La Premier in soccorso delle serie minori: al voto un accordo da 1,7 miliardi con la EFL

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Un accordo decennale da circa 1,5 miliardi di sterline (oltre 1,7 miliardi di euro, al cambio attuale) per ridisegnare i rapporti economici tra la Premier League e le categorie inferiori del calcio inglese. Come riportato da Sky News, venti club della massima serie si preparano a discutere e, se le ultime trattative dovessero andare a buon fine, a votare già la prossima settimana la nuova versione del cosiddetto “New Deal”.Il progetto punta a creare un meccanismo stabile di redistribuzione a favore delle società della English Football League, dopo oltre tre anni di negoziati intermittenti e tentativi di mediazione. L’obiettivo della Premier League è arrivare a un’intesa vincolante nel giro di poche settimane, possibilmente entro la fine di agosto. Club come Arsenal, Aston Villa, Manchester United e Sunderland dovrebbero riunirsi giovedì per esaminare il piano, anche se nuovi confronti sono previsti nei giorni precedenti e la votazione formale non è ancora garantita. Per approvare la proposta sarà necessario il sostegno di almeno 14 società su 20.Una volta ottenuto il via libera della Premier League, il documento sarebbe sottoposto formalmente alla EFL, che rappresenta Championship, League One e League Two. La struttura generale dell’accordo è già stata condivisa anche con l’Independent Football Regulator, la nuova autorità chiamata a vigilare sulla sostenibilità economica del calcio professionistico inglese.Sale dal 4% al 6% il prelievo sui trasferimentiTra le principali novità figura l’aumento dal 4% al 6% del transfer levy, il contributo applicato dalla Premier League alle operazioni di mercato. Le maggiori entrate generate dal nuovo prelievo servirebbero a finanziare una parte delle risorse destinate alle categorie inferiori. Su un trasferimento da 117 milioni di sterline (come quello di Morgan Rogers al Chelsea), per esempio, il contributo salirebbe dagli attuali 4,68 milioni a 7,02 milioni. Il costo aggiuntivo graverebbe quindi soprattutto sui club maggiormente attivi sul mercato e protagonisti delle operazioni più rilevanti.La parte principale dei versamenti verrebbe invece ripartita tra le società della Premier sulla base di un rapporto tra ricavi di circa 1,7:1 o 1,8:1, simile a quello già utilizzato per distribuire alcune componenti dei proventi televisivi. Un sistema di questo tipo renderebbe Arsenal, Chelsea, Manchester City e gli altri club con i fatturati più elevati i maggiori contributori del New Deal, introducendo una forma di redistribuzione proporzionata alla capacità economica delle singole società.Pagamenti crescenti fino a 160 milioni l’annoIl piano dovrebbe partire già dalla stagione 2026/27, a condizione che l’accordo venga definito in tempo. Il primo pagamento annuale sarebbe inferiore a 100 milioni di sterline, per poi superare i 130 milioni nel secondo esercizio e raggiungere circa 160 milioni dal terzo anno. La cifra resterebbe vicina a quel livello per la parte restante dell’intesa, portando il valore complessivo del pacchetto nell’area di 1,5 miliardi di sterline in dieci anni. Importi e tempistiche rimangono comunque soggetti alle trattative ancora in corso tra le due leghe.Una fonte vicina alla EFL avrebbe già giudicato «insufficienti» alcuni termini della proposta, senza specificare quali elementi siano considerati inadeguati. Il confronto resta quindi aperto sia sul valore della redistribuzione sia sulle condizioni associate ai finanziamenti.Verso una riduzione del paracaduteIl New Deal dovrebbe prevedere anche una progressiva riduzione dei pagamenti del cosiddetto paracadute, i contributi garantiti per tre stagioni ai club retrocessi dalla Premier League. Il meccanismo è da tempo contestato perché considerato una delle principali cause degli squilibri competitivi all’interno della Championship. Le società appena retrocesse dispongono infatti di risorse nettamente superiori rispetto alle rivali rimaste nella seconda divisione, potendo sostenere costi del personale e investimenti di mercato difficilmente replicabili dagli altri club.La revisione del meccanismo dovrebbe quindi contribuire a ridurre il divario economico tra le squadre della stessa categoria, pur continuando a offrire una protezione alle società costrette a gestire il brusco calo di ricavi provocato dalla retrocessione. Un altro punto centrale è la creazione di un fondo di emergenza da 20 milioni di sterline, destinato alle società della EFL che dovessero entrare in amministrazione controllata. Il fondo funzionerebbe come strumento di ultima istanza per sostenere i club in grave difficoltà finanziaria.L’accordo introdurrebbe inoltre un vincolo sull’utilizzo delle nuove risorse. Almeno il 20% dei fondi ricevuti dalle società della EFL dovrebbe essere destinato agli investimenti infrastrutturali, dagli stadi ai centri di allenamento fino alle strutture operative. L’obiettivo è impedire che l’intero flusso di denaro venga assorbito immediatamente da trasferimenti e stipendi, senza produrre benefici duraturi per i bilanci e gli asset dei club. Il New Deal punta quindi a sostenere non soltanto la gestione corrente, ma anche la crescita strutturale delle società.La pressione dell’ente regolatoreLa Premier League aveva già conferito all’amministratore delegato Richard Masters il mandato per negoziare l’intesa durante l’estate. Il piano appare però costruito anche per evitare un intervento diretto dell’Independent Football Regulator, che dispone del potere di imporre autonomamente un meccanismo di redistribuzione. Il presidente dell’autorità, David Kogan, ha più volte invitato Premier League ed EFL a raggiungere un accordo bilaterale, sottolineando che un’imposizione da parte del regolatore rappresenterebbe «un fallimento totale» del sistema calcistico inglese.In assenza di un’intesa, l’IFR potrebbe intervenire anche sul funzionamento del paracadute e sulla distribuzione complessiva delle risorse tra le diverse categorie. La Premier punta per questo a chiudere il negoziato entro agosto, prima della pubblicazione autunnale dello “State of the Game report”. Il documento analizzerà i flussi finanziari del calcio inglese e i bruschi divari economici esistenti tra una divisione e l’altra. Il salto tra Premier League e Championship rimane il più rilevante, soprattutto per effetto dei ricavi televisivi garantiti dalla massima serie.Le trattative arrivano mentre la Premier League si prepara a introdurre lo Squad Cost Ratio, il nuovo sistema che limiterà la spesa sportiva dei club all’85% dei ricavi legati al calcio, includendo anche il risultato netto delle operazioni sui calciatori. Il New Deal potrebbe chiedere alle società della Championship di avviare una transizione verso un modello analogo, uniformando progressivamente le regole economiche tra la prima e la seconda divisione.