Caro carburanti, i rischi del ritorno al calmiere statale

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Il tema dell’aumento dei prezzi dei carburanti torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico, spingendo l’esecutivo a considerare un nuovo intervento sulle accise. Sotto la pressione delle critiche politiche e delle preoccupazioni espresse dal mondo produttivo per via delle tensioni internazionali tra Stati Uniti e Iran, si fa strada l’ipotesi di riaprire un dossier che si sperava archiviato. A tre settimane dall’interruzione degli sconti fiscali alla pompa, si valuta un cambio di rotta guidato dal timore che il rialzo dei listini possa frenare i consumi.La discussione tra la presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Economia ruota attorno alla natura di questi rincari. Se da un lato l’aumento fisiologico seguito al ripristino delle aliquote ordinarie era ampiamente prevedibile, dall’altro l’accelerazione degli ultimi giorni ripropone interrogativi complessi. I dati correnti mostrano valori medi al distributore superiori a quelli registrati lo scorso marzo, quando venne varato il primo ridimensionamento del carico fiscale, evidenziando come le distorsioni di mercato tendano a ripresentarsi qualora le cause strutturali non vengano affrontate alla radice.Le tempistiche dell’interventoNel confrontarsi con il Tesoro, l’esecutivo valuta la possibilità di anticipare i tempi della decisione, ipotizzando un provvedimento d’urgenza già nei prossimi giorni per evitare di attendere la riunione del Consiglio dei ministri del 4 agosto. Sullo sfondo restano le oscillazioni dei mercati energetici globali, influenzate dalle dinamiche geopolitiche in Medio Oriente, con la benzina nei centri urbani che sfiora i 2 euro al litro e il gasolio che ha superato la soglia dei 2,2 euro, raggiungendo una media di 2,228 euro in autostrada.L’impostazione che guida questa scelta strategica punta a evitare interventi tardivi che rischierebbero di rivelarsi poco efficaci di fronte all’andamento delle quotazioni. Con lo slogan interno «Non possiamo permetterci tentativi a vuoto», la presidenza del Consiglio punta a contenere i prezzi al di sotto della soglia dei due euro. Tuttavia, ricorrere continuamente a meccanismi di calmieramento artificiale corre il rischio di alterare le dinamiche naturali dell’offerta e della domanda, posticipando soltanto l’adeguamento necessario agli equilibri economici reali.Il nodo delle copertureL’ammontare dell’eventuale riduzione dipenderà direttamente dalla disponibilità di risorse all’interno del bilancio pubblico. Fonti ufficiali di Palazzo Chigi confermano che il governo «sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili». Il ricorso all’avverbio specifica chiaramente come la sola accisa mobile possa garantire un margine ridotto di contrazione dei prezzi, poiché l’extragettito IVA del mese di giugno è risultato contenuto a causa dei prezzi più bassi registrati nel periodo precedente.Per finanziare la misura si valuta dunque di anticipare l’impiego delle entrate fiscali del mese scorso, integrandole con ulteriori coperture reperite tra le pieghe della spesa pubblica. Sul fronte dell’opposizione, intanto, si moltiplicano le iniziative di comunicazione sul tema del costo della vita, con la segreteria del Partito Democratico guidata da Elly Schlein che accusa l’esecutivo affermando che «Meloni pensa solo alla sua legge elettorale», proponendo al contempo proprio lo strumento dell’accisa mobile. Questo sovrapporsi di ricette fondate sulla spesa pubblica e sul drenaggio fiscale dimostra quanto sia radicata la convinzione che la politica debba continuamente regolamentare e sovvenzionare i prezzi, anziché favorire una vera liberalizzazione della filiera distributiva.Enrico Foscarini, 25 luglio 2026L'articolo Caro carburanti, i rischi del ritorno al calmiere statale proviene da Nicolaporro.it.