La morte di una persona a seguito dell’intervento della Polizia a Bologna è un fatto tragico da affrontare con accertamenti rigorosi. Sono assolutamente convinto che le indagini debbano proseguire senza esitazioni e che tutti gli esami tecnici, a cominciare da quelli medico-legali, debbano essere svolti fino in fondo per accertare definitivamente la causa della morte del fermato.Fatta questa doverosa premessa, ho guardato e riguardato più volte la versione integrale del video dell’intervento di polizia e, limitandomi a ciò che mostrano quelle immagini, davvero non riesco a comprendere quali errori possano essere contestati ai due agenti intervenuti.Il filmato documenta un’attività di contenimento e ammanettamento che appare esemplare sotto ogni profilo: pulita, controllata, proporzionata e ponderata. Non si vedono colpi, percosse gratuite o forme di inutile aggressività. Si vedono due operatori, peraltro giovanissimi, impegnati a immobilizzare una persona che oppone resistenza, impiegando esclusivamente la forza necessaria e mantenendo il controllo della situazione.Naturalmente, il video non può spiegare da solo le cause del successivo decesso, che dovranno essere individuate dagli accertamenti medico-legali. Tuttavia, una cosa è cercare doverosamente la verità, altra è trasformare automaticamente gli agenti in colpevoli soltanto perché l’intervento ha avuto un esito tragico. Lo dico più chiaramente: anche un intervento di polizia impeccabile può avere un esito tragico. Il monopolio della forza che demandiamo allo Stato contempla anche questa tragica eventualità, senza che ciò trasformi i difensori della nostra sicurezza in criminali.Se persino un’operazione condotta in questo modo viene messa all’indice, il problema diventa enorme. Si educano i cittadini all’idea che la Polizia, di fronte a una persona agitata e resistente, non possa concretamente fare nulla. Cosa ancora più grave, si rischia di contaminare la stessa consapevolezza operativa degli appartenenti alle Forze dell’ordine, inducendoli a pensare che intervenire significhi comunque esporsi a un processo mediatico e giudiziario.Così si crea un incentivo perverso: quando possibile, girarsi dall’altra parte può diventare professionalmente meno rischioso che adempiere al proprio dovere. Dobbiamo opporci con tutte le forze (anzi, con tutte le norme!) a questa deriva. Uno Stato che pretende coraggio — ormai più giuridico che fisico — dai propri servitori non può poi abbandonarli o delegittimarli quando qualcosa va storto.Leggi anche: Fakir, l’;islam e gli antagonisti: perché una frase di questo post deve allarmarciUrlava, voleva aprire i garage. Spunta un altro video mai visto di FakirO riconosciamo loro la facoltà di astenersi dall’intervenire, se non addirittura il diritto di sciopero, e allora per noi è davvero la fine, oppure dobbiamo difenderli definitivamente da qualsiasi punibilità ogniqualvolta abbiano rispettato le più accreditate regole operative, come a me pare sia accaduto in questo caso.Se, poi, il rispetto di tali regole ha portato alla morte di colui che altri cittadini impauriti avevano scongiurato la Polizia di rendere innocuo, dobbiamo accettarlo come una tragica eventualità, tristissima ma inevitabile. Esonerare da condanne — soprattutto preventive — i due poliziotti di Bologna non significa auspicare uno Stato autoritario, ma soltanto impedire che, insieme alla loro serenità operativa, venga definitivamente distrutta anche la sicurezza di noi tutti.Giorgio Carta, 26 luglio 2026L'articolo Fakir, quando un intervento esemplare della polizia è sotto accusa proviene da Nicolaporro.it.