Bruxelles avvia il 21mo pacchetto di sanzioni alla Russia, ma le deroghe mettono a nudo la fragilità europea

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di Guido Keller – L’approvazione del 21mo pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea contro la Russia conferma la volontà di mantenere la pressione economica su Mosca, ma evidenzia anche le profonde divergenze tra gli Stati membri. Il compromesso raggiunto è stato possibile solo dopo che la Grecia ha ottenuto una deroga per consentire alle proprie compagnie di continuare a trasportare gas naturale liquefatto russo verso Paesi esterni all’Unione.La scelta di Atene riflette il peso strategico del settore marittimo nell’economia nazionale. Il governo greco ha sostenuto che un divieto avrebbe penalizzato soprattutto gli armatori del Paese, lasciando spazio a concorrenti asiatici, mediorientali o di altri Stati non aderenti alle sanzioni, senza incidere in modo significativo sulle esportazioni energetiche russe.Bruxelles ha inoltre confermato per i prossimi dodici mesi il tetto di 44 dollari al barile sul petrolio russo, con l’obiettivo di limitare le entrate del Cremlino in un contesto di tensioni internazionali che potrebbero spingere al rialzo i prezzi dell’energia. Tuttavia l’efficacia della misura resta limitata dalla crescente flotta di petroliere utilizzata da Mosca attraverso registrazioni in Paesi terzi e reti commerciali alternative, che consentono di aggirare gran parte delle restrizioni occidentali.Il negoziato ha evidenziato anche altre eccezioni nazionali. Portogallo e Germania hanno chiesto tutele per il settore ittico, la Bulgaria ha ottenuto l’esclusione di alcune personalità dalla lista dei sanzionati, mentre Francia, Italia e Austria hanno difeso specifici interessi economici e amministrativi. Il risultato è un sistema di deroghe che riflette la difficoltà dell’Unione nel conciliare una linea comune con le esigenze dei singoli Stati membri.Dopo anni di restrizioni, la Russia continua infatti a sostenere la propria produzione militare e ad ampliare i rapporti economici con partner come Cina, India, Turchia ed Emirati Arabi Uniti. Le sanzioni hanno aumentato i costi per Mosca e accelerato il riassetto delle sue relazioni commerciali, ma non hanno finora prodotto un cambiamento decisivo della strategia del Cremlino. In compenso si sono rivelate una vera e propria mazzata per i cittadini e per le industrie dell’Unione, basti vedere il costo dell’energia, ma nonostante questo Bruxelles insiste su una strada evidentemente controproducente.Da notare, nel quadro dell’incongruenza europea, che lo stop al gas russo è previsto nell’Ue per il 2027, ma nel frattempo sono addirittura aumentate le importazioni di energia dalla Russia, basti pensare che nel primo semestre del 2026 l’Unione Europea ha importato dall’impianto russo di Yamal quasi 10 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto, il livello più elevato mai registrato.Il nuovo pacchetto conferma una tendenza ormai evidente: l’Unione Europea continua a rafforzare formalmente il proprio regime sanzionatorio, ma ogni nuova misura nasce da un difficile equilibrio tra obiettivi comuni e interessi nazionali, riducendone inevitabilmente l’efficacia politica ed economica.