Due famiglie, due verità che non si toccano, da una parte la madre di Andrea Sempio, che giura sull’innocenza del figlio, dall’altra i genitori di Chiara Poggi, che a diciannove anni dal delitto restano fedeli alle sentenze.“Mio figlio non è che sa di essere innocente, è innocente. Mio figlio non ha ucciso Chiara Poggi”, ha detto Daniela Ferrari ai microfoni di una tv locale. Sempio sospettato dalla procura di Pavia di aver ucciso Chiara Poggi, uccisa a Garlasco nel 2007, per il quale è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi. “Delle prove non ci interessa nulla. Mio figlio sta aspettando come aspettiamo tutti noi”, ha aggiunto la donna, che ha ammesso la preoccupazione per un possibile processo.I Poggi: “Chiedere soldi a Sempio sarebbe paradossale”I Poggi, invece, non si costituiranno parte civile contro Sempio. “Perché ci dovremmo costituire parte civile? Chiedere soldi a Sempio sarebbe paradossale”, ha detto a LaPresse l’avvocato Francesco Compagna, legale di Marco Poggi. Per il collega Gian Luigi Tizzoni, che rappresenta i genitori di Chiara Poggi, sono “valutazioni premature”, perché finché resterà esecutiva la sentenza a carico di Stasi sarebbe “come richiedere due volte un risarcimento per lo stesso reato”. A oggi, ha ricordato, non c’è notizia nemmeno di una richiesta di revisione.Fuori dal tribunale di Pavia Tizzoni ha rivendicato la scelta della famiglia. “Io credo alla verità accertata giudiziariamente con sentenze raggiunte dopo una decina d’anni di processo che hanno retto già due passaggi in Cassazione”, ha detto. Il legale ha definito “propaganda” sostenere che sui pedali della bicicletta di Stasi non ci sia il Dna di Chiara. Davanti a “due estrazioni marcatamente positive con 16 aplotipi”, il risultato negativo dell’analisi del Ris del 20 settembre 2007 sarebbe dovuto a una macchina che “non ha dato nessun risultato”. E la difesa Stasi, secondo Tizzoni, di quell’accertamento sapeva: “La memoria scritta del professor Avato fa riferimento ad analisi svolte in sua assenza il giorno 20”.La famiglia, ha aggiunto, è “obiettivamente sconcertata” dalle indagini che hanno coinvolto i carabinieri. Francesco Marchetto, ex comandante della stazione di Garlasco condannato in primo grado per falsa testimonianza, e l’ex colonnello Gennaro Cassese, indagato per false informazioni al Pm. “Mettetevi nei panni di questa famiglia, che ha sempre avuto rispetto per l’Arma. Obiettivamente la fiducia, credo che sia umano, un po’ viene meno”.Luciano Garofano (Foto Roberto Monaldo/LaPresse)L’ ex comandante dei Ris Garofano: “Mai detto che fosse sangue”Sulle analisi dei pedali è intervenuto anche Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma. “Temere un avviso di garanzia? No, ma assolutamente no”, ha detto a LaPresse. L’ex generale si è detto sicuro dell’onestà dei suoi collaboratori e ha escluso qualsiasi forzatura sui dati grezzi, consegnati alla procura lo scorso novembre dal capitano Marino. Garofano ha anche respinto l’accusa di aver contribuito a mandare in carcere Stasi. “Noi abbiamo comunicato che su quei pedali c’era il Dna di Chiara, che quella traccia era con elevata probabilità sangue. Non abbiamo mai detto che fosse sangue”, ha spiegato. La convalida del fermo, ha ricordato, fu chiesta dal pubblico ministero e non dal Ris.La difesa di Sempio: “La prima parte è stata fatta”Dalla difesa di Sempio è arrivato invece il bilancio di Armando Palmegiani, consulente del collegio, che sui social ha tirato le somme del primo anno di incarico. Esporsi nei media, ha scritto, è servito “per evitare la mostrificazione del nostro assistito”, mentre il lavoro del collegio ha portato al caso “sicuramente molto raro” di un doppio 415 bis. “La prima parte è stata fatta, ora ci aspetta la seconda”, ha concluso Palmegiani.Questo articolo Delitto di Garlasco, la madre di Sempio difende il figlio: “È innocente. I Poggi restano fedeli alle sentenze: “Non ci costituiremo parte civile” proviene da LaPresse