Leonardo-Baykar, è nato il primo player euro-turco nel campo dei droni

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Al sole internazionale di Farnborough, Leonardo e Baykar hanno annunciato che la joint venture Lba Systems ha finalmente raggiunto la piena operatività. Dopo mesi di trattative e autorizzazioni, le due aziende hanno ottenuto le necessarie certificazioni e nominato i vertici della nuova società, che avrà sede legale e operativa in Italia e sarà partecipata al 50% da ciascun partner. Nasce così un nuovo (e inedito) player euro-turco nel settore dei sistemi a pilotaggio remoto.Gli elementi principali della joint ventureLa joint venture permetterà di combinare competenze complementari lungo l’intera catena del valore degli Uncrewed Air System (Uas), dalla progettazione allo sviluppo e dalla produzione alla manutenzione. Da un lato Leonardo metterà a disposizione i propri sistemi e il know-how degli standard normativi dell’Unione europea; dall’altro Baykar porterà in dote la progettazione e lo sviluppo di piattaforme Uas avanzate, con un portafoglio che copre tutti i principali segmenti del settore. All’interno della Divisione Aeronautica di Leonardo è stata inoltre creata una Business Unit dedicata ai sistemi a pilotaggio remoto, con il compito di coordinare le attività commerciali e industriali legate alla nuova iniziativa.Prodotti e produzioneIl catalogo di Lba Systems partirà da subito con sei piattaforme diverse, pensate per coprire l’intero spettro delle missioni Uas. Si va dal Kalkan, un sistema da 80 chili destinato a missioni di Intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr), fino al celebre Bayraktar Tb2 in due varianti, passando dall’Astore Levante (capace di operare anche da portaerei), fino alla piattaforma Akinci e al caccia a pilotaggio remoto Kizilelma.Proprio il Kizilelma è stato al centro di una recente dimostrazione di capacità di missione cooperativa tra velivoli con e senza equipaggio, testata insieme all’addestratore M-346 di Leonardo. Il primo prodotto originale della nuova società sarà l’Astore Levante, che integra il drone Bayraktar Tb3 con i sensori e i sistemi di Leonardo. Il primo lotto di questo sistema è già in produzione presso gli stabilimenti del gruppo di piazza Monte Grappa e dovrebbe essere consegnato alle Forze armate italiane entro l’anno. La produzione del Tb2 e dell’Akinci saranno invece affidate al nuovo stabilimento italiano di Baykar.La logica dietro l’intesaLa logica industriale alla base dell’operazione è tanto semplice quanto efficace, e spiega perché entrambe le parti abbiano grande interesse nel portarla avanti. Baykar è oggi uno dei produttori di droni più affermati al mondo, con piattaforme già testate sul campo di battaglia avanti anni luce rispetto ai vari progetti-pilota europei. Leonardo, dal canto suo, porta in dote decenni di esperienza nell’elettronica, la sensoristica, i sistemi di missione e (elemento non secondario) la capacità di certificazione secondo gli standard europei, requisito indispensabile per l’accesso ai programmi Nato e Ue.Ma i risvolti, ovviamente, non si fermano all’aspetto industriale. Sul piano politico e strategico, per l’Italia questo passaggio comporterà un accesso privilegiato e immediato a un segmento tecnologico cruciale come quello dei droni. Per la Turchia, invece, l’operazione rappresenta la chiave d’accesso diretto al mercato europeo della difesa, tradizionalmente più protetto e regolato, attraverso una base produttiva e legale radicata in Italia che consentirà di superare le barriere normative e commerciali che finora avevano limitato l’espansione dell’industria turca nel Vecchio continente.