Sette risoluzioni e nessun tentativo di costruire una posizione comune. La politica estera torna a dividere il campo largo e il resto delle opposizioni, chiamate alla Camera a pronunciarsi sulla partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali nel 2026 (la votazione è prevista domani 28 luglio). Accanto al documento unitario della maggioranza ne arrivano sei dai gruppi che non sostengono il governo: uno ciascuno da Pd, Movimento 5 Stelle, Alleanza verdi e sinistra, Azione e Italia Viva, più quello di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci.La frattura principale passa ancora una volta dall’Ucraina. Nero su bianco, la risoluzione del Partito democratico «autorizza la proroga» della «partecipazione nazionale alle iniziative Nato, Ue, di coalizione e bilaterali di supporto all’Ucraina». M5s e Avs, invece, accettano, ponendo alcune condizioni, soltanto la missione europea Eumam, impegnata nell’addestramento delle forze armate ucraine, ma non la Nato Security Assistance and Training for Ukraine, la struttura dell’Alleanza atlantica che coordina l’assistenza militare e la formazione destinate a Kiev.Sul sostegno a Kiev ancora divisi a sinistraUna distanza che ripropone lo schema già emerso in quasi tutti i passaggi parlamentari sulla guerra: da una parte il Pd, più fermo sul sostegno a Kiev nonostante i tentennamenti dell’area più vicina alla segretaria; dall’altra Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni, contrari a un ulteriore coinvolgimento della Nato e decisi a concentrare l’azione italiana sulla ricerca del negoziato.La cornice politica scelta dai dem è indicata nelle premesse della risoluzione. Per il Pd sono «da condividersi, in continuità con quanto sempre sostenuto» dal partito sul «sostegno alle autorità ucraine, gli orientamenti di politica estera e di difesa riguardo le missioni già in essere nell’area». Il documento chiede però al governo di «recuperare una centralità nelle iniziative diplomatiche», affinché l’Europa eserciti «un ruolo politico e diplomatico forte per una pace giusta e sicura», a partire dall’individuazione di un mediatore europeo. Una posizione ripresa in Aula dal deputato Andrea De Maria, secondo cui l’iniziativa diplomatica deve garantire «prima di tutto, la sicurezza e l’indipendenza dell’Ucraina».Di segno opposto l’intervento del pentastellato Arnaldo Lomuti. «Siamo molto preoccupati per lo stravolgimento delle regole di ingaggio» stabilito, secondo il deputato, nell’ultimo vertice Nato per i velivoli che si avvicinano al territorio dei Paesi baltici. Prima, sostiene, le regole prevedevano «l’intercettazione, il respingimento e il ritorno indietro», mentre adesso sarebbe stato autorizzato «l’abbattimento diretto». «Un pericoloso superamento di un ulteriore limite», che spinge verso «l’escalation militare». La conclusione di Lomuti fotografa la distanza dal Pd: «Stiamo navigando in acque molto pericolose e lo stiamo facendo con pessimi capitani».Dalla Libia al Mar Rosso, altri fronti caldi per il campo largoL’Ucraina, però, non è l’unico terreno di scontro. Le risoluzioni certificano distanze anche sulle missioni in Libia. Nel dispositivo, il Pd autorizza la «partecipazione di personale della Polizia di Stato alla missione civile dell’Unione europea denominata Eubam Libya». M5s e Avs chiedono invece di non autorizzarla.La posizione dei democratici non equivale comunque a un via libera indiscriminato alla cooperazione con Tripoli. La stessa risoluzione «non autorizza» la proroga della missione bilaterale con cui il personale della Guardia di finanza assiste le istituzioni libiche incaricate del controllo delle frontiere marittime. Il documento richiama le «innumerevoli prove di torture sistematiche» nei centri di detenzione, tra i cui responsabili figurano anche settori della Guardia costiera libica accusati di collusione con i trafficanti di esseri umani. Per il Pd è quindi «non più giustificabile» la volontà del governo di rifinanziare ancora una volta la missione bilaterale. Il risultato è una linea articolata: sì alla missione europea di assistenza alle frontiere, no al sostegno bilaterale alla Guardia costiera libica. M5s e Avs mantengono invece una posizione più radicale, contestando anche Eubam.Le linee divergono anche sulla missione Aspides nel Mar Rosso. Sul punto la risoluzione dem è esplicita: «Si rinnova il sostegno alla partecipazione dell’Italia all’operazione Eunavfor Aspides fino a febbraio 2027», vista «la perdurante minaccia posta dagli Houthi nel Golfo di Aden e nel Mar Rosso» e la necessità di «assicurare un impegno europeo continuativo». Di tutt’altro tono Lomuti, che in Aula la definisce «una missione che noi abbiamo sempre considerato molto pericolosa» e avverte che la ripresa degli attacchi degli Houthi ha aumentato ulteriormente i rischi per le navi militari italiane.Vannacci rimarca le distanze con la maggioranza sull’UcrainaA spingere sulla richiesta di disimpegno dall’Ucraina c’è poi Futuro Nazionale. La risoluzione, presentata dal deputato Edoardo Ziello, impegna il governo a «interrompere con effetto immediato qualsiasi ulteriore cedimento, cessione o fornitura», gratuita o a pagamento, di armi, equipaggiamenti militari, sistemi d’arma e mezzi da combattimento alle autorità ucraine. Una linea che marca ancora di più le distanze dalla maggioranza di centrodestra. Il documento chiede anche di «escludere ogni partecipazione finanziaria o logistica dell’Italia» ai programmi dell’Unione europea e della Nato destinati all’acquisto o al trasferimento di armamenti verso Kiev. Per i vannacciani, l’Italia dovrebbe farsi promotrice di «una proposta di pace immediata incentrata sul cessate il fuoco e sull’avvio di trattative dirette».L'articolo Ucraina, il Campo largo si spacca di nuovo in Aula. E Vannacci chiede lo stop totale delle armi a Kiev proviene da Open.