Piazza Affari record, ma il listino si svuota: capitalizzazione a 1.209 miliardi e società in fuga

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Piazza Affari chiude il primo semestre del 2026 davanti alle principali Borse europee, sostenuta dalla corsa del Ftse Mib e da una capitalizzazione mai raggiunta prima. Dietro i nuovi primati, tuttavia, emerge un mercato azionario sempre più ristretto, nel quale le società che abbandonano il listino continuano a superare quelle che scelgono di quotarsi.La fotografia arriva dal Bollettino Statistico Mercati e dal rapporto Capital Markets in Italy – Mid-year update 2026 della Consob, che sviluppano alcuni dei temi affrontati dalla presidente vicaria Chiara Mosca durante l’assemblea del 13 luglio nella sede di Borsa Italiana. Nei primi sei mesi dell’anno il Ftse Mib ha guadagnato il 15%, facendo meglio dell’Ibex 35 di Madrid, cresciuto del 12,5%, e lasciandosi nettamente alle spalle il Cac 40 di Parigi, in rialzo del 3,1%, e il Dax 30 di Francoforte, avanzato del 2,1%.Capitalizzazione in crescita rispetto a fine 2025La crescita delle quotazioni ha portato la capitalizzazione complessiva delle società negoziate sui mercati italiani a 1.209 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato. Il valore è aumentato del 12,3% rispetto alla fine del 2025 e del 27,3% su base annua, confermando la forza del mercato italiano in una fase caratterizzata dalla buona performance dei principali titoli a maggiore capitalizzazione.Anche l’indice principale ha aggiornato i propri massimi. Il 19 giugno il Ftse Mib ha raggiunto quota 52.848 punti, superando il precedente record di 50.109 punti toccato il 6 marzo del 2000, nel pieno della bolla legata ai titoli tecnologici. Un risultato che certifica il momento positivo del listino, ma che non cancella le debolezze strutturali evidenziate dalla Consob.Il problema principale: l’assenza di nuove quoatazioniLa Borsa italiana vale infatti più che in passato, ma conta un numero inferiore di protagonisti. Alla fine del primo semestre le società complessivamente negoziate su Euronext Milan, Euronext Growth Milan e Vorvel Equity Auction erano 416, in ulteriore diminuzione rispetto alla fine del 2025. Sul mercato principale, Euronext Milan, il numero degli emittenti è sceso da 198 a 195, con una perdita netta di tre società in sei mesi. Ancora più marcata la contrazione di Euronext Growth Milan, il segmento dedicato alle piccole e medie imprese, che è passato da 211 a 203 società quotate, facendo registrare otto uscite nette e il record storico di abbandoni.Il problema principale resta l’assenza di nuove quotazioni. Nel primo semestre del 2026 Euronext Milan non ha accolto alcuna Ipo, registrando soltanto il trasferimento di una società proveniente da Egm. Il dato si inserisce in una tendenza ormai consolidata: dal 2023 le nuove quotazioni sul mercato principale sono state appena quattro, mentre le revoche e i delisting hanno continuato a superare sistematicamente le ammissioni.La riduzione del numero delle società quotate non rappresenta però soltanto una peculiarità italiana. Secondo la Consob, l’indebolimento delle Ipo è parte di una trasformazione più ampia dei mercati finanziari internazionali, nei quali una quota crescente della raccolta di capitale e della creazione di valore avviene prima dell’ingresso in Borsa. Il fenomeno è particolarmente evidente nei settori tecnologici e dell’intelligenza artificiale, dove le imprese riescono a finanziare la propria crescita attraverso venture capital e investitori privati, rimandando la quotazione o rinunciandovi del tutto. Le maggiori operazioni di venture capital della storia si sono concentrate proprio negli ultimi due anni e hanno superato le principali Ipo sia per raccolta complessiva sia per dimensione media.A fronte di un listino più povero di società, l’attività di negoziazione resta comunque sostenuta. Nei primi sei mesi dell’anno il controvalore degli scambi azionari a Piazza Affari ha raggiunto circa 519 miliardi di euro, con una crescita del 18,3% rispetto allo stesso periodo del 2025. Si mantengono su livelli storicamente elevati anche gli scambi sui titoli di Stato italiani, che hanno generato un controvalore complessivo di 5.905 miliardi di euro, nonostante una flessione dell’1,5% su base annua. Numeri che confermano la profondità e la liquidità del mercato obbligazionario, ancora centrale nella struttura finanziaria nazionale. La crescita più consistente ha riguardato però gli strumenti negoziati su EtfPlus. Il controvalore degli scambi su Etf, Etc ed Etn ha superato 119 miliardi di euro, registrando un incremento superiore al 60% rispetto al primo semestre del 2025.Gli Etf replicano l’andamento di indici e panieri di titoli, mentre gli Etc sono legati prevalentemente alle materie prime e gli Etn a differenti attività finanziarie sottostanti. La loro accelerazione testimonia la crescente preferenza degli investitori per strumenti quotati, liquidi e diversificati, in grado di offrire esposizione a mercati e asset class differenti con costi generalmente più contenuti.Il primo semestre del 2026 consegna così un’immagine a due velocità. Piazza Affari è la migliore Borsa europea per rendimento, stabilisce nuovi record di capitalizzazione e vede aumentare gli scambi, ma continua a perdere società e fatica ad attrarne di nuove. Il mercato italiano diventa quindi più grande in termini di valore, ma progressivamente più concentrato e dipendente da un numero ristretto di emittenti.