DUBAI — Un Boeing 737 con 174 persone a bordo, un comandante indiano ferito, un copilota che, immobilizzato dai passeggeri, grida «Kill me, kill me!», e una caduta di circa 4.300 metri prima dell’atterraggio d’emergenza a Tabuk, nel Nord-Ovest dell’Arabia Saudita. È la ricostruzione del volo flydubai FZ1073 Dubai–Tel Aviv di mercoledì 30 settembre, così come la dà l’agenzia di Stato emiratina Wam e come la ripete il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che giovedì a Fox News ha parlato di un copilota «sottoposto a un indottrinamento radicale islamista».Da oggi l’inchiesta ha un titolare. Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif Al Shamsi, ha incaricato un pool della Procura di accertare circostanze e moventi dell’aggressione e «il grado in cui è legata ad attività o intento terroristico», insieme all’autorità dell’aviazione civile emiratina. Perché indagano gli Emirati e non l’Arabia Saudita, dove l’aereo è atterrato? Perché il Boeing è immatricolato negli Emirati e ne batte la bandiera: il diritto aeronautico assegna il caso al Paese di registrazione. Il sospetto, arrestato a Tabuk, è interrogato dai sauditi e dovrebbe essere trasferito a Dubai.I personaggi. Il comandante si chiama Smit Machchhar, è indiano ed è ricoverato a Tabuk in condizioni stabili, secondo l’ambasciata di New Delhi. Il copilota è, per i vertici israeliani, un cittadino dell’Oman — Paese che non ha relazioni diplomatiche con Israele —: un funzionario omanita lo ha confermato a una televisione americana, ma il governo di Mascate non lo ha fatto in pubblico, e nemmeno le autorità emiratine o flydubai. Poi c’è Yaniv Hayoun, passeggero israeliano, che ha raccontato di aver forzato la porta della cabina, bloccata dal corpo del comandante ferito, di aver preso l’aggressore al collo e di aver afferrato i comandi per raddrizzare l’aereo. Il velivolo è stato poi messo in sicurezza da un equipaggio flydubai fuori servizio che viaggiava sul volo, dice la compagnia; chi abbia materialmente fatto atterrare il 737 non è stato chiarito.Le versioni di GerusalemmeNetanyahu ha cambiato registro nel giro di una notte. A CBS News, mercoledì sera: «Non penso sia stato un dirottamento, sembra un tentativo di suicidio»; il comandante «è stato accoltellato o colpito con un’ascia»; su un movente psichiatrico, «potrebbe essere, non lo so, lo scopriremo presto». Giovedì, a Fox News, l’uomo era «suicida» e «indottrinato», sulla base di «informazioni personali» raccolte negli interrogatori. Sull’Iran ha detto di avere avuto «segnali» che Teheran, «in particolare tramite i suoi proxy, intendesse intensificare attacchi terroristici contro cittadini israeliani all’estero», ma «è troppo presto per dire se ci sia stata collusione iraniana». A CNN ha ammesso che non c’era stato alcun allarme preventivo. Teheran non ha commentato.Il ministro della Difesa Israel Katz è andato oltre: «tentato attacco terroristico jihadista, sventato solo grazie all’eroismo di alcuni passeggeri israeliani». Il presidente Isaac Herzog, alla BBC, ha parlato di «terrorista» ma sull’Iran ha frenato: «troppo presto». Porterà i nomi di quattro passeggeri israeliani davanti al comitato per il Premio presidenziale per l’eroismo civile. Da Washington Donald Trump, mercoledì, ha detto di aver parlato «a lungo» con Netanyahu: «sembra che il copilota fosse forse un terrorista o forse un pazzo». A bordo c’erano anche quattro cittadini americani, oltre a israeliani, indiani ed emiratini.I punti che non tornano sono la materia del caso. flydubai parla soltanto di «un alterco nella cabina di pilotaggio», avverte che «ragioni e moventi sono ignoti e soggetti a un’indagine formale» e invita a «evitare speculazioni premature»; intanto ha sospeso i voli da e per Israele. Riyad e Abu Dhabi hanno detto poco oltre l’apertura delle indagini, e l’Arabia Saudita ha respinto la richiesta israeliana di mandare un aereo a riprendere i passeggeri. La partita, intanto, si gioca su chi siede nella stanza degli interrogatori: Netanyahu ha detto che il presidente emiratino Mohammed bin Zayed Al Nahyan «ha acconsentito a che Israele partecipi», riferisce il Financial Times, mentre gli Emirati hanno rivendicato per sé la giurisdizione.Restano tre domande. Che cosa dirà il copilota una volta a Dubai; se la Procura emiratina qualificherà il fatto come terrorismo o come gesto di un uomo solo; se l’Oman riconoscerà pubblicamente quel suo cittadino. Dalle risposte dipende se il volo FZ1073 resterà un caso di cronaca aeronautica o diventerà l’attacco contro israeliani, Emirati e Accordi di Abramo che il ministero degli Esteri di Gerusalemme ha già descritto, giovedì, nel briefing agli ambasciatori.