Germania. Il nucleare europeo resta legato alla tecnologia russa nonostante le sanzioni

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di Giuseppe Gagliano – La Germania ha chiuso le proprie centrali nucleari, ma continua a svolgere un ruolo chiave nella filiera europea del combustibile atomico, accettando una collaborazione indiretta con l’industria nucleare russa. L’autorizzazione concessa allo stabilimento di Lingen mette in luce le contraddizioni della strategia europea di autonomia energetica e dimostra quanto sia ancora difficile sostituire completamente la tecnologia di Mosca.Lo stabilimento, gestito dalla francese Framatome, produrrà combustibile destinato ai reattori di progettazione russa utilizzando alcuni componenti forniti da TVEL, società del gruppo Rosatom. Le autorità tedesche hanno imposto rigide misure di sicurezza, limitando l’accesso del personale russo e prevedendo controlli approfonditi sulle apparecchiature, nel timore di possibili attività di spionaggio o sabotaggio.Il caso evidenzia come, a differenza di quanto avvenuto per gas, petrolio e carbone, il settore nucleare rimanga fortemente dipendente dalla filiera industriale russa. Mosca continua infatti a controllare l’intero ciclo produttivo, dall’estrazione dell’uranio alla fabbricazione del combustibile, fino alla manutenzione dei reattori e alla gestione delle scorie. Molti impianti dell’Europa centrale e orientale utilizzano ancora tecnologia sovietica o russa e necessitano di combustibile compatibile, rendendo impossibile un’interruzione immediata dei rapporti senza compromettere la sicurezza energetica.L’accordo rappresenta anche un compromesso economico. La gestione resta francese, la produzione avviene in Germania e la Russia conserva una presenza nella catena del valore attraverso componenti e competenze tecnologiche. Una soluzione che consente ai diversi attori di tutelare i propri interessi, ma che conferma come l’autonomia strategica europea nel settore nucleare sia ancora lontana.Sul piano geopolitico, la vicenda dimostra che le sanzioni incontrano limiti concreti quando riguardano comparti altamente specializzati. Le principali preoccupazioni di Berlino riguardano la protezione delle infrastrutture critiche e il rischio che una dipendenza tecnologica possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica da parte di Mosca.Anche sul piano istituzionale il caso ha suscitato polemiche. Il ministro dell’Ambiente della Bassa Sassonia, Christian Meyer, ha definito l’autorizzazione politicamente discutibile, sostenendo tuttavia di non avere basi giuridiche per bloccarla. Il governo federale ha invece richiamato le competenze regionali, mentre l’esponente democristiano Roderich Kiesewetter ha chiesto la revoca del progetto per motivi di sicurezza.Il caso di Lingen mostra così il divario tra gli obiettivi dichiarati dall’Unione europea e la realtà industriale. Bruxelles punta alla piena indipendenza energetica dalla Russia, ma nel nucleare continua a dipendere da tecnologie e competenze che non è ancora in grado di sostituire completamente. Finché non verrà costruita una filiera europea pienamente autonoma, Mosca resterà al tempo stesso un avversario strategico e un partner industriale difficilmente sostituibile.