In un momento in cui l’Intelligenza Artificiale divide il mondo del cinema tra entusiasmo e preoccupazione, Benedetta Porcaroli sceglie una posizione diversa. Niente allarmismi, nessuna crociata contro la tecnologia, ma una riflessione lucida su ciò che davvero rischia di cambiare. Per l’attrice romana, infatti, i robot non riusciranno mai a sostituire un interprete davanti alla macchina da presa. A preoccuparla è piuttosto tutto ciò che accadrà intorno: i mestieri che potrebbero scomparire e le persone che potrebbero pagare il prezzo più alto dell’innovazione.Ospite del Giffoni Film Festival, Porcaroli ha raccontato il momento professionale che sta vivendo, parlando dei nuovi progetti, del valore del cinema e del percorso personale che l’ha accompagnata negli ultimi anni. Le sue parole restituiscono il ritratto di un’attrice che, nonostante il successo, continua a cercare personaggi complessi e storie capaci di lasciare qualcosa anche dopo i titoli di coda.Benedetta Porcaroli pronta a tornare su NetflixDopo essere diventata uno dei volti simbolo di Baby e aver preso parte a Il Gattopardo, Benedetta Porcaroli è pronta a tornare su Netflix con una nuova sfida internazionale. Dal 3 settembre entrerà infatti nel cast della seconda stagione di The Gentlemen, la serie firmata da Guy Ritchie, dove sarà l’unica interprete italiana.Dell’esperienza, però, può raccontare ben poco. Il progetto è ancora avvolto dal riserbo, ma una cosa l’attrice la rivela: lavorare con il regista britannico è stato «un’esperienza bellissima e formativa». Poche parole che bastano a lasciare intuire quanto questo nuovo capitolo rappresenti un ulteriore passo nella sua crescita artistica.L’autunno porterà anche un altro film. Si tratta di 7 anniversari, diretto da Sabrina Iannucci, che racconta una coppia decisa a promettersi amore, ma soltanto fino a una precisa scadenza. Un’idea insolita che conferma ancora una volta la predilezione di Porcaroli per storie lontane dalle formule più convenzionali.Foto: Ipa AgencyDamiano David e Dove Cameron verso le nozze: pubblicazioni affisse a Roma«Cerco personaggi imperfetti»Se c’è un filo rosso che attraversa la carriera di Benedetta Porcaroli è la scelta dei personaggi. Non eroine senza difetti né figure rassicuranti, ma donne attraversate da dubbi, fragilità e contraddizioni. «Amo i progetti indipendenti e di ricerca, perché hanno spesso uno sguardo diverso e più fresco», racconta ai giovani del Giffoni Film Festival. È proprio in quel tipo di cinema che l’attrice sente di trovare maggiore libertà espressiva. La stessa filosofia guida anche la scelta dei ruoli. «Mi piacciono i personaggi umani, non perfetti e non sempre amabili, ma capaci di suscitare comprensione», spiega.Non è un caso che gran parte della sua filmografia ruoti attorno alla costruzione dell’identità e al difficile passaggio verso l’età adulta. Un tema che Porcaroli sente profondamente anche nella propria vita. «Per interpretarli ho sempre attinto a qualcosa che avevo e ho ancora dentro: la malinconia del diventare grandi», confessa. Una frase che racconta molto del suo modo di recitare. Più che costruire un personaggio dall’esterno, Benedetta sembra partire sempre da una parte autentica di sé, lasciando che siano le emozioni personali a dare credibilità alle storie.Il ruolo più difficile? La scuola cattolicaGuardando indietro, però, c’è un progetto che continua a occupare un posto speciale nella sua memoria. Per Benedetta Porcaroli il lavoro più complesso resta La scuola cattolica, film ispirato alla tragedia del Circeo, uno degli episodi di cronaca più drammatici della storia italiana. «È stata l’esperienza più difficile della mia carriera», ammette. Non soltanto per il peso emotivo della vicenda, ma perché quel racconto affronta uno dei capitoli più dolorosi del rapporto tra violenza e condizione femminile nel nostro Paese.Secondo l’attrice, quella storia riesce a mostrare contemporaneamente due aspetti: da una parte un evento centrale per il movimento femminista italiano, dall’altra quella che definisce la “banalità del Male“, espressione che richiama la riflessione filosofica di Hannah Arendt sulla normalità con cui possono manifestarsi gli orrori più grandi.«L’Intelligenza Artificiale non mi spaventa»Tra gli argomenti affrontati durante l’incontro non poteva mancare quello dell’Intelligenza Artificiale, tema sempre più presente anche nel mondo dello spettacolo. Negli ultimi mesi numerosi attori internazionali hanno espresso timori sulla possibilità che algoritmi e software possano sostituire interpreti, doppiatori o professionisti del settore.Benedetta Porcaroli, invece, sceglie una prospettiva differente. «Non mi fa paura. I robot non prenderanno mai il nostro posto. Almeno nella recitazione non potranno batterci», afferma. Per l’attrice, infatti, esiste qualcosa che nessuna tecnologia può replicare completamente: l’imprevedibilità delle emozioni, la sensibilità, l’esperienza personale che ogni interprete porta sul set.La sua riflessione, però, non è priva di preoccupazioni. «Quello che mi spaventa è che faranno perdere altri lavori», aggiunge. Una distinzione importante. Il problema, secondo Porcaroli, non riguarda tanto gli attori quanto tutte quelle professioni che potrebbero essere progressivamente sostituite dall’automazione. Una posizione equilibrata, lontana sia dall’entusiasmo incondizionato sia dalle visioni più catastrofiche.Benedetta Porcaroli sul red carpet del film “Enea” al Festival di Venezia 2023Foto: IPAMel C si è sposata: l’ex Spice Girl dice sì al modello Chris DingwallIl consiglio del padre che porta ancora con séTra i ricordi più personali condivisi durante l’incontro c’è anche quello legato al padre. Lo descrive come un uomo di poche parole, ma capace di lasciarle un insegnamento che continua ad accompagnarla ogni giorno. «Mi diceva di dare tanto agli altri, ma di conservare almeno un venti per cento per me stessa», racconta. Un invito a non annullarsi nelle relazioni e a proteggere sempre una parte della propria identità.Per Benedetta quel consiglio assume oggi un significato ancora più profondo. Sorride immaginando che, con il passare degli anni, quella piccola percentuale possa perfino aumentare. «Magari un giorno riuscirò a portarla al trenta o al quaranta per cento», scherza.Benedetta Porcaroli per Vogue: “Vorrei che le donne avessero la stessa risonanza degli uomini”Il cinema come specchio della realtàL’ultima riflessione è dedicata proprio al cinema, considerato uno strumento capace non soltanto di intrattenere, ma anche di aiutare le persone a comprendere meglio se stesse. «Ha una funzione pedagogica e consolatoria», spiega. Per Porcaroli, il grande schermo racconta la complessità dell’essere umano e mette in evidenza ciò che ancora manca nella nostra società.Tra queste assenze individua soprattutto il modo in cui vengono rappresentate le donne. «Troppo spesso il femminile viene raccontato attraverso estremi opposti: o viene demonizzato o viene santificato», osserva. L’obiettivo dovrebbe essere un altro: mostrare donne reali, imperfette, attraversate dalle stesse contraddizioni che appartengono a qualsiasi essere umano.È probabilmente questa la cifra che rende Benedetta Porcaroli una delle interpreti più interessanti della sua generazione. In un’epoca in cui tutto sembra correre verso l’artificiale, lei continua a rivendicare il valore dell’imperfezione, delle emozioni autentiche e della complessità. Perché, almeno davanti a una macchina da presa, è ancora lì che nasce la differenza tra una performance e una semplice imitazione.Foto: Instagram @bennipiRobbie Williams rompe il silenzio dopo il video virale: «Non era cocaina, ma una semplice mentina»| Da Rumors.it