Figliuolo ammette sui vaccini Covid in Commissione ▷ “È chiaro che oggi le evidenze sono diverse”

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“A me nessuno allora disse: guarda che probabilmente la vaccinazione non previene il contagio”.A parlare in commissione covid è l’ex commissario straordinario Francesco Figliuolo, succeduto a Domenico Arcuri in veste di vertice per la solvenza in termini rapidi della campagna vaccinale, rafforzata dall’obbligo legale del governo Draghi.Nell’estate del 2021 l’Italia inseguiva l’immunità di gregge tra hub vaccinali, open day e l’arrivo del Green Pass. Il messaggio rivolto ai cittadini era netto: vaccinarsi significava proteggere se stessi e chi ci sta accanto, fermare la circolazione del virus, riportare i ragazzi in classe. Cinque anni dopo, la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid torna su quelle parole e le mette a confronto con ciò che la comunità scientifica sapeva, o sospettava, già allora. Al centro c’è la questione più delicata di tutte: se i vaccini impedissero davvero il contagio, e non soltanto la malattia grave.Le parole di quell’estateLa deputata di Fratelli d’Italia Alice Buonguerrieri interroga Figliuolo partendo da una sua frase del luglio 2021, pronunciata davanti a un gruppo di cittadini che protestavano contro l’obbligo vaccinale fuori da un hub di Torino: “Ognuno farà le sue scelte in base alla sua coscienza, vaccinandosi salviamo la nostra vita e quelle di chi sta vicino, bisogna informarsi dal punto di vista scientifico”. Quindi la domanda: “Dai lavori della Commissione è emerso, in maniera ormai tombale, che il vaccino non preveniva il contagio. Siccome lei faceva riferimento a evidenze scientifiche, le chiedo sulla base di quali evidenze facesse queste dichiarazioni, tenuto conto del fatto che non mi risulta sia laureato in medicina”.La risposta del generale si muove tra il senno di poi e il peso del mandato ricevuto. “È chiaro che oggi si hanno evidenze diverse da quelle che si potevano avere ieri. Oggi uno legge dichiarazioni seduto tranquillo. Ieri io ero stato investito di un compito, quello di portare a casa le vaccinazioni, non per mio diletto ma perché la comunità scientifica allora era convinta che con i vaccini si potessero salvare coloro che, una volta presa la malattia, avrebbero avuto gli esiti più nefasti. Poi è emerso che con la variante Omicron il vaccino schermava poco dalla diffusione del contagio”. Omicron, individuata nel novembre 2021, sarebbe arrivata mesi dopo quelle dichiarazioni, e Figliuolo lo riconosce: “Con questo non è che mi voglia giustificare”. Accanto a lui c’era il consulente sanitario, il professor Guido Rasi, già direttore esecutivo dell’Agenzia europea del farmaco, e le valutazioni passavano da riunioni almeno settimanali con il Ministero della Salute e l’AIFA: “Su molti dei vaccini la rolling review si è fatta sul campo, perché non va dimenticato che sono stati prodotti in un anno. Io avevo il compito di coordinare e portare a termine la campagna vaccinale, l’abbiamo fatta, e credo che l’Italia sia stata un benchmark mondiale”. “Dai lavori della Commissione è emerso che il fatto che il vaccino non prevenisse il contagio era noto, sulla base di studi scientifici, fin dal principio”, ribatte Buonguerrieri, “non metto in discussione la sua buona fede”. Capitolo AstrazenecaMa il passaggio più pesante dell’audizione riguarda la primavera del 2021, quando il vaccino AstraZeneca, a vettore adenovirale, venne associato a rari casi di trombosi soprattutto nelle donne giovani, e le indicazioni sull’età cambiarono più volte mentre le Regioni organizzavano open day aperti anche ai maggiorenni. Buonguerrieri cita gli audio delle riunioni del Comitato tecnico scientifico acquisiti dalla Commissione. Il 9 giugno 2021 l’immunologo Sergio Abrignani chiedeva uno stop netto: “Occorre dare un messaggio chiaro, al di sotto dei 60 anni non si fa più. Finiremo la campagna vaccinale più tardi, ma risparmiamo morti”. Il giorno dopo moriva Camilla Canepa, 18 anni, di Sestri Levante, vaccinata con AstraZeneca durante un open day di fine maggio. L’11 giugno, in una nuova riunione, l’allora segretario del CTS Fabio Ciciliano pronunciava parole durissime: “Se si fosse lavorato in maniera diversa, questa ragazza non sarebbe morta”. Lo stesso giorno il vaccino venne riservato agli over 60.La deputata chiede perché l’allora ministro della Salute Roberto Speranza abbia continuato a spingere sulla campagna nonostante le obiezioni, definendola “un patrimonio che non può essere macchiato in alcun modo”, e se il generale fosse a conoscenza di pressioni simili a quelle denunciate dall’allora presidente dell’AIFA Giorgio Palù in una telefonata diventata pubblica per un microfono rimasto aperto, in cui si parlava di “desiderata e insistenze ministeriali” per abbassare le fasce d’età.Figliuolo ridimensiona anzitutto la propria presenza a quei tavoli: “Io ho partecipato a una sola riunione del CTS, credo sia quella di cui avete l’audio”. Sul caso Canepa però non entra nel merito: “Io avevo chiesto di verificare, ai fini della programmazione, se si potesse o meno inoculare. Inizialmente le indicazioni dicevano di somministrare gli adenovirali ai più giovani, poi con la rolling review si videro gli effetti avversi sulla popolazione più giovane, soprattutto sulle donne in età fertile, e le prescrizioni furono cambiate. Da giugno in avanti non utilizzammo quasi più i vaccini adenovirali. Io stesso, per coerenza, feci prima e seconda dose di AstraZeneca, pur avendo quasi 60 anni. Non fui mai spinto da alcuno a fare un tipo di vaccinazione piuttosto che un’altra: se una Regione organizzava un vaccination day, io dovevo essere sicuro di poter portare le dosi perché chi doveva decidere diceva che si poteva fare. Se mi avessero detto che salvando cento persone in più la campagna finiva sei mesi dopo, l’avremmo finita sei mesi dopo”.Il verbale di maggioA riportare la discussione sul contagio è il presidente della Commissione, il senatore di Fratelli d’Italia Marco Lisei, con un documento preciso: il verbale n. 20 del CTS del 21 maggio 2021, quasi due mesi prima delle frasi contestate. Lì il Comitato scriveva che “persistono margini di incertezza circa il fatto che all’immunità dalla malattia si accompagni anche l’immunità sterilizzante”, e raccomandava che la comunicazione pubblica evitasse di trasmettere “un’inappropriata sensazione di immunità”. Quelle indicazioni erano arrivate al commissario?“È probabile che le avessi, o comunque che arrivassero alla mia struttura, perché eravamo in indirizzo. Ma quando si sintetizza parlando al pubblico a braccio, il senso era questo: guardate che se uno non si vaccina rischia di far morire il proprio papà, il proprio nonno. Se poi l’ho espresso male, non lo so, può darsi. E comunque il CTS non esclude che prevenisse il contagio”. Poi Lisei chiede però chi fosse il suo interlocutore scientifico diretto, e la risposta mette in fila i vertici di allora: “Mi interfacciavo giornalmente con il ministro Speranza, molto spesso con Franco Locatelli, spessissimo con il capo della Protezione civile, l’ingegner Curcio, e facevamo riunioni con il direttore dell’AIFA, Magrini“. Fuori dalla catena istituzionale c’erano poi i confronti con Remuzzi, Burioni e Bassetti. Ma per il generale nulla avrebbe cambiato la rotta: “Anche se l’avessi letto, non sarebbe cambiata la mia postura, perché ero fortemente convinto che bisognava vaccinare le fasce più deboli, chi aveva comorbidità e i più anziani, e che chi stava a contatto con loro doveva essere vaccinato per poterli salvare”.Resta l’ultima precisazione chiesta dal presidente, se cioè quelle fonti gli avessero detto che il vaccino preveniva anche il contagio. La risposta è secca: “A me nessuno allora disse: guarda che probabilmente la vaccinazione non previene il contagio”.The post Figliuolo ammette sui vaccini Covid in Commissione ▷ “È chiaro che oggi le evidenze sono diverse” appeared first on Radio Radio.