Desertificazione commerciale, in Italia quasi 100.000 negozi in meno in sette anni

Wait 5 sec.

Il commercio al dettaglio in Italia continua a cambiare volto. Negli ultimi sette anni sono diminuiti i punti vendita, ma le imprese rimaste risultano mediamente più grandi, più strutturate e con livelli di produttività più elevati. È quanto emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, elaborato dall’Ufficio Studi della Confederazione e presentato a Roma.Secondo il documento, tra il 2018 e il 2025 il numero delle attività commerciali al dettaglio è passato da 666.479 a 570.313, con una riduzione del 14,4%, pari a oltre 96.000 negozi in meno. Il calo ha interessato in particolare il commercio ambulante (-27,3%) e i piccoli esercizi alimentari (-17,9%).La diminuzione dei punti vendita non ha però avuto un impatto proporzionale sull’occupazione. Nello stesso periodo, infatti, gli addetti sono scesi da 1,905 a 1,871 milioni, registrando una flessione dell’1,8%. In alcuni comparti, come supermercati e grandi superfici specializzate in prodotti tecnologici, gli occupati sono addirittura aumentati dell’8,3%. Un andamento positivo si osserva anche nei negozi di abbigliamento, calzature e gioielleria, dove gli addetti sono cresciuti del 3,4%.Il rapporto evidenzia anche un cambiamento nella struttura delle imprese. La quota delle società di capitali è quasi raddoppiata negli ultimi tredici anni, passando dal 9% del 2012 al 17,4% del 2025. Un dato che, secondo Confcommercio, testimonia una maggiore presenza di operatori con dimensioni più ampie e una capacità finanziaria più solida.Sul fronte economico, il fatturato complessivo del commercio al dettaglio è salito da 326,8 miliardi a 410,7 miliardi di euro tra il 2018 e il 2025, con una crescita del 25,7%. In aumento anche il fatturato medio per addetto, passato da 172.000 a 220.000 euro (+27,9%).Tra i comparti che hanno registrato le performance migliori figurano i discount alimentari. Il numero dei punti vendita è cresciuto del 7,4%, mentre il fatturato è aumentato del 101,1%. Un dato che si inserisce in un contesto caratterizzato da un incremento dei prezzi al consumo del 19,8% nello stesso arco temporale.Prosegue anche l’espansione delle attività legate all’e-commerce, alla vendita porta a porta e ai distributori automatici: i punti vendita riconducibili a questi canali sono aumentati del 13,6%, mentre il fatturato è cresciuto del 41,9%. In controtendenza gli ipermercati, che registrano una riduzione del fatturato dell’8,4%, e il commercio ambulante, in calo del 14,9%.Tra gli esercizi specializzati si segnalano inoltre le farmacie, che hanno aumentato il proprio fatturato del 43,5%, e i negozi dedicati ai prodotti per la casa e la persona (+28%) e ai prodotti ICT (+25,5%).Più complessa, invece, la situazione delle attività di prossimità. Edicole, librerie, cartolerie, negozi di giocattoli e di articoli musicali continuano a ridursi. Confcommercio sottolinea come questo fenomeno non abbia soltanto conseguenze economiche, ma incida anche sulla disponibilità di servizi nei quartieri e nei centri minori.Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno continua a presentare una maggiore densità commerciale rispetto al Centro-Nord. Secondo il rapporto, il dato è legato a una combinazione di fattori, tra cui la diffusione dell’autoimprenditorialità, la minore disponibilità di lavoro dipendente, gli incentivi pubblici e la crescita dei flussi turistici. Confcommercio osserva tuttavia che anche nelle regioni meridionali potrebbe proseguire nei prossimi anni il processo di riduzione dei negozi, accompagnato dall’espansione della grande distribuzione e dei discount.L'articolo Desertificazione commerciale, in Italia quasi 100.000 negozi in meno in sette anni proviene da La Verità.