Con i prezzi dei carburanti alle stelle, benzina che viaggia verso una media nazionale di 1,968 euro al litro e gasolio che ha ormai sfondato la soglia critica dei 2,161 euro, l’Esecutivo si trova costretto a correre ai ripari.Dopo la scadenza definitiva degli sconti fiscali avvenuta lo scorso 3 luglio, il ripristino delle aliquote piene delle accise (0,6729 euro al litro per entrambi i tipi di carburanti) ha scatenato una nuova fiammata dei prezzi aggravata dalle persistenti tensioni geopolitiche nello Stretto di Hormuz. Di fronte a uno scenario che rischia di paralizzare i consumi estivi e di dare una spinta violenta all’inflazione, i tecnici del Ministero dell’economia e delle finanze (Mef) e del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (Mase) sono al lavoro su un pacchetto di misure d’emergenza.Le accise mobili: come funzionanoLa misura allo studio è l’attivazione del meccanismo delle cosiddette accise mobili. Si tratta di uno strumento fiscale introdotto originariamente dalla Legge Finanziaria del 2008, pensato appositamente per le fasi di forte volatilità del mercato petrolifero. Il principio di funzionamento punta a una compensazione interna ai conti dello Stato secondo questi principi:Quando il prezzo internazionale del greggio aumenta, lo Stato incassa automaticamente più denaro sul fronte dell’Iva. Questo “extra-gettito” fiscale, anziché rimanere nelle casse dell’erario, viene quantificato periodicamente tramite decreto ministeriale e convertito in un taglio equivalente della quota fissa delle accise.L’operazione consente di calmierare l’impatto dei rincari internazionali sui consumatori a costo zero per lo Stato, poiché le minori entrate da accisa vengono interamente compensate dalle maggiori entrate da Iva.I nodi tecnici e le coperture finanziarieNonostante l’apparente linearità del meccanismo, la sua applicazione pratica richiede il superamento di complessi vincoli tecnici.Il primo ostacolo è legato alla soglia di attivazione: le accise mobili possono scattare solo se il prezzo del greggio registrato nel mese precedente supera il valore di riferimento indicato nel Documento di economia e finanza (Def). Con il Brent stabilmente sopra i 90 dollari al barile, questa condizione viene ampiamente soddisfatta ma i tecnici del Mef stanno studiando la frequenza dei decreti di monitoraggio.L’obiettivo è stringere i tempi delle verifiche a cadenza quindicinale, se non addirittura settimanale, per evitare che lo sconto arrivi sul mercato quando la fiammata è già terminata.In parallelo, il Governo sta vagliando misure complementari per dare respiro immediato alla filiera logistica. È allo studio un potenziamento dei crediti d’imposta per l’autotrasporto e la pesca, categorie fortemente penalizzate dal rincaro del gasolio, che a luglio ha registrato crolli delle vendite stimati intorno all’11 per cento su base annua.Per finanziare questi interventi mirati, qualora l’extra-gettito Iva non fosse sufficiente, si profila l’ipotesi di nuovi tagli lineari ai bilanci dei ministeri, ricalcando lo schema normativo già utilizzato per i precedenti decreti di primavera.Un pannicello caldoIl meccanismo delle accise mobili può tuttavia calmierare i prezzi alla pompa solo se i costi industriali oscillano entro pochi centesimi. La crisi attuale, al contrario, ha fatto schizzare alle stelle le quotazioni dei prodotti raffinati. Il costo industriale del gasolio, ad esempio, è passato in pochi mesi da 0,702 euro al litro – valore registrato subito prima della crisi iraniana – agli attuali 1,098 euro al litro, segnando un balzo record di ben 39,6 centesimi.L’applicazione del principio delle accise mobili produrrebbe pertanto una riduzione del prezzo finale del tutto insufficiente. Su ogni litro di carburante, infatti, lo Stato incassa la quota fissa dell’accisa e il valore dell’Iva al 22 per cento calcolata non solo sul costo industriale ma anche sull’accisa stessa, raddoppiando di fatto il prelievo. Cioè:IErario = A + [α / (1 + α)] ∙ PEssendo:A: accisaα: aliquota IVA (0,22)P: prezzo carburanteUn incremento dei prezzi alla pompa induce quindi un aumento degli introiti erariali in ragione del fattore:∆IErario = [α / (1 + α)] ∙ ∆PEssendo:∆IErario: variazione introiti erariali∆P: variazione di prezzo alla pompaIl meccanismo delle accise mobili compensa questo incremento secondo l’equazione:∆A = -[α / (1 + α)] ∙ ∆PEssendo:∆A: variazione del valore dell’accisa∆P: variazione di prezzo alla pompaIl segno “-“ sta a indicare che la variazione del valore dell’accisa deve essere sempre di segno opposto a quella di prezzo alla pompa: un aumento di prezzo deve comportare una riduzione dell’accisa e viceversa.Ebbene, applicando questo meccanismo al gasolio e considerando l’incremento di prezzo che ha subìto negli ultimi cinque mesi (da 1,701 ai 2,161 euro al litro, ∆P = 0,46 euro al litro), avremmo una riduzione dell’accisa pari a:∆A = – [0,22 / 1,22] ∙ 0,46 = – 0,083 euro al litroche porterebbe a un prezzo finale alla pompa di 2,060 anziché 2,161 euro al litro, solo 10,1 centesimi al litro di meno, sicuramente insufficienti a riportare il prezzo alla pompa sotto la soglia dei 2 euro al litro. Stesso discorso vale per la benzina.Speculazione e controlliDietro i rincari record che stanno svuotando le tasche degli automobilisti non si nasconde però solo l’inevitabile aumento del prezzo industriale della materia prima. Accanto alle dinamiche del mercato all’ingrosso si inserisce infatti una pesante speculazione finanziaria e commerciale che sfrutta l’onda emotiva della crisi per gonfiare i margini lungo la filiera distributiva.È proprio per spezzare questa spirale di ricarichi ingiustificati che l’Esecutivo intende agire con decisione anche sul fronte della trasparenza.È in fase di definizione infatti un inasprimento dei controlli demandati alla Guardia di Finanza e al Garante per la sorveglianza dei prezzi, il cosiddetto “Mister Prezzi” e delle relative sanzioni. In particolare, le sanzioni colpirebbero con maggiore severità i distributori che non ottemperano all’obbligo di esposizione del prezzo medio regionale accanto al prezzo praticato, o che applicano ricarichi ingiustificati, in particolare sulla rete autostradale dove si sono registrati i picchi più elevati dell’anno.Tuttavia, l’annunciato inasprimento delle sanzioni rischia di rivelarsi un’arma spuntata nella complessa giungla della rete distributiva. L’esperienza dei precedenti decreti trasparenza evidenzia come l’obbligo di esposizione dei cartelli stradali o l’inasprimento delle multe amministrative abbiano generato un imponente contenzioso legale senza produrre alcun beneficio reale sui prezzi alla pompa.Il pessimismo tra gli addetti ai lavori è palpabile: in un mercato liberalizzato, governato dalle quotazioni internazionali del Platts e condizionato da asimmetrie strutturali tra compagnie e gestori, l’azione di “Mister Prezzi” e i verbali della Guardia di Finanza finiscono spesso per colpire l’ultimo anello della catena (i benzinai), lasciando intatti i reali nodi della speculazione finanziaria e i ricarichi della grande distribuzione.Il timore concreto è che, ancora una volta, la vigilanza amministrativa si traduca in un mero esercizio burocratico incapace di frenare una dinamica inflattiva guidata da fattori geopolitici globali ben superiori alle facoltà sanzionatorie dello Stato.Il gettito reale incassato dallo StatoAnalizziamo adesso l’evoluzione di prezzi e tasse dall’inizio della crisi iraniana a oggi. Il 20 marzo il governo ha varato un primo maxi-taglio lineare delle accise di 20 centesimi al litro su entrambi i carburanti.Dal 23 maggio lo sconto è stato ridotto e differenziato, scendendo a 5 centesimi per la benzina e a 10 centesimi per il gasolio. Una successiva stretta, scattata il 7 giugno, ha uniformato il ribasso del diesel a soli 5 centesimi. Infine, dal 3 luglio, l’esecutivo ha azzerato l’agevolazione, ripristinando per entrambi l’aliquota originaria di 0,6729 euro al litro.La tabella seguente riassume le vendite e i prezzi dei carburanti di questi ultimi cinque mesi.PeriodoVendite benzina (mln litri)Accisa benzina (euro/litro)Vendite gasolio (mln litri)Accisa gasolio (euro/litro)Prezzo medio benzina (euro/litro)Prezzo medio gasolio (euro/litro)1-19 marzo950,60,67291.871,00,67291,7821,85020-31 marzo600,40,47291.181,70,47291,7651,987aprile1.589,40,47293.129,30,47291,7322,0601-22 maggio1.210,40,47292.383,20,47291,9332,05023-31 maggio495,10,6229974,90,57291,9332,0501-6 giugno364,50,6229717,40,57291,8651,9537-30 giugno1.458,00,62292.869,40,62291,8651,9531-3 luglio148,20,6229248,80,62291,8601,9424-7 luglio197,60,6729331,70,67291,8601,9428-14 luglio353,90,6729610,40,67291,8951,99815-21 luglio370,3*0,6729619,1*0,67291,9502,12022-24 luglio152,9*0,6729258,6*0,67291,9682,161* valori stimatiIn questo continuo altalenare, i conti dello Stato sono in attivo o in perdita rispetto al periodo precedente alla crisi? In altri termini, il gettito reale incassato negli ultimi cinque mesi con le vendite di benzina e gasolio è stato inferiore o superiore a quello che l’erario avrebbe ottenuto senza l’impennata dei prezzi e i successivi tagli fiscali?Ebbene, l’insieme dei tagli messi in atto dal governo in questi ultimi cinque mesi ha portato minori introiti per lo Stato per circa 1,384 miliardi di euro, di cui 534 milioni di euro per i tagli sulla benzina e 850 milioni di euro per quelli sul gasolio.Numeri alla mano, molto meno degli oltre 2 miliardi di euro dichiarati dal governo. Ciò in quanto, come abbiamo visto, a parità di valore delle accise, un incremento dei prezzi alla pompa induce un aumento degli introiti erariali.Ci vuole più coraggioDuole dirlo ma i nuovi interventi allo studio del governo appaiono decisamente troppo blandi: serve molto più coraggio. A fronte di problematiche analoghe, il “Decreto Ucraina” (21/2022) del governo Draghi introdusse un sostanzioso taglio delle accise di ben 25 centesimi al litro, rimasto in vigore dal 22 marzo al 30 novembre 2022 prima della sua soppressione da parte del neonato Esecutivo Meloni.Quella misura costò circa 9 miliardi di euro, 1 miliardo di euro al mese, ma frenò l’inflazione e garantì un sollievo concreto alle tasche degli italiani alleggerendo di oltre 30 centesimi al litro il prezzo finale alla pompa.Noi non rimpiangiamo nulla di quel governo, a partire da quegli obbrobri costituzionali che furono i cosiddetti Green Pass, che resteranno ascritti in modo indelebile tra le peggiori nefandezze della Repubblica italiana, per finire alle misure populistiche di chiara matrice grillina come il reddito di “nullafacenza” e il cosiddetto “Superbonus 110 per cento”.Tutto ci divide da quell’esperienza, ma proprio per questo pretendiamo da Giorgia Meloni lo stesso coraggio e la medesima determinazione sul fronte dei carburanti. Non è più tempo di esitare: bisogna agire subito.Le coperture si possono trovare tagliando a mani basse la spesa improduttiva del sottobosco parastatale, di cooperative e ong, mirabilmente definito “Parastato gramsciano” da Boni Castellane. Il presidente del Consiglio non esiti quindi a tagliare questi sprechi per recuperare quel miliardo di euro al mese necessario a ridurre di 30 centesimi al litro il prezzo alla pompa, per tutto il tempo che servirà. Anche su questo fronte si parrà la nobilitate di questo ultimo anno di governo.L'articolo Caro carburanti: perché la trovata delle accise mobili non basta proviene da Nicolaporro.it.