Covid, Bignami in commissione contro Conte sul piano pandemico: «Avevano un problema con la trasparenza». E le opposizioni disertano

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«Attivare il piano pandemico del 2006 avrebbe significato di fatto autodenunciarsi». Dopo settimane di polemiche con il leader del M5s Giuseppe Conte, Galeazzo Bignami si presenta davanti alla Commissione Covid per mettere sotto accusa il governo giallorosso e il ministero della Salute, allora guidato da Roberto Speranza. Lo fa da audito, dopo essersi dimesso da commissario, in una seduta semideserta. Pd, Movimento 5 Stelle, Avs e Italia Viva, infatti, danno forfait. «Di che cosa hanno paura? Che cosa hanno da nascondere?», attacca la meloniana Alice Buonguerrieri.La sfida a Conte dietro l’audizione di Bignami«Vedere Fratelli d’Italia che pone le domande a Fratelli d’Italia per permettere che vengano ripetute le solite teorie care a Fratelli d’Italia è semplicemente desolante», replicano nel pomeriggio le opposizioni in una nota congiunta, giudicando l’audizione «totalmente inutile ai fini dell’inchiesta» e funzionale soltanto a ridurre la Commissione a un «mero palcoscenico propagandistico».L’audizione, piuttosto inusuale, nasce anche dal lungo braccio di ferro con Giuseppe Conte. L’ex premier aveva dichiarato già nell’ottobre 2024 di essere disponibile a farsi ascoltare, ma senza rinunciare definitivamente al proprio posto nella Commissione. Il nodo era procedurale: un parlamentare può essere audito, ma non dall’organismo di cui è contemporaneamente componente.Il 29 giugno Fratelli d’Italia ha quindi chiesto di ascoltare Bignami, avvocato e autore dei ricorsi promossi durante la pandemia con cui ottenne dal ministero il cosiddetto piano anti-Covid e i resoconti della task force. Il capogruppo si è dimesso subito dopo, spiegando di voler far cadere l’incompatibilità e offrire un «esempio» a Conte, da sempre accusato dai meloniani di usare il proprio ruolo di commissario come uno scudo.Nella stessa giornata il leader M5s aveva scritto ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, dichiarandosi pronto a dimettersi immediatamente prima dell’audizione, a condizione di essere reintegrato una volta conclusa. Ottenuta da Fontana la garanzia del rientro, Conte ha poi dato il via libera. L’audizione è attesa il 4 agosto, se le dimissioni temporanee alla fine verranno formalizzate.Il piano ottenuto dopo il ricorso al TarIl primo punto riguarda il documento che nell’aprile 2020 Andrea Urbani, allora direttore generale del ministero della Salute, aveva definito un piano «segreto» preparato per affrontare il coronavirus. «La parola “segreto” induce chiunque a una curiosità. Ho presentato un accesso agli atti con una Pec come cittadino», spiega Bignami, che premette, «mi assumo la responsabilità civile e, se del caso, anche penale di tutto quello che dirò», pronunciando anche la formula normalmente riservata ai testimoni: «Mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza».Dopo una prima richiesta rimasta senza risposta e una seconda respinta, il deputato si rivolge al Tar. «Il ministero della Salute si è costituito sostenendo che non c’era un piano segreto, ma solo documenti interni», ricostruisce. Il tribunale amministrativo ordina però di mostrare gli atti: «Il Tar condanna il ministero e il governo a produrre i documenti richiesti. Quindi sì, esisteva un piano».L’allora governo Conte II aveva dunque «un problema con la trasparenza», è l’accusa di Bignami e di Fratelli d’Italia, che fa il verso a una frase contenuta nel libro poi ritirato di Roberto Speranza: «La trasparenza è stata sin dall’inizio un nostro punto di forza». «Io credo invece che avessero un problema con la trasparenza», ribatte.Il documento, sostiene il deputato, sarebbe stato elaborato alla fine di febbraio 2020 e avrebbe ripreso diverse misure già contenute nel piano pandemico influenzale del 2006. Un piano mai aggiornato, ma che secondo la consulenza realizzata da Andrea Crisanti (oggi senatore dem) per la Procura di Bergamo conteneva comunque azioni utilizzabili contro il coronavirus. «Anche se vetusto, sicuramente avrebbe potuto portare benefici», sintetizza Bignami.Dalla task force alla Cina, le accuse di FdIIl secondo ricorso riguarda i resoconti della task force istituita dal ministero della Salute il 22 gennaio 2020, descritta dal dicastero come un «tavolo di consultazione informale», privo di un decreto istitutivo e di verbali formalmente qualificabili come tali. «Se il governo dice che era attiva 24 ore su 24 e sette giorni su sette, non può trattarsi di un tavolo informale», attacca Bignami.Dopo il ricorso, il Tar ordina di rendere disponibili i resoconti. «Molti di coloro che sedevano nella task force erano gli stessi soggetti obbligati all’aggiornamento del piano», sostiene Bignami. «È evidente che volevano nascondere delle responsabilità».Dagli stessi documenti recupera il caso del volo arrivato a Fiumicino da Wuhan il 23 gennaio 2020 con 202 passeggeri: «Le attività di controllo furono il termoscanner e poi furono liberi di circolare: non fu fatto alcun tracciamento». Una settimana dopo, ricorda, gli italiani rimpatriati dalla stessa città furono invece messi in isolamento alla Cecchignola.Infine il caso dei dispositivi di protezione. Il 12 febbraio la task force registrava notizie negative sulle scorte; tre giorni dopo l’allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio partecipava alla partenza da Brindisi di una donazione di materiale sanitario destinata alla Cina. «Da una parte la task force dice che non aveva dispositivi, dall’altra l’Italia regala dispositivi alla Cina», attacca ancora Bignami.Le critiche del PdLa sfida con l’opposizione non accenna a rientrare, in ogni caso. Il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia, annuncia che nella prossima legislatura sarà «inevitabile» istituire una nuova Commissione d’inchiesta «sulla natura e sul funzionamento della stessa Commissione Covid». Con la convocazione del capogruppo meloniano, «che non ha avuto alcun ruolo nella gestione dell’emergenza pandemica», per il fedelissimo di Elly Schlein l’organismo si conferma «uno strumento di lotta politica di parte» e il luogo dell’«auto-rappresentazione politica del partito di maggioranza».L'articolo Covid, Bignami in commissione contro Conte sul piano pandemico: «Avevano un problema con la trasparenza». E le opposizioni disertano proviene da Open.