggiore alleato informale. Taiwan sostiene di comprare armi per resistere a un’invasione; l’Esercito popolare di liberazione invia caccia e navi verso l’isola quasi ogni giorno.Il fronte interno non aiuta. Il presidente Lai Ching-te spinge un piano di spesa militare da 40 miliardi di dollari e ha promesso una difesa oltre il 3% del Pil nel 2026, ma le opposizioni hanno bloccato la legge dieci volte. Patricia Kim, della Brookings Institution di Washington, legge il congelamento dalla parte cinese: Pechino non voleva l’immagine di una vendita approvata a ridosso del viaggio di Trump in Cina.Il calcolo che tiene tutto insieme lo spiega Ma Chun-wei, professore alla Tamkang University di Taipei: «Ci sono altri due vertici Usa-Cina in calendario entro l’anno, quindi credo che nessuna delle due parti voglia rompere davvero, e la questione di Taiwan sarà messa temporaneamente da parte». Le vendite, aggiunge, «saranno comunque inevitabili in futuro». Per John Tkacik, ex diplomatico americano, «l’ambivalenza pubblica» di Trump su Taiwan «è sconcertante». Koo, intanto, continua a trattare contratto per contratto. E aspetta la notifica che dice di non avere ricevuto.